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Sviluppo cerebrale modifica la personalità. Ma non dell'uomo senza cervello

Uno studio condotto dell'ambito di "Human Connectome Project" sostiene che esiste una stretta relazione tra la nostra personalità ed il nostro sviluppo cerebrale. Ma la scoperta dell'uomo senza cervello dovrebbe far cadere ogni ipotesi al riguardo.

Il comportamento di una persona sembra essere direttamente collegato alla "forma" del proprio cervello. E' quanto in estrema sintesi sono giunti a credere i ricercatori del CNR che hanno studiato le differenze anatomiche della corteccia cerebrale in più di 500 individui sani attraverso l'uso di tre indici: lo spessore, l'area ed il grado di girificazione o 'ripiegamento' corticale (in altre parole da quante 'fessure' e 'rigonfiamenti' è caratterizzata la superficie cerebrale).

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica "Social Cognitive and Affective Neuroscience", ha analizzato più di 500 risonanze magnetiche cerebrali ottenute nell'ambito di "Human Connectome Project", un'iniziativa statunitense di grandi dimensioni che ha l'obiettivo di mappare il funzionamento e la struttura del cervello umano.

L'obiettivo della ricerca, condotta da un team proveniente da Italia, Regno Unito e USA, "era valutare come ognuna di queste misure, che caratterizzano la struttura delle diverse aree cerebrali, fosse collegata ai cinque principali tratti di personalità", viene spiegato in una nota del CNR. Secondo gli psicologi, infatti, "la grande varietà dei comportamenti umani e del modo in cui proviamo diverse emozioni può essere ricondotto a differenze individuali in cinque tratti principali: il nevroticismo (che rappresenta l'instabilità emotiva di una persona), l'estroversione (che indica quanto una persona sia energica ed entusiasta), l'apertura all'esperienza (una dimensione della personalità che rappresenta quanto una persona sia incline a sperimentare nuove esperienze), l'amichevolezza (che è indice di altruismo e capacità empatica) e la coscienziosità (un tratto di personalità legato all'auto-controllo ed al senso di responsabilità)".

Stando ai risultati ottenuti dai ricercatori, "elevati livelli di nevroticismo, che sarebbero connessi ad un elevato rischio di sviluppare disturbi psichiatrici come ansia e depressione, sarebbero associati ad un aumento dello spessore della corteccia e ad una sua simultanea riduzione dell'area e girificazione ('ripiegamento') soprattutto nella parte prefrontale e temporale. Al contrario, l'apertura all'esperienza, e cioè livelli elevati in un tratto di personalità legato alla curiosità e creatività, sarebbe associata ad una riduzione dello spessore corticale e ad un aumento dell'area e girificazione nella corteccia prefrontale".

"I risultati del nostro studio supportano l'ipotesi che esista una stretta relazione tra la nostra personalità ed il nostro sviluppo cerebrale, che è processo maturativo complesso in cui i fattori genetici svolgono sicuramente un ruolo critico" afferma quindi Antonio Terracciano, professore all'Università della Florida. Luca Passamonti dell'Università di Cambridge e Ibfm-Cnr spiega invece: "Individuare le basi neurali della personalità è un passo importante che ci può portare a comprendere meglio la relazione tra morfologia cerebrale ed una serie di disturbi mentali come quelli dell'umore e quelli comportamentali".

Eppure nel 2007 Alfonso Caramazza, direttore del Centro Interdipartimentale Mente Cervello (Cimec) dell'università di Trento, sottolineava che "bisogna inoltre sfatare il mito che le dimensioni del cervello sono proporzionali alle capacità: basti pensare che Einstein, secondo uno studio di due anni fa, aveva un cervello più piccolo della media". Caramazza stava infatti commentando l'incredibile scoperta del cosiuddetto "uomo senza cervello" poiché era appena il dieci per cento della grandezza abituale. Nonostante questo, l'uomo aveva una vita assolutamente normale.

© riproduzione riservata | online: | update: 30/01/2017

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