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Cellulare e tumore cervello: nesso di causalità anche per Tribunale Ivrea

Un'altra sentenza conferma il nesso di causalità tra un uso anomalo del cellulare ed un tumore al cervello, questa volta decretato fin dal primo grado di giudizio. Entro fine anno, invece, Istituto Ramazzini svelerà se esiste una effettiva evidenza scientifica, che potrebbe portare l'OMS a riclassificare la pericolosità dei campi elettromagnetici da radiofrequenza.

In attesa (entro fine anno) di avere l'evidenza scientifica dall'Istituto Ramazzini, un'altra sentenza conferma che l'uso eccessivo del cellulare può causare il tumore.

Il Tribunale di Ivrea ha infatti condannato l'Inail a corrispondere a Roberto Romeo, 57enne dipendente di Telecom Italia che utilizzava il telefono circa 3 ore al giorno, la rendita vitalizia da malattia professionale poiché dopo 15 anni di uso del cellulare ha contratto un neurinoma dell'acustico.

"La novità di questo dibattimento è che è la prima volta che una sentenza di primo grado, quindi fin dalla prima causa, accerta il nesso di causalità tra un uso anomalo del cellulare ed un tumore al cervello" spiega l'avvocato Renato Ambrosio.

Precedentemente infatti a riconoscere "l'elevata probabilità di nesso causale" tra il tumore e le onde elettromagnetiche emesse dal telefono utilizzato all'ex manager Innocente Marcolini era stata solo la Corte d'Appello di Brescia (nel 2009) e la Cassazione (nel 2012).

A differenza del caso del singor Roberto Romeo, quindi, i giudizi a favore del signor Innocente Marcolini "muovevano da una prima sentenza che era negativa" osserva l'avvocato Stefano Bertone, aggiungendo: "Quindi l'evoluzione scientifica e gli avanzamenti sulle maggiori sicurezze che purtroppo ci sono di questi tipi di relazioni fanno sì che un tribunale in prima istanza, sulla base di una consulenza tecnica, riconosca un legame causale" tra tumore ed uso del cellulare.

Altra differenza è che Marcolini parlava al telefono (cellulare e cordless) fino a 5-6 ore al giorno mentre Roberto Romeo spiega che l'utilizzo era di circa 3 ore al giorno. Ma, sottolinea Roberto Romeo, "le normative classificano come 'utilizzo intenso' appena 1 ora al giorno".

Roberto Romeo conclude: "E' una grossa vittoria per me e per tutti coloro che devono essere informati sull'uso corretto del cellulare. - facendo notare - Ora sappiamo tutti che siamo stati esposti all'amianto, ma mica tutti abbiamo preso l'asbestosi. Il problema è l'esposizione".

D'altronde, già dal 2011 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato i campi elettromagnetici da radiofrequenza come "possibile cancerogeno sugli esseri umani" (Gruppo 2B) perché aumenterebbero il rischio di "glioma", un tumore maligno al cervello "associato" all'uso del "wireless phone".

Dal 2001 invece l'Italia ha adottato una legge, la 36, per regolamentare i dispositivi mobili ma finora nessun governo ha ritenuto di dover adempiere a questo obbligo. Tanto che l'ex ministro della Salute Renato Balduzzi affermò in una interrogazione che "non ci sono evidenze scientifiche di rischio cancerogeno associato all'esposizione di campi elettromagnetici". In Francia ed in Inghilterra, invece, è già previsto per esempio che i bambini fino a 12 anni non debbano usare i cellulari.

© riproduzione riservata | online: | update: 20/04/2017

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