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Disturbi alimentari: tra cause forse mal funzionamento "centralina" del cervello

Pubblicato sulla rivista Nature la "scoperta" del gruppo coordinato da Richard Palmiter, dell'Università di Washington a Seattle, che avrebbe identificato una sorta di "centralina" del cervello che accende o spegne il senso di appetito. Tali ricerche, ovviamente, potrebbero avere dei risvolti positivi nella cura dei disturbi legati all'alimentazione.

Continuano gli studi incentrati sullo sviluppo di nuove terapie in grado di stimolare, o al contrario sopprimere, la fame. Tali ricerche, ovviamente, potrebbero avere dei risvolti positivi nella cura dei disturbi legati all'alimentazione. Ecco perché, quindi, la "scoperta" pubblicata pochi giorni fa su Nature ha fatto il giro delle riviste scientifiche, visto che il gruppo coordinato da Richard Palmiter, dell'Università di Washington a Seattle, avrebbe identificato una sorta di "centralina" del cervello che accende o spegne il senso di appetito. Stando allo studio, tale "centralina" sarebbe costituita da un gruppo di cellule nervose che regolano l'appettito, quando queste funzionano correttamente. I neuroni sotto indagine dal gruppo del professor Richard Palmiter si trovano in un'area chiamata nucleo parabrachiale del tronco encefalico. L'esperimento condotto consiste, brevemente, nel bloccare nei topi, iniettando loro una sostanza chimica, tali neuroni, riscontrando che dopo tali test, i piccoli roditori smettevano di mangiare. Per il gruppo di Richard Palmiter, quindi, questa sarebbe la conferma del fatto che dietro ai disturbi alimentari ci sarebbe non solo una una base neurologica ma anche un collegamento con le emozioni, visto che queste cellule hanno terminazioni nervose che le fanno comunicare con l'amigdala.

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