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Legge europea o cinese? Ok a sorveglianza di massa su web e smartphone

Due emendamenti PD alla legge europea 2017 aprono le porte in Italia alla sorveglianza di massa. Telefonate, chat e navigazioni internet sotto il controllo dell'Agcom e dei service provider. Come in Cina, privacy e libertà di pensiero potranno quindi essere protette solo da una VPN.

In via di approvazione definitiva al Senato la legge europea 2017 che, per via di scadenze fissate, non potrà essere modificata in nessuna sua parte. Probabilmente entro questo fine settimana, quindi, grazie ad un emendamento del deputato PD Davide Baruffi approvato alla Camera, verranno attribuiti maggiori poteri all'Agcom che potrà così imporre la censura di un contenuto pubblicato su internet senza l'intervento della magistratura, l'unica invece che da Costituzione dovrebbe avere il compito di intervenire in via cautelare al fine di far cessare un reato, in questo caso la violazione del diritto d'autore.

Sempre il Partito Democratico, inoltre, nella legge europea 2017 ha inserito un emendamento (a prima firma di Walter Verini) che obbliga le compagnie telefoniche ed gli internet service provider (solo italiani) a conservare ogni navigazione internet, ogni chiamata e chat da telefono fisso e mobile per ben 6 anni. La norma scavalca quindi le disposizioni del Garante della privacy che invece aveva fissato a 24 mesi la conservazione delle telefonate (6 mesi per quelle senza risposta) e a 12 mesi quella dei metadati online.

Oltre al fatto che in questo modo l'autorità giudiziaria potrà attingere ad ogni nostra conversazione o ricerca sul web perché avrà il potere di richiedere tali dati non solo in materia di terrorismo ma anche per "investigazioni complesse per la molteplicità dei fatti tra loro collegati", lo Stato in questo modo rischia di consegnare in mano agli hacker (c'è chi ipotizza anche ai servizi segreti) una vera e propria schedatura di tutti i cittadini.
Una profilazione simile della persona, infatti, ha ovviamente un valore politico, sociale ed economico molto alto.
Se si considera che Yahoo, che non è esattamente una azienda a gestione familiare, si è fatta rubare 3 miliardi di account nel 2013, è improbabile, se non impossibile, che compagnie telefoniche e provider (oltrettutto de noantri) riescano vita natural durante ad impedire che prima o poi ci sia una intrusione informatica.

L'emendamento Baruffi dà invece il via in Italia alla sperimentazione della "notice and stay down", cioè l'obbligo da parte dei provider e delle piattaforme (compresi Youtube e social media come Facebook) di impedire, a seguito di una singola segnalazione per violazione di copyright, il caricamento futuro di quello stesso contenuto. In sostanza, provider e piattaforme dovranno utilizzare qualsiasi mezzo (manuale e automatico) per prevenire l'upload e quindi la riproposizione di contenuti, già segnalati, che violano il diritto d'autore.
Per fare ciò, provider e piattaforme potrebbero però anche cominciare a monitorare quegli utenti già oggetto di segnalazioni per caricamento su internet di contenuti non autorizzati, metodo che con l'emendamento Baruffi potrebbe essere esteso a tutti i cittadini che navigano sul web.

Poiché è inverosimile anche solo pensare di conoscere in anticipo la riproposizione dei contenuti, oltretutto spesso ospitati su server all'estero (e quindi non automaticamente censurabili dall'Agcom), il rischio è che in Italia venga utilizzata la tecnica di intercettazione di massa denominata "Deep packet inspection", come avverte l'avvocato Fulvio Sarzana su Il Fatto Quotidiano, il quale spiega: "Ciò che il governo sta per fare approvare, è di ordinare ai provider italiani di 'seguire' i cittadini su internet per vedere dove vanno, al fine poi di realizzare questo 'impedimento' alla riproposizione, attraverso un meccanismo di analisi e raccolta di tutte le comunicazioni elettroniche dei cittadini che intendano recarsi su siti 'dubbi'".
Quando il contenuto è ospitato in Italia, potrà quindi essere oscurato dall'Agcom. Se all'estero, invece, ad essere censurato sarà l'utente a cui verrà impedito dal provider di accedere ad una determinata pagina o sito internet.

A questo punto, l'unico modo per il cittadino di proteggersi da leggi potenzialmente liberticite sul fronte privacy e libertà di pensiero è quello di dotarsi di una buona VPN, come fanno in Cina. Una Virtual Private Network impedisce infatti, grazie alle credenziali di accesso e ad un particolare sistema di criptazione, che i dati inviati attraverso internet possano essere intercettati o utilizzati da altri non autorizzati.

© riproduzione riservata | online: | update: 06/10/2017

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