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Bagnasco: politica inguardabile e stampa troppo fusa con la politica

Il cardinal Angelo Bagnasco parla della crisi che sta attraversando la società italiana, che non è solo, e soprattutto, economica. Bagnasco spiega che "la politica che ha oggi visibilità è, non raramente, inguardabile", auspicando un vero rigambio generazionale.

Aprendo l'assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (CEI), il cardinal Angelo Bagnasco spiega che "dalla crisi oggettiva in cui si trova, il Paese non si salva con le esibizioni di corto respiro, né con le slabbrature dei ruoli o delle funzioni, né col paternalismo variamente vestito, ma solo con un soprassalto diffuso di responsabilità che privilegi il raccordo tra i soggetti diversi e il dialogo costruttivo". Parla di tutto il cardinal Bagnasco, dalla Libia al precariato, passando dalla stampa italiana che "appare da una parte troppo fusa con la politica, tesa per lo più a eccitare le rispettive tifoserie, e dall'altra troppo antagonista, e in altro modo eccitante al disfattismo". Il Presidente della CEI chiede quindi una "informazione non scevra da cultura, resoconto scrupoloso, vigilanza critica, non estranea ad acribia ed equilibrio". E forse, con una stampa più simile a quella descritta dal cardinal Bagnasco, la politica sarebbe meno "inguardabile, ridotta a litigio perenne, come una recita scontata e, se si può dire, noiosa", come la definisce il presidente della CEI. "La gente è stanca di vivere nella rissa e si sta disamorando sempre di più dalla politica" sottolinea Angelo Bagnasco, perché la politica è diventata ormai "il dramma del vaniloquio, dentro, come siamo, alla spirale dell'invettiva che non prevede assunzioni di responsabilità". "L'Italia - precisa il cardinale - non è solo certa vita pubblica" ma, spiega, "non ci sono scusanti" per una "rappresentazione della vita politica svincolata dalle aspirazioni generali". "In quanto vescovi - ha proseguito il cardinal Bagnasco - non ci stanchiamo di incoraggiare i gesti di assennatezza che mirano a creare condizioni di pace sociale e di alacre operosità". E proprio a proposito di pace, il presidente della CEI sottolinea come non ci siano giustificazioni alla guerra che l'Italia sta combattendo in Libia, anche se i politici preferiscono chiamarla "naturale sviluppo" della risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Il cardinal Bagnasco spiega che non ci sono giustificazioni nel proseguire l'attacco in Libia, domandando: "Perché per i missili c'erano soldi e intesa politica, mentre per i profughi non ci sono i primi ed è inesistente la seconda?", rinnovando l'invito di Papa Benedetto XVI affinché i bombardamenti lascino il posto ai negoziati. Ma Bagnasco affronta anche il tema del lavoro "che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro". "Vorremmo quindi che niente rimanesse intentato per salvare e recuperare posti di lavoro - prosegue il cardinale - Vorremmo che il denaro non fosse l'unica misura per giudicare un posto di lavoro". Infine, il cardinal Angelo Bagnasco puntualizza che "corrompere i costumi, e ancor più il modo di pensare, è un crimine contro Dio, la persona e la società intera", auspicando quindi un vero ricambio generazionale della politca italiana, precisando che la loro "opzione di fondo, anche per il conforto dei ripetuti appelli del Papa resta quella di preparare una generazione nuova di cittadini che abbiano la freschezza e l'entusiasmo di votarsi al bene comune, quale criterio di ogni pratica collettiva".

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