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Bagnasco: solo sano anticonformismo ci salva dalla stagnazione

Il cardinal Angelo Bagnasco, nel corso della prolusione davanti al Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) invita una "nuova generazione di politici cristianamente ispirati" perché "solo un sano anticonformismo ci salva dalla stagnazione e può attrezzarci per cooperare al cambiamento".

"Bisognerà riflettere per meglio comprendere le radici profonde – culturali, morali ed economiche – della crisi, ma nel contempo dobbiamo farci carico del pregresso, anche quello più rinviato e sgradevole. Non è la prima volta, nell'Italia moderna, che si debbano affrontare prove dure e inesorabili. Forse, in altri passaggi, però, s'imponevano convinzione diffusa, coraggio corale, quasi entusiasmo contagioso" riflette il presidente della CEI (Conferenza Episcopale Italiana) cardinal Angelo Bagnasco nel corso della prolusione del 24 settembre .
Il cardinal Angelo Bagnascoricorda quindi le parole di Papa Benedetto XVI rivolte alla Coldiretti nel Discorso all'Assemblea nazionale del 22 giugno 2012, quando sottolineò che "la Chiesa non è mai indifferente alla qualità della vita delle persone", mentre durante la visita ad Arezzo del 13 maggio esortava l'Italia a reagire "alla tentazione dello scoraggiamento". Il presidente della CEI sottolinea quindi che bisogna reagire "con un ripensamento anzitutto spirituale e morale" perché è il solo che "può abilitare ad un realismo crudo ma fiducioso, aperto al superamento non demagogico della situazione". Ai vescovi, il cardinal Bagnasco ribadisce quinid: "Il nostro popolo tiene, resiste; naturalmente si interroga e patisce; ma non si arrende e vuol reagire. Sempre meno si lascia illudere dalle chiacchiere, ed esige la nuda verità delle cose, pur senza lasciarsi imprigionare da prospettive solamente negative e deprimenti - evidenziando - E' in questa cappa di sfiducia, infatti, il fattore più pernicioso e pervasivo". "L'Italia, riversa nella contingenza, stenta a maturare una prospettiva adeguata, un respiro lungo" continua nel corso della prolusione il cardinal Bagnasco, dicendosi convinto però che "la cittadinanza è più in avanti di quanto non si pensi", spiegando: "I colpi della vita inducono, infatti, ad essere meno superficiali, a diventare più riflessivi, a riscoprire i valori veri. Dobbiamo tenere conto che questo popolo c'è e non è rinunciatario o passivo, coincidendo in gran parte con la Nazione più responsabile seppur silenziosa, capace di sacrifici e di rinunce, ma non più ad occhi chiusi e con atteggiamenti fideistici". Per questo, il cardinal Bagnasco auspica che "questa componente del Paese sia meno trascurata o resa pressoché invisibile, per essere invece più determinante" perché "solo un sano anticonformismo ci salva dalla stagnazione e può attrezzarci per cooperare al cambiamento".

Il presidente della CEI afferma infatti che "oggi meno che mai nessuno può illudersi di salvarsi da solo. Dobbiamo tutti essere protagonisti di cambiamento, mai indifferenti alla sorte di chi è più sfortunato di noi", invitando tutti a "mettersi all'opera nella grande vigna del Signore" perché "di tutti i talenti c'è urgente bisogno", ammettendo che "un'impostazione sì fatta complicherà un po' l'esistenza, ma non c'è alternativa", visto che "Le sfide di una società largamente secolarizzata invitano ora a ricercare con coraggio e ottimismo una risposta, proponendo con audacia e inventiva la novità permanente del Vangelo", come spiegava Benedetto XVI nel Discorso ad un gruppo di Vescovi francesi il 21 settembre 2012. Il cardinal Angelo Bagnasco affronta poi la tematica (se non la problematica) "di una nuova generazione di politici cristianamente ispirati", spiegando: "Chiediamoci se ci siamo adeguatamente preoccupati di sostenerne la vita spirituale, affinché sia continuamente irrorata, capace di ispirare la testimonianza di comportamenti coerenti. Ma capace anche di dire una parola chiara e coraggiosa in grado di rendere conto, di argomentare senza complessi così da accompagnare l'agire e illuminarne il significato". Il presidente della CEI precisa infatti che "fuori da questa dinamica non c'è e non ci sarà leadership in senso credente, e il coinvolgimento nella costruzione della città terrena rimarrà un simulacro dichiarato, ma vuoto", chiarendo che "non si tratta solo di saper porgere il buon esempio – e già questo è gran cosa – ma di provocare le coscienze, di mettere in crisi uno stile di vita quasi collettivo attraverso scelte personali coerenti e controcorrente".

Il cardinal Bagnasco prosegue sottolineando che "solo allora non si mercanteggerà con ciò che non è mercanteggiabile, e lo stratagemma del compromesso, talora non evitabile, diventa arte nobile e alta, non resa al ribasso", ricordando che "i cattolici che hanno lasciato traccia, e di cui spesso si evoca il nome, erano anzitutto dei credenti di prim'ordine, con una forte presa soprannaturale: Con la vita e con la parola, i pastori con i religiosi e con i fedeli, dimostrino che la Chiesa, già con la sola sua presenza, con tutti i doni che contiene, è sorgente inesausta di quelle forze di cui ha assoluto bisogno il mondo odierno (G.S., n. 43)". Riflettendo sullo scandalo già ribattezzato Laziogate, il presidente della CEI spiega il grande dispiacere di vedere come anche "dalle Regioni stia emergendo un reticolo di corruttele e di scandali" che induce "a pensare che il sospirato decentramento dello Stato in non pochi casi coincide con una zavorra inaccettabile", evidenziando "che l'immoralità e il malaffare siano al centro come in periferia non è una consolazione, ma un motivo di rafforzata indignazione, che la classe politica continua a sottovalutare. Ed è motivo di disagio e di rabbia per gli onesti". Per questo Bagnasco invita a "puntare di più sulle comunità, sui territori, e con loro studiare caso per caso le soluzioni" perché anche se "il clientelismo ha creato nel tempo situazioni oggi insostenibili, non è possibile destrutturare gli ambiti territoriali in nome della concentrazione". Il cardinal Angelo Bagnasco di domanda quindi se è davvero "possibile che l'arruolamento nelle file della politica sia ormai così degradato", visto che da una parte "si parla di austerità e di tagli" mentre dall'altra "si scopre continuamente che ovunque si annidano cespiti di spesa assurdi e incontrollati".

"Bisogna che gli stessi cittadini, che pure oggi sono così scossi, insieme al diritto di scelta dei propri governanti esercitino un più penetrante discernimento, per non cadere in tranelli mortificanti la stessa democrazia" invita quindi Bagnasco - Ecco perché, superando idiosincrasie ideologiche, è necessario tenere saldo il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo; tessuto che a qualcuno sembra talmente acquisito da non aver bisogno di attenzione e di presidio alcuno, e da altri è guardato con sospetto o insofferenza". Nel corso della prolusione, il presidente della CEI ribadisce infatti che "l'edificazione di una comunità nazionale che prescinda dalle proprie radici cristiane sarebbe una forzatura antistorica, destinata a rivelarsi dannosa" perché "noi siamo stati generati dalla predicazione del Vangelo, e l'Italia per secoli è stata culla ed esempio di un modello di civiltà decisivo per i destini del mondo". Il cardinal Angelo Bagnasco ragiona quindi sul fatto che "in questa stagione sembriamo capitati in un vicolo cieco, costretti a subire la supremazia arbitraria della finanza rispetto alla vitalità civile e culturale o, detto in altro modo, rispetto ad un umanesimo sociale che è la cifra della nostra cultura", ricordando anche che "per talune componenti di potere, il Vangelo avrebbe addirittura qualche responsabilità per la situazione in cui si è; e non avrebbe comunque più nulla da dire alla società odierna". Bagnasco chiarisce però che "il cristianesimo, in realtà, sa – nella vera coscienza di sé – di essere esperienza non di regresso, ma propulsiva, perché capace di proporre modelli di vita in cui l'esasperazione del consumismo e del liberalismo è bandita, in vista di uno sviluppo comunitario più equilibrato e più garantista rispetto alla dignità di ogni persona" e per questo, aggiunge, "data la gravità dell'ora, la Chiesa – spinta dalla sollecitudine per la Nazione – fa appello alla responsabilità della società nelle sue diverse articolazioni – istituzioni, realtà politica e della finanza, del lavoro e delle sue rappresentanze – perché prevalga il bene generale su qualunque altro interesse" perché "è necessario stringere i ranghi per amore al Paese. La vita della gente è in grave affanno e sente che il momento è decisivo: dalla sua soluzione dipende la stessa tenuta sociale. E' l'ora di una solidarietà lungimirante, della concentrazione assoluta – senza distrazioni – sui problemi prioritari dell'economia e del lavoro, della rifondazione dei partiti, delle procedure partecipative ed elettive, di una lotta penetrante e inesorabile alla corruzione: problemi tutti che hanno al centro la persona e ne sono il necessario sviluppo. Quando – per interessi economici – sull'uomo prevale il profitto, oppure – per ricerca di consenso – prevalgono visioni utilitaristiche o distorte, le conseguenze sono nefaste e la società si sfalda".

Continuando il ragionamento sull'attuale classe politica che "ha ritenuto proprio dovere fare un passo indietro rispetto alla conduzione del governo del Paese", il cardinal Angelo Bagnasco invita "il governo votato dal Parlamento" ad adempiere "ai propri compiti urgenti" affinché "metta il Paese al riparo definitivo da capitolazioni umilianti e altamente rischiose". Il presidente della CEI sottolinea però che "nel frattempo la politica deve riempire operosamente la scena arrivando a riforme tanto importanti quanto attese", evidenziando che "proprio perché la politica è necessaria e, in sé, è arte nobile, non si può sottovalutare il sentimento ostile che va covando nella cittadinanza" poiché questo "non è un atteggiamento momentaneo e solo umorale, correggibile grazie a consuete mosse ad effetto" ma "va letto con intelligenza e onestà per trarne i moniti salutari". "La politica come dedizione fino al sacrificio per il bene comune" infatti, continua il cardinal Bagnasco, "richiede non solo buona volontà, ma capacità di visione, competenza, e quella coerenza personale che rende presentabili agli occhi della Nazione e del mondo". Pensando alle elezioni del 2013, ma non solo, il presidente della CEI riflette sul fatto che queste non possono ridursi ad un mero "passaggio taumaturgico" poiché sono invece "un vincolo democraticamente insuperabile, e quindi qualificante e decisivo". Angelo Bagnasco invita quindi tutti a "prepararsi seriamente, non con operazioni di semplice cosmesi, bensì portando risultati concreti per il Paese e un rinnovamento reale e intelligente delle formazioni politiche e il loro irrobustirsi con soggetti non chiacchierati" ricordando che "lo spettro dell'astensione circola e rischia di apparire a troppi come la 'lezione' da assestare a chi non vuole capire. In questo senso la competizione resta aperta, e sarà bene che la politica non bruci alcun ponte dietro a sé".

Il cardinal Bagnasco invita quindi a "lasciare da parte presunzione e personalismi, strumentalità e isterie", ricordando le parole di Papa Benedetto XVI pronunciate sabato scorso durante l'Internazionale Cristiano-Democratica: "Utilmente risuona il monito del libro della Sapienza, secondo cui 'il giudizio è severo contro quelli che stanno in alto' (Sap 6,5)". Infine, il presidente della CEI rammenta che questa crisi "non è congiunturale ma di sistema" e che "la durata nel tempo, nonché gli scenari internazionali, hanno ormai dimostrato che riveste una complessità e profondità tali da non poter essere affrontata con 'formule' facili o peggio propagandistiche, né oggi né domani", ammettendo che "neppure è possibile un affronto puramente nazionale che prescinda da quel contesto europeo e mondiale che – pur presentando vischiosità e particolarismi – sarebbe illusorio e suicida sottovalutare. E nel quale bisogna saper stare con competenza e autorevolezza riconosciuti.".

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