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Coma: risveglio rapido è possibile con ultrasuoni. Al via sperimentazione

Uscire dal coma è solo il primo passo di un lungo percorso riabilitativo. Il passaggio rapido dal coma alla fase del risveglio è infatti molto raro. Almeno finora. I ricercatori della UCLA stanno infatti sperimentando una tecnica ad ultrasuoni non invasiva che agisce sul talamo, e i primi risultati sono incoraggianti.

Spesso il risveglio dal coma è solo l'inizio di un percorso riabilitativo molto complesso. Come spiega anche nelle sue FAQ l'ospedale San Raffaele, la ripresa dal coma è un processo molto graduale: nelle prime fasi, il malato può essere infatti estremamente confuso e agitato, non in grado di esprimersi né di riconoscere i propri familiari. Il passaggio rapido dal coma alla fase del risveglio è quindi molto raro.

Ma in California si sta sperimentando una nuova tecnica che dà nuove speranze sia ai pazienti caduti in coma sia ai loro familiari. I medici della UCLA (University of California, Los Angeles) stanno infatti utilizzando una tecnica di stimolazione sonora a ultrasuoni per permettere un recupero rapido a chi esce da un coma. La tecnica sperimentale si basa sull'eccitamento dei neuroni nel talamo, una struttura a forma di uovo considerata l'hub centrale del cervello per l'elaborazione delle informazioni.

Attraverso la stimolazione con ultrasuoni a bassa frequenza "è come se facessimo ripartire i neuroni, che si rimettono in funzione" spiega infatti Martin Monti, autore principale dello studio pubblicato su Brain Stimulation e professore associato di psicologia e neurochirurgia alla UCLA. "Finora, l'unico modo per ottenere questo obiettivo si basava su una procedura chirurgica rischiosa nota come la stimolazione cerebrale profonda (DBS), in cui gli elettrodi vengono impiantati direttamente all'interno del talamo" ricorda il professor Monti.

"Anche la nostra tecnica agisce sul talamo, ma è non invasiva" sottolinea quindi il medico. La sperimentazione è iniziata su un ragazzo di 25 anni, che ha subito gravi lesioni cerebrali. La tecnica si basa su quella introdotta da Alexander Bystritsky, un professore di psichiatria alla UCLA e co-autore dello studio. Bystritsky è infatti uno dei fondatori della BrainSonix, che ha fornito ai ricercatori il dispositivo utilizzato nella sperimentazione.

In sostanza tale dispositivo, non più grande di un piattino da caffè, crea sorta di piccola sfera di energia sonora emanata ad intermittenza per 10 minuti che può essere rivolta a diverse regioni del cervello per eccitare il tessuto cerebrale. Gli autori dello studio precisano che prima del trattamento, il 25enne uscito dal coma mostrava solo minimi segni di comprensione ed era in grado di fare solo piccoli movimenti.

Il giorno dopo la seduta ad ultrasuoni, le risposte agli stimoli erano migliorate sensibilmente. Appena tre giorni dopo l'inizio della terapia, il 25enne aveva ripreso piena coscienza di sé e comprendeva tutto ciò che gli veniva detto, rispondendo "sì" o "no" muovendo la testa. Il paziente ha anche scherzato facendo il gesto del pugno contro pugno (fist bump) per salutare uno dei medici.

Nonostante il successo, i ricercatori rimangono comunque prudenti ed ammettono che, prima di stabilire con un certo grado di certezza che la tecnica ad ultrasuoni può essere utilizzata abitualmente per aiutare altre persone a riprendersi velocemente dal coma, è necessario sperimentarla su altri pazienti. I medici hanno quindi in programma di testare la procedura dall'inizio di questo autunno. In caso di risultati incoraggianti, si potrebbe così pensare di progettare un dispositivo ad ultrasuoni portatile, per aiutare a "risvegliare" i pazienti dal coma, forse anche coloro che sono ancora in uno stato vegetativo o di minima coscienza.

© riproduzione riservata | online: | update: 26/08/2016

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