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Bagnasco: non "con più consumo e meno figli risistemeremo l'economia"

Il card. Angelo Bagnasco alla presentazione de "Il cambiamento demografico" avverte: "Se non si riusciranno a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale l'Italia non potrà invertire il proprio declino".

Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione de "Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell'Italia" ha toccato un argomento fondamentale per il futuro dell'Italia, cioè la "crescita zero" e le sue infauste conseguenze sociali. Un argomento che i politici toccano di rado, non solo per la delicatezza del problema in sé e per l'impegno che ci vorrebbe nell'affrontarlo, ma soprattutto per la grave miopia che ormai li contraddistingue. Nel suo intervento il card. Bagnasco osserva innanzitutto il problema "esistenziale" che frena lo sviluppo demografico: "Viviamo nell'epoca delle false alternative e anche, di conseguenza, delle promesse tradite. Una di queste false alternative è senz'altro quella tra autonomia e legame: sciolta dal legame, cioè dalla responsabilità, l'autonomia diventa solitudine, anzi solipsismo". Il cardinale sottolinea poi un dato preoccupante: "Non vi è dubbio che una società in cui si interrompe la catena generativa e si blocca il circuito della testimonianza tra le generazioni è una società impoverita e destinata a isterilirsi, oltre che a rivelarsi miope sotto diversi profili". I due profili principali, continua il presidente della CEI, riguardano la "reciprocità" e la "creatività". Su quest'ultima l'Arcivescono di Genova riflette: "L'innovazione infatti non si estrae solo da se stessi, non è il prodotto esclusivamente della genialità dei singoli, ma è sempre un frutto che matura da un contesto aperto, cioè dalla capacità di rileggere la tradizione alla luce delle sfide del presente, accogliendo soprattutto la capacità immaginativa delle giovani generazioni". Il card. Bagnasco quindi afferma che: "A ben guardare, la ragione del calo delle nascite non può essere soltanto di tipo economico. Si tratta piuttosto di una povertà culturale e morale, che ha di molto preceduto lo stato di innegabile crisi che caratterizza la congiuntura presente. La ricetta dunque non può essere quella che ci ha portato a un presente difficile: non è con più consumo e meno figli che risistemeremo l'economia, quanto con una revisione radicale delle priorità". E specifica: "Tale richiamo non vuole essere evidentemente un giudizio per chi affronta con fatica la precarietà del quotidiano, bensì un invito a mutare prospettiva e una critica decisa a una cultura nichilista, che ha lavorato sistematicamente alla decostruzione di uno dei valori che fonda l'umano e lo sostiene e cioè la famiglia e la maternità". Il presidente della Conferenza Episcopale Italiana conclude: "Nasce da quanto sommariamente evocato la preoccupazione della Chiesa per il 'cambiamento demografico': se non si riusciranno a far scaturire, nel breve periodo, le condizioni psicologiche e culturali per siglare un patto intergenerazionale l'Italia non potrà invertire il proprio declino: potrà forse aumentare la ricchezza di alcuni, comunque di pochi, ma si prosciugherà il destino di un popolo. Tale ipotesi va naturalmente scongiurata e il presente Rapporto-proposta si muove nella direzione giusta che è quella di accrescere la consapevolezza di un problema: il che è, se non la soluzione, certamente la premessa del suo superamento".

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