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Da Max Headroom a Mya: se il colloquio di lavoro lo fa una chatbot

La chatbot Mya operativa su FirstJob, portale su internet dedicato al reclutamento di candidati per posizioni di lavoro. In base ad un freddo algoritmo (che non equivale all'interlligenza artificiale), la chatbot Mya valuterà i colloqui di lavoro di una persona in carne ed ossa.

In origine (era il 1985) ci fu Max Headroom, un futuristico annunciatore di video musicali generato però al computer. Oggi viene invece presentata Mya, la prima chatbot che deciderà la vita lavorativa di una persona, quest'ultima in carne e ossa. Mya diventerà infatti operativa su FirstJob, portale su internet dedicato al reclutamento di candidati per posizioni di lavoro raggiunto ogni giorno da centinaia di utenti speranzosi di riuscire finalmente a sbarcare il lunario. La chatbot Mya ha come obiettivo quello di fare una prima selezione dei candidati che si offrono per un determinato posto di lavoro, snellendo di conseguenza quello dei reclutatori e di chi si occupa della selezione del personale. Fino a quando, come si chiuderebbe un racconto di fantascienza, anche questi ultimi saranno costretti a rispondere alle domande basate solo su un freddo algoritmo (che non equivale all'interlligenza artificiale) di Mya per trovarsi un nuovo lavoro.

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