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Celiachia: scoperta "barriera" nell'intestino. Nei celiaci è modificata

Una nuova ricerca italiana apre ad una possibile cura della celiachia, del diabete di tipo 2 e delle malattie caratterizzate da danno epatico. è stata infatti scoperta una nuova struttura anatomica intestinale, che "conferma il parallelismo straordinario che esiste in natura fra cervello e intestino".

La ricerca medica continua a trovare nuove strutture anatomiche all'interno del corpo umano, paradossalmente in un periodo storico dove si crede che la scienza abbia già scoperto quasi tutto ciò che c'è da scoprire. Quasi, appunto. Una scoperta recente (o meglio "riscoperta" come ricordava il prof. Paolo Zamboni) è stata ad esempio quella di confermare l'esistenza di una rete linfatica cerebrale connessa con i linfonodi profondi del collo. Si è sempre creduto infatti che il nostro cervello fosse "isolato" dal punto di vista immunologico, e invece i linfociti-T secondo le nuove scoperte potrebbero serenamente viaggiare in tutto il corpo e dall'alluce farsi un giro nelle meningi per poi tornare sul labbro e riposarsi. La pubblicazione della ricerca sul sistema lifatico cerebrale è del 30 giugno scorso ed è stata pubblicata su Nature dai ricercatori dell'Università della Virginia, USA. Solo pochi giorni fa un'altra struttura anatomica è stata scoperta, questa volta nell'intestino, ed il merito va all'Istituto Europeo di Oncologia e dell'Università Statale di Milano. Questo studio è stato pubblicato su Science e si intitola "A gut-vascular barrier controls the systemic dissemination of bacteria". La ricerca è stata firmata da Ilaria Spadoni, Elena Zagato, Alice Bertocchi, Roberta Paolinelli, Edina Hot, Antonio Di Sabatino, Flavio Caprioli, Luca Bottiglieri, Amanda Oldani, Giuseppe Viale, Giuseppe Penna, Elisabetta Dejana, Maria Rescigno. Lo studio è stato finanziato dalla Comunità Europea, nell'ambito dei Consolidator Grants dello European Research Council, e dall'Associazione Italiana per la Ricerca contro il Cancro (AIRC).

I ricercatori di Milano guidati da Maria Rescigno, Direttore del Programma di Immunoterapia allo IEO e professore del Dipartimento di Oncologia e Emato-Oncologia (DIPO) alla Statale, hanno individuato una barriera vascolare che hanno battezzato Gut Vascular Barrier, GVB. La GVB non è altro che un "muro" per i batteri funzionali che sono di casa nel nostro intestino e non permette il loro trasferimento attraverso il sangue, al fegato e a tutto l'organismo. Questa potrebbe avere un impatto molto importante per la possibile cura della celiachia, del diabete di tipo 2 e delle malattie caratterizzate da danno epatico. "Negli individui sani - spiega Maria Rescigno - i batteri intestinali (che formano una comunità chiamata Microbiota) difficilmente accedono al fegato, alla milza o ad altri organi periferici. Alcuni batteri nocivi, invece, riescono a raggiungere il fegato ed attivare una risposta del sistema immunitario, provocando un'infezione. Si pensava che l'epitelio dell'intestino (la parte più esterna della parete intestinale) fosse l'unica protezione per evitare la 'migrazione' batterica. Noi abbiamo dimostrato l'esistenza di un'ulteriore barriera (quella vascolare intestinale – gut vascular barrier - GVB) che funge da schermo contro i batteri quando essi superano l'epitelio. Questa barriera vascolare impedisce così l'accesso del microbiota al fegato e controlla il trasferimento di proteine e nutrienti nel sangue. La GVB può essere elusa invece da batteri aggressivi, come la Salmonella -l'agente responsabile del tifo -che hanno sviluppato dei sistemi per infrangerla e quindi diffondersi nell'organismo attraverso il sistema circolatorio".

Importante quindi il fatto che i ricercatori abbiano scoperto che nei celiaci i quali, pur non ingerendo glutine, hanno elevate quantità di transaminasi nel sangue (vale a dire circa il 50% della popolazione celiaca), la Gut Vascular Barrier è "modificata". Lo studio dell'Istituto Europeo di Oncologia e dell'Università Statale di Milano ha quindi dimostrato che l'inattività di questa barriera può essere causa del danno epatico. "L'impatto clinico della nostra scoperta - osserva Maria Rescigno - può essere significativo da subito per le malattie con danno epatico. Stiamo inoltre valutando la funzione della barriera nella formazione delle metastasi epatiche del carcinoma intestinale. Dal punto di vista del pensiero scientifico, l'identificazione della GVB conferma il parallelismo straordinario che esiste in natura fra cervello e intestino. Infatti una barriera analoga esiste anatomicamente anche a livello encefalico, con una differenza funzionale: la barriera encefalica è ancora più selettiva perché crea un ambiente immunoprivilegiato dove il sistema immunitario entra solo se danneggiata, la barriera intestinale invece deve permettere il passaggio di nutrienti al fegato, ma evitare la disseminazione batterica".

Interessante quanto invece la ricerca sui vasi linfatici del cervello facesse cadere il dogma del privilegio immunitario del cervello. Dichiarava il prof. Paolo Zamboni responsabile del Centro Malattie Vascolari dell'Università di Ferrara e padre della ricerca sulla CCSVI riguardo all'argomento: "La principale conseguenza (degli studi dell'Università della Virginia, ndr) è che il dogma del privilegio immunitario del cervello, come ammesso dagli stessi autori, crolla. Abbiamo tutti studiato che il cervello è segregato dal punto di vista immunitario. La ragione fisica di questo dogma era basato sulla mancata dimostrazione di vasi linfatici, che significa nessun passaggio di linfociti-T dentro e fuori del cervello. La dimostrazione di vasi linfatici del sistema nervoso centrale richiede una rivalutazione urgente dell'assunto di base nella neuroimmunologia. (...) La precedente visione del privilegio immunitario del cervello faceva si che i linfociti-T e gli anticorpi presenti nel cervello e/o nel liquor fossero considerati autoctoni. Di conseguenza, la presenza di linfociti-T è stata sempre considerata di origine autoimmune. (...) L'interconnessione dei vasi linfatici cerebrali sia con la mucosa nasale che con i linfonodi cervicali profondi, permette anche di comprendere che non c'è affatto una separazione. Al contrario, i linfociti-T possono circolare facilmente in direzione del cervello. (...) L'interconnessione con il liquidor cerebrospinale indica chiaramente che quello che troviamo in esso non può essere più considerato autoctono".

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