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Chirurghi plastici: basta tabù, donate il vostro corpo alla scienza

Donare il proprio corpo per il "training medico", una volta passati a miglior vita, (come ad esempio si fa in Austria) in Italia è ancora un tabù. Da infrangere, secondo l'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica, che reclama la necessità di avere "cadaveri umani" per "fare pratica".

Come il parrucchiere si allena sulle teste di parenti, amici e volontari, anche il chirurgo, sia esso alle prime armi o intento nell'imparare una nuova tecnica ha bisogno di teste (e corpi) su cui allenarsi. E' l'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (AICPE) a portare all'attenzione dell'opinione pubblica la questione, che definisce "un tabù tutto italiano che è ora di infrangere". L'AICPE spiega la situazione con le parole, volutamente provocatorie del suo presidente Giovanni Botti: "Mettiamola così: sareste più tranquilli a essere operati da un dottore che ha studiato la teoria solo sui libri o da uno che ha anche fatto pratica su un cadavere umano?". E continua: "E' ora di iniziare a parlarne e a informare la gente. Bisogna sfatare false convinzioni e credenze per colmare il divario, anzi il baratro, che c'è tra noi e gli altri Paesi". L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica ricorda infatti che "il tema della donazione dei cadaveri in Italia è un argomento proibito: nessuno ne parla e nessuno lo fa. Senza un motivo apparente, visto che si tratta di una pratica perfettamente legale, sostenuta anche dalla Chiesa e utilizzata regolarmente in tutto il resto del mondo con enormi benefici".

Se l'AICPE si riferisce alla Chiesa Cattolica, probabilmente il "sostenimento" si riferisce alla norma del Catechismo che, al punto 2301 afferma: "L'autopsia dei cadaveri può essere moralmente ammessa per motivi di inchiesta legale o di ricerca scientifica. Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio". Spiega ancora il Presidente Giovanni Botti: "Oggi in Italia aspiranti chirurghi e medici affermati che vogliono imparare tecniche nuove o fare pratica, sono costretti ad andare all'estero per seguire corsi in cui si può operare sui cadaveri. Recentemente, diversi centri italiani hanno iniziato a proporre dei corsi con dissezioni di corpi: tuttavia, non essendoci disponibilità, devono importarli dall'estero. Dopo l'utilizzo si restituiscono, non senza problemi di tipo logistico-organizzativo: è di qualche giorno fa la notizia di 18 teste bloccate alla dogana di Chicago di ritorno da un corso scientifico a Roma".

"Il problema si potrebbe risolvere in modo semplice: sensibilizzando la gente sull'importanza di donare il proprio corpo alla scienza, una possibilità che spesso è del tutto sconosciuta - osserva Botti. E creando strutture e centri organizzati per gestirli in modo ottimale, come già avviene per la donazione di organi". L'AICPE illustra ad esempio lo stato di un Paese europeo vicino a noi: "Solo in Austria in un anno vengono donati 42mila corpi. Qualche anno fa sugli autobus in Olanda compariva una pubblicità che invitava a donare il proprio corpo per il training medico. In alcuni posti hanno addirittura dovuto bloccare le donazioni, in quanto erano in eccesso. In tutti i paesi europei si organizzano regolarmente corsi per chirurghi e spesso i partecipanti sono proprio italiani".

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