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Bagnasco: crisi è di sistema e si supera insieme. La storia giudicherà

Nel corso dell'omelia in occasione della Solennità della Madonna della Guardia, il cardinal Angelo Bagnasco sottolinea bisogna "superare insieme la gravissima crisi sistemica e strutturale", aggiungendo: "Il momento è decisivo: dalla sua soluzione dipende anche la tenuta sociale".

"E' inutile nasconderci che nel cuore abbiamo il peso della crisi che attanaglia, e il pensiero corre al lavoro di chi l'ha e spera di tenerlo, di chi lo cerca e non riesce a trovarlo, di chi l'ha perso", esordisce il cardinal Angelo Bagnasco introducendo l'omelia celebrata nel corso della messa in occasione della Solennità della Madonna della Guardia, affidando tali problematiche alla Madonna perché "certi che dirà una parola al cuore di ciascuno e darà una luce a tutti". Il Cardinal Angelo Bagnasco sottolinea immediatamente che questa grave crisi economica "che ha ricadute pesantissime e preoccupanti sull'occupazione e sulla vita sociale del Paese come dell'Europa e del mondo, non è una crisi congiunturale ma di sistema", aggiungendo quindi che non può essere affrontata "con formule rapide e parziali". Bagnasco ammette poi che per uscire dalla crisi non è possibile neanche "un affronto puramente nazionale che prescinda da quel contesto europeo e mondiale il quale - pur presentando vischiosità e particolarismi - sarebbe illusorio e suicida sottovalutare", precisando però che in tale contesto bisogna "poter stare con competenza ed autorevolezza". Per "uscire dalla strettoria", insiste quindi Bagnasco, è necessario stare "insieme" perché "se le persone si sentono sole di fronte alle difficoltà, si deprimono e si arrendono, finiscono ai margini della vita". E per questo che "la Chiesa, spinta dalla sollecitudine per la Nazione, fa appello alla responsabilità dell'intera società nelle sue articolazioni – istituzioni, mondo politico e della finanza, del lavoro e delle sue rappresentanze – perché prevalga il bene generale su qualunque altro interesse". Bagnasco chiarisce come sia "necessario stringere i ranghi dell'amore al Paese" perché "la vita della gente è segnata in modo preoccupante, e sente che il momento è decisivo: dalla sua soluzione dipende anche la tenuta sociale". "E' l'ora di una solidarietà lungimirante - prosegue Bagnasco - della assoluta concentrazione sui problemi prioritari dell'economia e del lavoro, della rifondazione della politica e delle procedure partecipative, della riforma dello Stato: problemi che hanno come centro la persona e ne sono il necessario sviluppo". Il presidente della CEI ricorda infatti che "quando – per interessi economici - sull'uomo prevale il profitto, oppure – per ricerca di consenso – prevalgono visioni particolaristiche e distorte, le conseguenze sono devastanti e la società si sfalda", ed ecco perché, insiste Bagnasco, "superando prospettive ideologiche, è necessario tenere ben saldo il legame con quei valori che fanno parte della nostra storia e ne costituiscono il tessuto profondo: tessuto che a qualcuno sembra talmente acquisito da non aver bisogno di attenzione e di presidio alcuno, e da altri è guardato con sospetto o insofferenza come se fosse un intralcio al progresso". Da qui il monito di Bagnasco, chiarendo che "la gente non perdonerà a nessuno la poca considerazione verso la famiglia così come la conosciamo" perché "la famiglia – oltre ad essere il grembo naturale della vita nella sua inviolabilità – si rivela ancora una volta come il fondamento affidabile della coesione sociale, baluardo educativo dei giovani, vincolo di solidarietà tra generazioni" e per questo "merita di essere molto di più considerata sul piano culturale, e sostenuta sul piano politico ed economico". Il cardinal Angelo Bagnasco quindi avverte che "se la famiglia fonda la società, la presidia e le garantisce futuro, la società a sua volta deve presidiare la famiglia riconoscendone pubblicamente il valore unico, e ponendo in essere tutte quelle misure necessarie e urgenti affinché non sia umiliata e non deperisca". Bagnasco rammenta che "in questo contesto difficile, anche la Chiesa fa la sua parte con responsabilità e impegno", spiegando: "Sacerdoti e anime consacrate, operatori laici giovani e adulti, sono una schiera generosa e fedele che non aspetta ringraziamenti umani, ma che cerca di allargare sempre più le braccia per accogliere quanti più possibile: scovando chi, per pudore, non chiede ma ha bisogno. Denigrare o ostacolare in modo subdolo questa presenza vicina a tutti, significa far del male alla gente indigente e sola alla ricerca di un pane, ma prima ancora di attenzione, ascolto, fiducia". Bagnasco conclude quindi l'omelia invitando tutti ad invocare "la sapienza di Dio, consapevoli che sulla capacità di superare insieme la gravissima crisi sistemica e strutturale, nazionale e internazionale, la storia giudicherà: non solo la storia di domani, ma già quella di oggi che si esprime nel sentire della gente a volte stremata e smarrita. Prima di qualunque, pur legittima bandiera particolare, infatti, viene la bandiera della Nazione".

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