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Bagnasco: lavoro è precario oltre ogni ragionevole parametro

L'Istat presenta il rapporto annuale sull'andamento del Paese, che non sembra certo avere un futuro roseo. E sul tema del lavoro "che manca" o è troppo precario, interviene anche il cardinal Bagnasco, ricordando che solo "nel lavoro c'è la ragione della tranquillità delle persone".

L'Istat presenta il suo rapporto annuale sull'andamento del Paese, che non sembra certo avere un futuro roseo se non saranno applicate immediatamente politiche a lungo, lunghissimo, respiro. L'Istat "fotografa una situazione a dir poco allarmante circa la condizione economica e sociale del Paese" sottolinea Rosy Bindi, presidente dell'Assemblea nazionale del PD, commentando i dati molto preoccupanti emersi, che il sito del PD rissume nei punti più salienti (http://is.gd/rGcrPK): "Il 24% delle famiglie italiane è a rischio povertà ed esclusione sociale. Una famiglia su 4 fa fatica a pagare mutuo e bollette, 4 su 10 non faranno nemmeno una settimana di vacanze, 3 su 10 non possono affrontare spese impreviste. L'occupazione femminile in particolare ha risentito della precarietà e della mancanza di misure a sostegno della crescita per il riassorbimento della disoccupazione, tanto che addirittura la metà delle donne italiane risulta inoccupata, e 800mila donne lavoratrici sono state licenziate perché incinta. Oltre 500.000 giovani hanno perso il lavoro nel biennio 2009 – 2010, mentre sono 2 milioni le persone che ormai non cercano più un'occupazione. La dispersione scolastica ha raggiunto la percentuale record del 19%". E ad affrontare il tema del lavoro "che manca, o è precario in maniera eccedente ogni ragionevole parametro" è anche il cardinal Angelo Bagnasco, aprendo l'assemblea generale della Conferenza episcopale italiana (CEI). Il lavoro precario, troppo precario, come sottolinea Bagnasco, "è motivo di angoscia per una parte cospicua delle famiglie italiane". Il presidente della CEI vorrebbe quindi che "niente rimanesse intentato per salvare e recuperare posti di lavoro" e ancora: "Vorremmo che si riabilitasse anche il lavoro manuale, contadino e artigiano. Vorremmo che gli adulti non trasmettessero ai figli atteggiamenti di sufficienza o disistima verso lavori dignitosi e tuttavia negletti o snobbati. Vorremmo che il denaro non fosse l'unica misura per giudicare un posto di lavoro. Vorremmo che i lavoratori non fossero lasciati soli e incerti rispetto ai cambiamenti necessari e alle ristrutturazioni in atto. Vorremmo che gli imprenditori si sentissero stimati e stimolati a garantire condizioni di sicurezza nell'ambiente di lavoro e a reinvestire nelle imprese i proventi delle loro attività. Vorremmo che tutti i cittadini sentissero l'onore di contribuire alle necessità dello Stato, e avvertissero come peccato l'evasione fiscale - e anche - Vorremmo che il sindacato, libero mentalmente, fosse sempre più concentrato nella difesa sagace e concreta della dignità del lavoro e di chi lo compie, o non riesce ad averne". Il cardinal Bagnasco sottolinea che quella "angoscia" generata dalla precarietà, è anche della Chiesa, ricordando che solo "nel lavoro c'è la ragione della tranquillità delle persone, della progettualità delle famiglie, del futuro dei giovani".

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