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Il cellulare fa male? Entro 2017 l'evidenza scientifica su nesso tumori

Nel 2012 l'ex ministro della Salute Renato Balduzzi dichiarò che non esistevano "evidenze scientifiche" tra l'uso del cellulare (smartphone) e l'insorgere dei tumori. Entro il 2017 però l'Istituto Ramazzini pubblicherà i dati sull'eventuale nesso casuale, che obbligherà finalmente il governo a regolamentare i dispositivi mobili come impone la legge fin dal 2001.

"Quello che il pubblico ancora non pensa è che cosa a distanza di dieci, venti anni, trent'anni di utilizzo del telefonino cellulare per un'ora, due ore, tre ore, quattro ore al giorno possa provocare" sottolineava il dott. Morando Soffritti, direttore scientifico della "Fondazione B. Ramazzini", in una intervista del 2013 de Le Iene Show sulla pericolosità delle onde elettromagnetiche non ionizzanti.

Matteo Viviani aveva incontrato infatti il signor Innocente Marcolini, ex manager, che ha lottato e vinto contro l'Inail per veder riconosciuto il suo tumore al nervo trigemino come conseguenza del proprio lavoro, che lo costringeva a parlare al telefono (cellulare e cordless) fino a 5-6 ore al giorno.

Prima la Corte d'Appello di Brescia (2009) e poi nel 2012 la Cassazione hanno infatti riconosciuto "l'elevata probabilità di nesso causale" tra il tumore che ha colpito Marcolini e le onde elettromagnetiche emesse dal telefono utilizzato nel corso del lavoro.

Per la prima volta al mondo, quindi, l'uso del cellulare e del cordless è stato ufficialmente riconosciuto come concausa dell'insorgere di un tumore.

Già nel 2011, d'altronde, l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva classificato i campi elettromagnetici da radiofrequenza come "possibile cancerogeno sugli esseri umani" (Gruppo 2B) perché aumenterebbero il rischio di "glioma", un tumore maligno al cervello "associato" all'uso del "wireless phone".

Nel servizio de Le Iene, Livio Giuliani, ex dirigente Ispesl (Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro) aveva ricordato che anche l'Italia ha adottato una legge, la 36 del 2001, per regolamentare i dispositivi mobili. Il problema è che nessuno dei governi dal 2001 ad oggi ha ritenuto di dover adempiere a questo obbligo di legge.

Eppure, il 15 novembre 2011 il Consiglio Superiore di Sanità sollecitò il Ministero della Salute a promuovere l'uso degli auricolari per tutti mentre per i bambini raccomandava di limitare l'uso del cellulare alle situazioni di necessità.

Inoltre, esistono numerose risoluzioni del Parlamento europeo (4 settembre 2008, 9 febbraio 2009) nonché una risoluzione del 23 maggio 2011 del Consiglio d'Europa che invitano gli Stati membri ad abbassare i limiti di legge per le esposizioni elettromagnetiche, a maggior ragione oggi in cui le reti sono sempre più 4G LTE e viaggiano verso il 5G.

Ed infatti Innocente Marcolini precisava che "in Francia ed in Inghilterra è già previsto che i bambini fino a 12 anni non devono usare i cellulari. - evidenziando - Vuol dire che le autorità sanitarie di questi Paesi si preoccupano delle generazioni future".

In Italia invece fu l'ex ministro della Salute Renato Balduzzi a dichiarare in Parlamento, un paio di mesi dopo la sentenza della Cassazione sul caso del signor Marcolini, che "per quanto attiene al nesso di causalità tra esposizione a campi elettromagnetici e a radiofrequenza, chiamiamoli RF, e insorgenza di patologie tumorali nell'uomo o negli animali da esperimento, non abbiamo evidenze scientifiche e non sono noti neanche meccanismi di interazione che potrebbero conferire una plausibilità biologica all'ipotesi di un rischio cancerogeno associato all'esposizione RF".

Queste "evidenze scientifiche" però stanno per arrivare.

Nel 2013 il dott. Soffritti a Le Iene rivelava che l'Istituto Ramazzini aveva appena iniziato una sperimentazione sui topi per "redire quelli che possono essere gli effetti che si potrebbero verificare durante tutto l'arco della vita dell'uomo", visto che i ratti hanno una durata di vita media di 3 anni.

Ed infatti pochi giorni fa Fiorella Belpoggi, direttrice dell'Area Ricerca dell'Istituto Ramazzini, ha annunciato che "saranno diffusi entro la fine del 2017 i dati relativi al programma di ricerca condotto dall'Istituto Ramazzini sulle radiazioni a radiofrequenza (RFR), in uso nel sistema di comunicazione della telefonia cellulare (GSM)".

Nel corso della relazione letta al forum di esperti convocato dall'Israel Institute for Advanced Studies (IIAS) all'Università "Edmond J. Safra" di Gerusalemme, Belpoggi chiariva già che "se i dati del Ramazzini dovessero confermare quelli pubblicati a maggio scorso dal National Institute of Environmental Health Sciences (NIEHS) degli USA, che rilevava un aumento di tumori del cervello e di rari tumori del cuore nei ratti esposti a queste onde, le agenzie regolatorie dovrebbero prendere in seria considerazione provvedimenti restrittivi sull'esposizione alle onde della telefonia mobile".

La ricercatrice ricorda: "Già negli anni '80 alcuni studi epidemiologici, sia negli Stati Uniti che in Europa, hanno messo in evidenza un aumento di rischio di ammalarsi di linfoma e leucemie nei bambini esposti a campi magnetici generati dal flusso della corrente elettrica (CEMBF). Sulla base di questi studi l'Agenzia Internazionale di Ricerca sul Cancro (IARC), settore della OMS dedicato al cancro, ha classificato i campi magnetici dell'elettricità come possibili cancerogeni (classe 2B). Non esistevano infatti sufficienti risultati sperimentali su animali di laboratorio per classificare i CEMBF come probabili cancerogeni (2A). Altrettanto avveniva nei primi anni 2000 a proposito dei campi generati dalla telefonia mobile, per i quali è stato però messo in evidenza nell'uomo un aumento nei forti utilizzatori da almeno dieci anni, di tumori del cervello e dei nervi cranici. Per la mancanza di dati sperimentali, seppure l'evidenza epidemiologica fosse sufficiente, i campi RFR sono stati classificati come possibili cancerogeni (2B). Per chiarire l'effettivo pericolo correlato ad esposizioni a campi magnetici di qualsiasi natura, sia il National Institute of Environmental Health Sciences degli USA sia l'Istituto Ramazzini di Bologna hanno dato via ad un programma di studi sperimentali su queste onde, somministrate da sole o in combinazione con agenti chimici o fisici a dosi considerate sicure".

Stando ai primi risultati di questi progetti "i CEMBF generati dalla corrente elettrica, somministrati da soli sembrano non costituire un aumento di rischio per i tumori", precisa Fiorella Belpoggi, avvertendo però: "Quando però gli stessi vengono associati alla contemporanea somministrazione di un agente chimico o fisico, si ottiene un effetto sinergico e un aumento dell'incidenza di alcuni tumori maligni".

"Questi risultati impongono una urgente revisione della classificazione IARC, in quanto la situazione di possibile sinergia fra miscele di composti/agenti è la situazione in cui si trova la popolazione generale", chiarisce la ricercatrice dell'Istituto Ramazzini.

"Per quanto riguarda i campi RFR della telefonia mobile, - prosegue - a maggio scorso il NIEHS ha pubblicato i primi dati sull'aumento di tumori del cervello e di rari tumori del cuore nei ratti esposti. E' stata anche notata una diminuzione del peso dei neonati partoriti da mamme esposte a RFR. Questo risultato è stato confermato anche dallo studio dell'Istituto Ramazzini, mentre la valutazione dei tumori del cervello e del cuore è ancora in corso e si conta di raccogliere entro l'anno i fondi necessari per concludere lo studio e pubblicare i dati. Nel frattempo raccomandiamo la massima precauzione nei bambini e nelle donne in gravidanza".

"Auspico che il risultato sia negativo perché se mai fosse positivo le preoccupazioni sarebbero molte non soltanto per la telefonia mobile ma per tutto il nostro sistema di telecomunicazione", avvertiva già nel 2013 il dott. Morando Soffritti nel corso dell'intervista a Le Iene.

In attesa dei dati sulla correlazione tra cellulari e tumori dell'Istituto Ramazzini, il Forum di esperti internazionali riunitosi a Gerusalemme pubblicherà a breve una serie di raccomandazioni e di consigli correlati ad un uso responsabile del telefonino e del Wi-Fi, per evitare che a partire dalla nascita le nuove generazioni si trovino esposte quotidianamente e senza necessità a onde elettromagnetiche per le quali esistono già innumerevoli studi che ne mettono in evidenza il pericolo.

© riproduzione riservata | online: | update: 21/02/2017

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