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Bagnasco: senza patto intergenerazionale in Italia continuerà declino

Il cardinal Angelo Bagnasco evidenzia drammaticamente che "se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale l'Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo".

Il presidente della CEI, cardinal Angelo Bagnasco, aprendo la sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente, evidenzia immeditamente come circoli "l'immagine di un Paese disamorato, privo di slanci, quasi in attesa dell'ineluttabile" a causa di questa "crisi economica e sociale, che iniziò a mordere tre anni or sono" e che "era in realtà più vasta e potenzialmente più devastante di quanto potesse di primo acchito apparire". Bagnasco specifica quanta apprensione ci sia "per le pesanti conseguenze sulla vita della gente e gli effetti interiori di questa crisi che, a tratti, sembra produrre un oscuramento della speranza collettiva", esortando i Vescovi a non rimanere "spettatori intimiditi", ricordando come il loro compito sia quello di proporsi "come interlocutori animati da saggezza, interessati a 'rompere questo determinismo dell'immanenza o, meglio, aprirlo alla concezione cristiana della storia e del tempo' (Giandomenico Mucci, Il discernimento dei segni dei tempi, "La civiltà cattolica", 7 maggio 2011)". Angelo Bagnasco sottolinea come in particolare in questo determinato periodo storico "la collettività guarda con sgomento gli attori della scena pubblica e l'immagine del Paese all'esterno ne viene pericolosamente fiaccata - avvertendo - Quando le congiunture si rivelano oggettivamente gravi, e sono rese ancor più complicate da dinamiche e rapporti cristallizzati e insolubili, tanto da inibire seriamente il bene generale, allora non ci sono né vincitori né vinti: ognuno è chiamato a comportamenti responsabili e nobili. La storia ne darà atto". Il presidente della CEI affronta infatti in un lungo passaggio il problema della "questione morale" che "non è un'invenzione mediatica", specificando in particolare che "quando intacca la politica, ha innegabili incidenze culturali ed educative". Per questo motivo, il cardinale esorta la classe politica "non solo di fare in maniera diversa, ma di pensare diversamente" spiegando chiaramente che "c'è da purificare l'aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate". Bagnasco non nasconde che l'impressione generale è che non si stia facendo abbastanza per fronteggiare la crisi, che colpisce, in particolare, i giovani di oggi e le nuove generazioni. "La situazione del lavoro, la disoccupazione, il precariato, l'inattività di molti giovani: sono un nostro assillo costante - rivela il cardinale - Conosciamo da vicino l'angoscia e i drammi, l'inquietudine e la rabbia di molti. Vorremmo avere una speciale capacità taumaturgica per risolvere in particolare questi problemi, tanto siamo convinti che la dignità della persona passa per il lavoro riconosciuto nella sua valenza sociale, così come matura nel grembo della famiglia che però deve essere posta al centro di politiche di sostegno dirette, concrete, efficaci. Non si tratta di una degnazione del mercato: il lavoro è un diritto-dovere iscritto nell'ordine creaturale, e dunque la società ha l'obbligo di porre le condizioni perché esso possa esplicarsi per tutti". Bagnasco ammette infatti che la più viva preoccupazione, come Vescovi, è purtroppo "l'assenza di un affronto serio e responsabile del generale calo demografico, e quindi del rapporto sbilanciato tra la popolazione giovane e quella matura e anziana". Come nemmeno i più lungimiranti analisti avrebbero potuto spiegare, Bagnasco chiarisce che "il fenomeno va ad interessare anche le funzioni previdenziali e pensionistiche non solo delle generazioni a venire ma già di quanti sono oggi giovani - precisando che - Se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale che, considerando anche l'apporto dei nuovi italiani, sia in grado di raccordare fisco, previdenza e pensioni avendo come volano un'efficace politica per la famiglia, l'Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo". Un "patto intergenerazionale" che la politica finora sembra non abbia voluto, e voler, affrontare, forse perché ormai troppo distaccata dalla realtà. Al contrario della Chiesa che, soprattutto in questo delicato momento storico, cerca di essere ancora più presente sul territorio. "Vorremmo, con passo lieve, accostarci al cuore di ciascuno dei nostri connazionali - spiega Bagnasco - e dire la parola più grande e più cara che abbiamo, e che raccoglie ogni buona parola umana: Gesù Cristo. Noi lo annunciamo a tutti come discepoli e Vescovi: Egli è Dio con noi e per noi, affinché abbiamo a non inaridirci, stanchi prigionieri del nostro 'io' ". La Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid ne è solo l'esempio più evidente, dove la "generazione di Benedetto XVI" (http://is.gd/yfykHn) si è riunita per "un'invasione non solo pacifica, ma anche pacificante rispetto ad un contesto attraversato da varie tensioni". "Nel cuore dell'estate si è esplicitato un contrasto stridente tra ciò che avveniva per le vie di Madrid e certe turbolenze in atto nel mondo" evidenzia infatti il presidente della CEI, rilevando come evidentemente si va "configurando proprio nei giovani una grande questione mondiale". "Non può essere un caso fortuito - insiste Bagnasco - né si può spiegare con la semplicistica teoria del contagio sociale, il fatto che sullo scacchiere internazionale siano scoppiate nell'arco degli ultimi dieci mesi una serie di manifestazioni che hanno avuto i giovani come protagonisti indiscussi". "Né indignati, né rassegnati: questo suggeriva qualche confratello Vescovo spagnolo ai giovani della sua nazione - racconta Bagnasco - ed è quello che anche noi suggeriamo ai giovani del nostro Paese, perché si pone in questa direzione il passo efficace per contribuire a superare la crisi che pure ci coinvolge, e farlo in modo creativo e non distruttivo". "In un'indagine condotta durante la GMG - rivela infatti Begnasco - nove giovani su dieci avrebbero dichiarato di attendersi un grande cambiamento nella loro vita in seguito a quella esperienza". Il cardinale sottolinea come sia molto interessante notare "che da questi giovani il cambiamento non sia temuto ma cercato" precisando che gli adulti debbono quindi "prendere sul serio questo loro desiderio". "Dobbiamo prenderli sul serio come fa il Papa - specifica Bagnasco - e come altri hanno fatto lungo la storia. Indicativa, al riguardo, la citazione papale dal 'Parmenide' di Platone: 'Cerca la verità mentre sei giovane, perché se non lo fai, poi ti scapperà dalle mani' (cfr. Incontro con giovani professori universitari, 19 agosto 2011)". Riprendendo le parole di Benedetto XVI, il cardinal Bagnasco esorta quindi i giovani: "Non lasciatevi intimorire da un ambiente nel quale si pretende di escludere Dio e nel quale il potere, il possedere o il piacere sono spesso i principali criteri sui quali si regge l'esistenza. Può darsi che vi disprezzino, come si suole fare verso coloro che richiamano mete più alte o smascherano gli idoli dinanzi ai quali oggi molti si prostrano. Sarà allora che una vita profondamente radicata in Cristo si rivelerà realmente come una novità attraendo con forza coloro che veramente cercano Dio, la verità e la giustizia" (Omelia per i seminaristi, 20 agosto 2011). Bagnasco ricorda anche un'altro importante invito del Santo Padre rivolto alle nuove generazioni, espresso durante l'Omelia alla veglia di preghiera del 20 agosto scorso, quando esortò i giovani a non conformarsi "con qualcosa che sia meno della verità e dell'amore - e ancora - Non conformatevi con qualcuno che sia meno di Cristo. Precisamente oggi, in cui la cultura relativistica dominante rinuncia alla ricerca della verità e disprezza la ricerca della verità, che è l'aspirazione più alta dello spirito umano, dobbiamo proporre con coraggio e umiltà il valore universale di Cristo come salvatore di tutti gli uomini e fonte di speranza per la nostra vita". Il presidente della CEI capisce naturalmente che "la strada si è fatta più impervia e il consumismo potrebbe averci fiaccato" rivelando però che "il popolo italiano odierno sa di non essere da meno delle generazioni che l'hanno preceduto" come sa che "le conquiste di ieri hanno oggi bisogno di essere riguadagnate", chiarendo come "il 'parassitismo esistenziale' " sia infatti "solo istinto di psicologie fragili e derelitte". Bagnasco è fermamente convinto che, ancora, "la gente di questo Paese dà il meglio di sé nei momenti difficili - ammettendo - certo, le occorre per questo un obiettivo credibile, per cui valga la pena impegnarsi". Ma l'obiettivo esiste, annuncia il cardinale e "coincide con il portare l'Italia fuori dal guado in cui si trova anche per un certo scoramento. Portarla fuori perché sia all'altezza delle proprie responsabilità storiche e culturali. Il che significa darle il futuro che merita, e che serve al mondo intero". "L'Italia ha una missione da compiere, l'ha avuta nel passato e l'ha per il futuro. Non deve autodenigrarsi!" sprona quindi tutti gli italiani il presidente della CEI, che ancora una volta rivolto in particolare ai giovani esorta: "In nome dell'amicizia che sentiamo per voi, e che pure abbiamo sentito da voi, vorremmo dirvi: il più e il meglio vengono ora".

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