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Protesi al seno PIP: censimento degli impianti in Italia dal 2011

Il ministro della Salute Renato Balduzzi, ha firmato un'Ordinanza per individuare i portatori delle protesi mammarie PIP impiantate in Italia, anche se si precisa che "non c'è una situazione di allarme né di preoccupazione".

Da qualche settimana è scoppiato lo scandalo delle protesi mammarie Pip, dopo la scoperta di otto casi di tumore in donne che avevano impiantato quel tipo di protesi, anche se il ministero della sanità francese ha precisato che non esiste una correlazione certa. L'allarme è giunto anche in Italia, e dopo che il ministro della Sanità francese, Xavier Bertrand, ha raccomandato alle 30mila donne in Francia, "a titolo preventivo e senza carattere d'urgenza", l'espianto delle protesi al seno Pip, anche il ministro della Salute italiano prende i dovuti provvedimenti in termini precauzionali. Già il 22 dicembre, una nota del ministero precisava che "secondo le indagini condotte dalle Autorità francesi, le protesi mammarie cosiddette PIP sono composte da materiale che non corrisponde agli standard internazionali" e che "tali protesi sono state ritirate dal commercio in Italia dal 1 aprile 2010". Sono infatti centinaia di migliaia nel mondo le donne a cui sono state impiantate protesi al seno della società Pip (Poly implants prosthesis), di cui si stima circa 4.300 solo in Italia. Il Ministro della Salute Prof. Renato Balduzzi, conferma che "non c'è una situazione di allarme né di preoccupazione", spiegando che "in Italia, le segnalazioni pervenute dal 1 gennaio 2005 ad oggi riguardano: 24 rotture di protesi di cui 1 con associato sieroma; 1 caso con 'presenza di liquido citrino' per trasudazione di gel con protesi integre; 1 caso di 'contrattura capsulare' ". Il ministero della Salute italiano sottolinea che "si stima siano state vendute tra le 4.000 e le 5.000 protesi PIP, anche se è un dato non ufficiale", spiegando come "la ditta francese che le ha prodotte ha dichiarato di utilizzare materiali conformi allo standard internazionale, mentre in realtà ha impiegato materiali scadenti e non conformi". Il Ministero ha comunque immediatamente allertato i Comandi dei carabinieri dei Nas di tutta Italia che da subito si sono resi operativi per effettuare "verifiche presso i distributori di dispositivi medici per rintracciare i centri e i professionisti che potrebbero aver acquistato e utilizzato le protesi PIP", sottolineando come "i carabinieri dei Nas hanno già effettuato tra il mese di aprile e di giugno 2010 il monitoraggio in seguito alle disposizioni di sospensione dell'utilizzo di tali protesi sul territorio nazionale, sequestrando 138 protesi PIP". Il 29 dicembre, inoltre, Renato Balduzzi, ha firmato un'Ordinanza (al link http://is.gd/XcWpLo) al fine di individuare i portatori delle protesi mammarie denominate P.I.P. impiantate nel nostro Paese, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre 2011. Come spiega la nota del Ministero della Salute, "l'ordinanza impone a tutte le strutture ospedaliere e ambulatoriali pubbliche e private, accreditate o autorizzate, di redigere entro 15 giorni dalla pubblicazione dell'Ordinanza un elenco nominativo di tutti i casi riguardanti l'impianto di P.I.P. a partire dal 1 gennaio 2001", precisando che "la lista resterà, a garanzia della privacy dei pazienti, nella esclusiva disponibilità delle strutture, le quali però dovranno notificare alle Asl di riferimento (e queste alle competenti autorità regionali) la data di ciascun intervento d'impianto". In seguito, "le Regioni avranno poi altri dieci giorni di tempo per inviare tutti i dati al Ministero. L'ordinanza impone che anche le strutture che non hanno effettuato impianti attestino una dichiarazione di mancata effettuazione di tali trattamenti. Le Regioni dovranno inoltre verificare l'applicazione delle raccomandazioni in materia disposte dal Consiglio superiore di sanità nel parere espresso il 22 dicembre scorso". Come rivela l'emittente radiofonica francese Rtl, sembra che per le protesi mammarie della (fallita) società Pip si sia inoltre utilizzato un gel al silicone a cui veniva "aggiunto almeno un tipo di additivo impiegato nell'industria petrolchimica, ma mai testato per l'uso nel settore delle protesi mediche" (leggi La Repubblica http://is.gd/sjIfG7).

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