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Bagnasco: purificare l'aria o nuove generazioni saranno avvelenate

Aprendo i lavori del Consiglio Episcopale Permanente, il cardinal Angelo Bagnasco avverte che "la questione morale, quando intacca la politica, ha innegabili incidenze culturali ed educative", sottolineando la necessità di "purificare l'aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate".

"La questione morale, complessivamente intesa, non è un'invenzione mediatica: nella dimensione politica, come in ciascun altro ambito privato o pubblico, essa è un'evenienza grave, che ha in sé un appello urgente. Non è una debolezza esclusiva di una parte soltanto e non riguarda semplicemente i singoli, ma gruppi, strutture, ordinamenti, a proposito dei quali è necessario che ciascuna istituzione rispetti rigorosamente i propri ambiti di competenza e di azione, anche nell'esercizio del reciproco controllo". E' solo uno degli innumerevoli passaggi del cardinal Angelo Bagnasco, che lunedì 26 settembre ha aperto i lavori della sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente, che si concluderanno giovedì 29 settembre. Bagnasco concentra la sua riflessione sull' "apprensione per le pesanti conseguenze sulla vita della gente e gli effetti interiori di questa crisi che, a tratti, sembra produrre un oscuramento della speranza collettiva". Parla dei giovani, di una "globalizzazione che resta non governata" e di una Italia che "non si era mai trovata tanto chiaramente dinanzi alla verità della propria situazione". E naturalmente della "classe dirigente del Paese" che "deve sapere che ha doveri specifici di trasparenza ed economicità: se non altro, per rispettare i cittadini e non umiliare i poveri - specifica Angelo Bagnasco - Specie in situazioni come quella attuale, ci è d'obbligo richiamare il principio prevalente dell'equità che va assunto con rigore e applicato senza sconti, rendendo meno insopportabili gli aggiustamenti più austeri". Il cardinal Bagnasco evidenzia infatti come mai prima d'ora vi sia la necessità di "riconoscere ai cittadini la titolarità loro dovuta". Una "titolarità" che sembra sia andata perdendosi nel tempo, anche perché, si domanda Bagnasco, "quanti oggi, nel mondo che conta, volteggiano come avvoltoi sulle esistenze dei più deboli per cavarne vantaggi ancora maggiori che in altre stagioni? - e ancora - Questo 'individualismo esasperato e possessivo' non è forse alla radice di tanti comportamenti rapaci in chi può, o ritiene di potere, a prescindere da ciò che è legittimo, giusto, onesto?". Il presidente della CEI esorta quindi l'Italia a correggere, tra l'altro, "abitudini e stili di vita", evidenziando quanto questo sia un "qualcosa di facile a dire, ma estremamente difficile ad applicare, anzitutto per sé". "Conosciamo le preoccupazioni che pulsano nel corpo vivo del Paese, e non ci sfugge certo quel che, a più riprese, si è tentato di fare e ancora si sta facendo per fronteggiarle" spiega Bagnasco, mettendo in risalto soprattutto la preoccupazione dei Vescovi in merito all' "assenza di un affronto serio e responsabile del generale calo demografico, e quindi del rapporto sbilanciato tra la popolazione giovane e quella matura e anziana". "Il fenomeno va ad interessare anche le funzioni previdenziali e pensionistiche non solo delle generazioni a venire ma già di quanti sono oggi giovani" precisa il cardinale, che avverte: "Se non si riescono a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale che, considerando anche l'apporto dei nuovi italiani, sia in grado di raccordare fisco, previdenza e pensioni avendo come volano un'efficace politica per la famiglia, l'Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo". Il cardinal Angelo Bagnasco sottolinea quindi come vi sia "l'impressione" che, nonostante manovre correttive e dichiarazioni d'intenti, tutto ciò non sia "purtroppo ancora sufficiente", soprattutto perché vi è "la riluttanza a riconoscere l'esatta serietà della situazione al di là di strumentalizzazioni e partigianerie". Bagnasco non usa giri di parole per mettere in evidenza quanto "amareggia il metodo scombinato con cui a tratti si procede, dando l'impressione che il regolamento dei conti personali sia prevalente rispetto ai compiti istituzionali e al portamento richiesto dalla scena pubblica, specialmente in tempi di austerità - e come - Rattrista il deterioramento del costume e del linguaggio pubblico, nonché la reciproca, sistematica denigrazione, poiché così è il senso civico a corrompersi, complicando ogni ipotesi di rinascimento anche politico". Ma il presidente della CEI è ancora più diretto quando chiarisce quanto sia mortificante "dover prendere atto di comportamenti non solo contrari al pubblico decoro ma intrinsecamente tristi e vacui", spiegando che quei "racconti che si rincorrono" sulle pagine dei giornali e in tutti i media, "se comprovati, a livelli diversi rilevano stili di vita difficilmente compatibili con la dignità delle persone e il decoro delle istituzioni e della vita pubblica", ricordando che "chiunque sceglie la militanza politica, deve essere consapevole 'della misura e della sobrietà, della disciplina e dell'onore che comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda' (Prolusione al Consiglio Permanente del 21-24 settembre 2009 e del 24-27 gennaio 2011)". "Tornando allo scenario generale - insiste ancora Bagnasco - è l'esibizione talora a colpire. Come colpisce l'ingente mole di strumenti di indagine messa in campo su questi versanti, quando altri restano disattesi e indisturbati. E colpisce la dovizia delle cronache a ciò dedicate" precisando però: "Nessun equivoco tuttavia può qui annidarsi. La responsabilità morale ha una gerarchia interna che si evidenzia da sé, a prescindere dalle strumentalizzazioni che pur non mancano. I comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l'aria e appesantiscono il cammino comune. Tanto più ciò è destinato ad accadere in una società mediatizzata, in cui lo svelamento del torbido, oltre a essere compito di vigilanza, diventa contagioso ed è motore di mercato. Da una situazione abnorme se ne generano altre, e l'equilibrio generale ne risente in maniera progressiva". Il cardinal Bagnasco evidenzia quindi la necessità di "combattere la corruzione, piovra inesausta dai tentacoli mobilissimi, che la politica oggi è chiamata a severo esame" e "l'evasione fiscale" perché "bisogna che gli onesti si sentano stimati, e i virtuosi siano premiati". Bagnasco precisa quindi che "la questione morale, quando intacca la politica, ha innegabili incidenze culturali ed educative. Contribuisce, di fatto, a propagare la cultura di un'esistenza facile e gaudente, quando questa dovrebbe lasciare il passo alla cultura della serietà e del sacrificio, fondamentale per imparare a prendere responsabilmente la vita" avvertendo che non si tratta "solo di fare in maniera diversa, ma di pensare diversamente: c'è da purificare l'aria, perché le nuove generazioni, crescendo, non restino avvelenate".

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