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Bagnasco: "pensare diversamente" per creare una "società educante"

Il cardinal Angelo Bagnasco ribadisce quanto "la questione morale in politica, come in tutti gli altri ambiti del vivere pubblico e privato" sia "grave e urgente", invitando non tanto a fare ma a "pensare diversamente", affinché "tutta la società diventi educante".

Durante la recita dell'Angelus di domenica 28 agosto, Papa Benedetto XVI, commentando il passo del Vangelo dove Gesù spiega ai suoi discepoli che dovrà "andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno" (Mt 16,21), evidenziava che la realizzazione della vita non deve essere "orientata solamente al successo sociale, al benessere fisico ed economico", perché in tal modo "non si ragiona più secondo Dio, ma secondo gli uomini" e "pensare secondo il mondo è mettere da parte Dio, non accettare il suo progetto di amore, quasi impedirgli di compiere il suo sapiente volere". In quest'ultimo periodo, in particolare, la Chiesa più volte ha cercato di indicare alla società italiana la via da seguire per uscire da questa crisi che rischia di andare a pesare soprattutto sulle famiglie e sui giovani. Anche il cardinal Angelo Bagnasco torna ad affrontare la questione e, in occasione della solennità della Madonna della Guardia, sottolinea senza tergiversare che "c'è bisogno di una grande conversione culturale e sociale, e coloro che hanno particolari responsabilità rispetto alla vita pubblica, in qualunque forma e a qualunque livello, ma anche quanti hanno poteri e interessi economici, ne hanno il dovere impellente più degli altri, sapendo che, attraverso il loro operare, propongono modelli culturali destinati a diventare dominanti". Il presidente della CEI ribadisce quindi quanto "la questione morale in politica, come in tutti gli altri ambiti del vivere pubblico e privato" sia "grave e urgente", specificando che "non riguarda solo le persone ma anche le strutture e gli ordinamenti". "La questione riguarda tutti come un problema non solo politico, ma culturale ed educativo - continua Bagnasco - Non si tratta in primo luogo di fare diversamente, ma di pensare diversamente, in modo più vero e nobile se si vuole purificare l'aria, e i nostri giovani non siano avvelenati nello spirito". L'Arcivescovo di Genova evidenzia di comprendere bene quanto tale compito possa sembrare "arduo perché si tratta di intaccare consuetudini e interessi vetusti, stili e prassi lontani dall'essenziale e dalla trasparenza, dal sacrificio e dal dovere" ma chiarisce che ciò "è possibile perché la gente lo chiede e perché è giusto". Il cardinal Bagnasco si sofferma poi sui giovani e sulla loro educazione, anche perché saranno loro, un domani, a guidare la società. "Formare dei ragazzi senza ideali, e in preda ad un falso concetto di libertà, intesa come fare ciò che si vuole senza altra regola di ciò che piace e comoda, senza il gusto delle regole e dei limiti - avverte Bagnasco - significa farne degli insicuri, incapaci a giudicare le cose con criteri razionali, affidati solo alle emozioni". "Tutta la società deve diventare una società educante", continua Angelo Bagnasco, precisando quindi che "chi ha responsabilità pubbliche oggi e domani, ha questo primario dovere e onore: mettere in movimento delle decisioni puntuali perché la 'cultura della vita facile' ed egoista ceda il passo alla 'cultura della serietà". Il presidente della CEI conclude affermando che questa "grande conversione culturale e sociale" la dobbiamo ai giovani ma anche a noi stessi, e "non ammette ritardi e pigrizie", affidando questa impresa alla benedizione della Santa Vergine della Guardia.

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