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Schema mentale, il DNA del cervello: scoperto il "brain fingerprint"

Il brain fingerprint è l'impronta unica ed univoca che, proprio come il DNA e le impronte digitali (e tutti gli altri segni particolari dalla retina in giù) ci distingue l'uno dall'altro. Questa la scoperta dei ricercatori statunitensi che grazie ad una particolare risonanza magnetica hanno scoperto che lo "schema mentale" è una realtà biologica.

Forse in tempi di conformismo imperante abbiamo davvero bisogno delle neuroscienze per ricordarci che ogni essere umano è diverso dagli altri. Eppure la nostra "individualità" ce la ricorda il nostro smartphone che si sblocca con l'impronta digitale (l'NSA ringrazia, dice qualcuno), oppure è la TV a fare memoria. Si pensi all'onnipresente caso Yara/Bossetti (e compagnia catodica) che ci ricoda l'esistenza del DNA per scoprire il colpevole. Ma se anche in un delitto le impronte digitali sono ormai roba "inaffidabile" del passato e la prova del DNA è sempre più messa in dubbio (Bossetti docet) anche nelle aule dei tribunali, ecco che si apre una frontiera che di certo riempirà i pomeriggi delle Barbare D'Urso del futuro: l'impronta "digitale" del nostro cervello. Nel prossimo futuro ogni cervello potrà infatti essere comodamente scannerizzato e, da questo esame, ne uscirà uno schema (uno "schema mentale" appunto) che fornirà una "impronta" unica ed irripetibile della nostra esistenza. Se in futuro nel piccolo Comune italiano ci sarà uno "scanner mentale" per inserire la propria "impronta del cervello" nella carta d'identità digitale dovremo ringraziare i ricercatori della Yale University che hanno riconosciuto questi "schemi univoci" grazie alla risonanza magnetica funzionale (fMRI). Ogni cervello umano "ragiona" infatti in termi di "nodi" collegati in rete (proprio come in una LAN dell'ufficio, insomma), utilizzando quello che in gergo tecnico si chiama "connettoma".

I ricercatori della Yale capitanati da Emily Finn hanno riscontrato che ogni cervello crea la propria rete personale che si mostra diversa per ogni individuo, a parità di lavoro, di riposo, di attività linguistiche o motorie. Insomma ognuno usa il connettoma (cioè la mappa delle connessioni neurali nel cervello) in maniera personale e univoca tanto che i ricercatori statunitensi sostengono che gli schemi analizzati sono stati rivelatori dell'intelligenza che i soggetti hanno mostrato quando posti di fronte a nuove situazioni. Il test è stato portato avanti all'interno dello Human Connectome Project, su 126 soggetti che volontariamente si sono prestati alla simpatica pratica della risonanza magnetica funzionale (usata sempre più spesso nelle neuroscienze). L'esito della ricerca è stato pubblicato nell'articolo "Functional connectome fingerprinting: identifying individuals using patterns of brain connectivity" su Nature Neuroscience. Non ci vuole certo molto cervello per comprendere come questa nuova scoperta potrebbe essere utilizzata nella costruzione (o le rifiniture?) del Mondo Nuovo dato che, come sottolinea entusiasticamente Emily Finn della Yale queste tecniche si userebbero per "intervenire e prevenire la malattia mentale". La "brain fingerprint" è quindi la solita vecchia storia: in caso il cervello di una persona non segua un "certo schema", verrà amorevolmente curata perché rientri in quello schema in cui tutti si devono riconoscere.

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