Uno studio dimostra che l'agopuntura sarebbe una specie di "analgesico" che agisce direttamente sul cervello, cambiando il modo in cui questo percepisce il dolore e quindi il modo in cui lo trasmette, placando la nostra sensazione di sofferenza.
L'agopuntura è da sempre una componente della medicina tradizionale cinese e non solo.
Alla base della tecnica dell'agopuntura vi è la teoria che malattia è generata dalla perdita dell'omeostasi tra i vari sistemi funzionali del nostro corpo. "L'omeostasi è la condizione di stabilità interna degli organismi che deve mantenersi anche al variare delle condizioni esterne attraverso meccanismi autoregolatori", come spiega anche Wikipedia.
In poche parole la malattia viene trattata tentando di modificare "l'attività di uno o più di questi sistemi, mediante l'azione degli aghi, della pressione e del calore in parti sensibili e di piccole dimensioni del corpo dette punti di agopuntura o xue (cavità in cinese)", come riporta sempre l'enciclopedia online.
Per molto tempo la comunità scientifica ha tenuto a precisare che i "presupposti" su cui si basa l'agopuntura sarebbero privi di valore scientifico tanto che molti sostengono che le guarigioni spesso avvengono a causa di vari meccanismi psicologici.
Da oggi questa presa di posizione è confutata da una ricerca presentata a Chicago al meeting annuale della Radiological Society of North America e condotta dall'equipe di Nina Theysohn dell'Università di Essen, in Germania.
Secondo tale studio, infatti, il gruppo di volontari che subivano un dolore indotto alla caviglia provavano molta meno sofferenza se trattati contemporaneamente con le tecniche dell'agopuntura. La ricerca conclude che l'agopuntura sarebbe una specie di "analgesico" che agisce direttamente sul cervello, perché cambierebbe il modo in cui questo percepisce il dolore e quindi il modo in cui lo trasmette.
Il segreto che vorrebbe custodire ogni uomo risiede nel cervello. Sembra che una ricerca riveli che durante l'orgasmo si attiverebbero ben 30 zone del cervello della donna. Questo potrebbe aprire ad interessanti ricerche su come arrivare più facilmente l'orgasmo.
Grazie alla risonanza magnetica funzionale, una ricerca dell'Università Schleswig-Holstein in Germania avrebbe trovato un gruppo di cellule dove il cervello memorizzerebbe i ricordi a "lungo termine" concernenti la propia esperienza personale. Lo studio potrebbe essere utile per capire le amnesie.
La memoria dell'Uomo 2.0 è sempre più "condivisa", "collettiva" e per dirla difficile "transattiva". In poche parole, secondo una nuova ricerca della Columbia University, internet sarebbe la periferica mnemonica del cervello umano che oggi passa al convento. E che si impigrisce fino all'amnesia.
Incredibile ma vero, uno studio dimostra che il cervello continua a svilupparsi e a maturare anche fino ai 50 anni. Una scoperta che pone le basi di molti altri quesiti, per esempio il capire come mai spesso l'uomo sembra allora non volerlo utilizzare.