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Brutti ricordi, neuroscienziati: "Se mi lasci ti cancello sarà realtà"

Cancellare i "brutti ricordi" o fissare quelli che non sono "sgraditi" sarà presto una realtà grazie ad una ricerca capitanata da Cristina Alberini, professoressa di Neuroscienze all'Università di New York. Ma la costruzione di un mondo che non conserva la "memoria dei ricordi" è inquietante.

Cancellare i ricordi dolorosi, i "brutti ricordi" è un must della ricerca medica mondiale. Solamente poco tempo fa i ricercatori della John Hopkins University pubblicavano sulla rivista Science Express la possibilità di creare la "pillola del Limbo" (http://is.gd/3bOg3z) con grandi potenzialità per la cura da "disturbi da stress post-traumatico" e conseguenti spin-off di chiara natura militare. Se l'"Essere umano 1.0" è sempre stato terrorizzato dal perdere la memoria, in quanto costituente fondamentale della propria vita e personalità, l'"Uomo 2.0", che dovrebbe invece essere più consapevole del suo Id (cioè della sua univocità, senza scomodare Freud e le reti informatiche), brama per cancellare i suoi ricordi. Cancellare selettivamente i ricordi "sgraditi" sarebbe infatti il "toccasana definitivo" per una società che, sovente, nasconde le proprie ansie sotto un tappeto intessuto delle sottili molecole degli psicofarmaci. Le ricerche per la "tecnica definitiva" sulla cancellazione dei ricordi, e sul loro "controllo" continuano a marciare inesorabili. L'Agenzia ANSA ha pubblicato un articolo (http://is.gd/ADQOd8) che riporta le nuove scoperte di un gruppo di neuroscienziati guidati da Cristina Alberini (professoressa di Neuroscienze all'Università di New York) su un nuovo metodo per "rafforzare o cancellare" i ricordi. La scoperta è stata illustrata a Venezia durante la VII conferenza "The future of science" che ha come oggetto, in questa edizione, "la mente". Sostanzialmente i ricercatori hanno scoperto che i ricordi "a lungo termine", ad esempio quelli legati alla paura, hanno bisogno, per essere "fissati", del rilascio di ormoni "quali il cortisolo e l'adrenalina". Si ipotizza che una terapia farmacologica che simulasse la "fissazione ormonale" della mente sarebbe la chiave per controllare la memoria. Una "pillola" o un cocktail di farmaci ad hoc potrebbero essere molto vicini, anche se per ora gli esperimenti sono stati eseguiti solo sui topi. La professoressa Cristina Alberini spiega: "Noi abbiamo visto che si può intervenire per ridurre una memoria negativa, ad esempio legata al disturbo post-traumatico da stress o alla dipendenza da droghe, o invece aumentarla, nel caso ci si trovi con il decadimento indotto da demenze". In un certo senso i neuroscienziati agiscono sull'impalcatura che "monta" i ricordi nel cervello, "indebolendola" quando si vuole cancellarne uno e "rafforzandola" quando si vuole invece mantenerlo. Emblematica la dichiarazione di Cristina Alberini che chiude l'articolo: "E probabilmente la tecnica ipotizzata qualche anno fa dal film 'Se mi lasci, ti cancello' in cui si eliminava il ricordo di un amore finito, sarà realtà anche se spero per scopi meno futili". Inutile (o forse molto utile di questi tempi) riflettere sul pericolo di una società che ha la capacità, per via farmacologica, di eliminare i ricordi della popolazione. Il "buco della memoria" di 1984 di George Orwell è sempre più attuale.

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