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Cervello crioconservato "scongelato" senza danni a sinapsi e cellule

Un gruppo di ricercatori della 21st Century Medicine, in California, ha utilizzato una nuova tecnica chiamata crioconservazione ad aldeidi stabilizzati che ha permesso loro di conservare un cervello di coniglio in condizioni "quasi perfette" dopo essere stato a lungo crioconservato.

Un gruppo di ricercatori della 21st Century Medicine, in California, ha utilizzato una nuova tecnica chiamata crioconservazione ad aldeidi stabilizzati che ha permesso loro di conservare un cervello di coniglio in condizioni "quasi perfette" dopo essere stato a lungo crioconservato. Un successo per chi sogna che un giorno non solo i nostri cervelli ma tutta la nostra persona potrà risvegliarsi in un lontano futuro dopo un lungo sonno criogenico. In realtà, la strada per uscire dal letargo dopo una ibernazione è ancora lunga. Nel loro esperimento, pubblicato sulla rivista Cryobiology, gli scienziati californiani hanno riempito il sistema vascolare del cervello di coniglio con delle particolari sostanze chimiche e ciò ha permesso di raffreddare l'organo a meno 211 gradi Fahrenheit (meno 99,44 gradi Celsius). Durante questo processo, le membrane delle cellule, le sinapsi e le strutture intracellulari del cervello sono rimaste intatte. Dopo essere stato "scongelato" il cervello di coniglio è stato infatti affettato e passato al microscopio elettronico, e l'osservazione suggerisce che tutti i collegamenti si sono conservati. Il neuroscienziato Kenneth Hayworth pensa già al prossimo passo, tentare cioè di impiantare il cervello così crioconservato in un animale, per dimostrare che questa tecnica è in grado di proteggere anche l'apprendimento e la memoria del cervello.

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