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Bagnasco: Chiesa paghi ICI? Ok discutiamo. Ma anche tutto il no profit

La polemica, cavalcata in particolare da alcuni gruppi politici e media, sul fatto che "la Chiesa" non paghi l'ICI sembra ormai al limite del grottesco. Bagnasco ritorna sull'argomento, ma ancora una volta spesso "si riprende" solo quello che fa più comodo.

Sembra che il problema della crisi si possa risolvere solamente facendo pagare l'ICI alla Chiesa, come spesso riduttivamente è riassunta la questione (facendo confusione tra Vaticano, diocesi italiane ed enti religiosi). Mentre molti illustri analisti continuano a gridare a gran voce che la colpa della cridi del debito è da imputare semplicemente al fatto che l'Italia non possiede più una moneta sovrana (leggi "Sarà una strage" di Paolo Barnard http://is.gd/nRwLMs), molti media continuano a fare gran cassa sul fatto che l'ICI non venga pagata dalla Chiesa, e che questa debba quindi sobbarcarsi di quegli stessi sacrifici imposti alla stragrande maggioranza degli italiani. "Io vedo innanzitutto una volontà di portare a livello mediatico una cosa che viene stravolta nella sostanza. Questo è il primo punto, cioè dare notizie non vere. Il secondo aspetto è il riproporsi di un filone, di un certo astio, di un atteggiamento pregiudizialmente contrario alla Chiesa" sottolinea prima di tutto il prof. Carlo Cardìa, docente di diritto ecclesiastico presso l'Università di Roma Tre, ai microfoni di Radio vaticana, rispondendo alle domande di Sergio Centofanti (http://is.gd/kFot0N). Cardìa spiega quindi, per cercare di riportare sul giusto binario la discussione che in questi giorni infiamma gli animi, che "la legge ordinaria dice che l'esenzione da questa famosa ICI riguarda le attività, attenzione, non si riferisce soltanto agli enti cattolici ma a tutti gli enti, cattolici, di altre confessioni religiose, laici, le Onlus. Quindi è una norma generale. Allora esiste un regime che riguarda tutti e che dice: quando le attività sono di interesse sociale non si applica l'ICI" domandandosi: "Onestamente, la Chiesa che cosa c'entra? Certamente si può dare l'ipotesi di qualcuno che può camuffare un immobile e questo lo può fare anche una persona che non ha nulla a che vedere con la Chiesa ma stiamo nella patologia: queste persone, se esistono, devono essere colpite". E infatti il cardinal Angelo Bagnasco già il 26 settembre scorso, aprendo i lavori della sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente, ricordava: "Quanto alla discussione, non sempre garbata e informata, che c'è stata negli ultimi tempi circa le risorse della Chiesa, facciamo solo notare che per noi, sacerdoti e Vescovi, e per la nostra sussistenza, basta in realtà poco. Così come per la gestione degli enti dipendenti dalle diocesi: essa si ispira ai criteri della trasparenza, senza i quali non potrebbe sussistere l'estimazione da parte di molti. Se abusi si dovessero accertare, siano perseguiti secondo giustizia, in linea con le norme vigenti. Per il resto, ci affidiamo all'intelligenza e all'onestà degli uomini, segnalando che risposte a nostro avviso esaurienti, seppur non troppo considerate, sono già state offerte all'opinione pubblica: segnalo per tutte la pagina a firma di Patrizia Clementi, pubblicata su Avvenire lo scorso 21 agosto" (al link l'articolo integrale "Agevolazioni, ecco la verità" http://is.gd/nsUTHY). La Clementi riassume il concetto ricordando infatti che "partendo dal dato normativo è facile verificare come una gran parte delle affermazioni riportate insistentemente sull'argomento siano del tutto errate. Non è vero che l'esenzione sia destinata a favorire solo gli enti appartenenti alla Chiesa cattolica, dal momento che si applica a tutti gli enti non commerciali, categoria nella quale gli enti ecclesiastici rientrano esattamente come molti altri soggetti del mondo del cosiddetto non profit come, ad esempio, le associazioni sportive dilettantistiche e quelle di promozione sociale, le organizzazioni di volontariato e le onlus, le fondazioni e le pro-loco, le organizzazioni non governative e gli enti pubblici territoriali, le aziende sanitarie e gli istituti previdenziali". Quindi non è "la Chiesa" che dovrebbe cominciare a pagare l'ICI (o IMU che sia) ma tutti questi enti non commerciali. Il professor Cardìa precisa quindi che questi enti (cattolici, ebraici, valdesi, le Onlus, quindi anche i laici ) non solo "svolgono una funzione che dovrebbe svolgere lo Stato" ma che allo stesso tempo "liberano lo Stato da un onere che sarebbe molto più forte per lui". Non essendo soddisfatti, però, di tutta una serie di spiegazioni, alcune frange politiche che fanno dell'attacco alla Chiesa il loro portabandiera, hanno continuato imperterriti la loro battaglia, ignorando tali argomentazioni. Aiutati spesso da una parte dei media che hanno avuto la premura di alimentare tale campagna, forse non pensando che un cambio di normativa potrebbe andare a toccare non solo "la Chiesa" ma anche tutti gli enti no profit (che in questo momento di crisi rischierebbero anche di chiudere). Il cardinal Angelo Bagnasco torna quindi sulla questione, e intervenendo a Genova a margine di un incontro promosso dal gruppo ligure dell'Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti) sul tema "Elite di potere ed etica", ribadisce: "In linea di principio, la normativa vigente è giusta, in quanto riconosce il valore sociale delle attività svolte da una pluralità di enti no profit e, fra questi, degli enti ecclesiastici. Questo è il motivo che giustifica e al tempo stesso delimita la previsione di una norma di esenzione", sottolineando ancora una volta come sia "altrettanto giusto, se vi sono dei casi concreti nei quali un tributo dovuto non è stato pagato, che l'abuso sia accertato e abbia fine". Bagnasco però specifica anche che "in quest'ottica, non vi sono da parte nostra preclusioni pregiudiziali circa eventuali approfondimenti volti a valutare la chiarezza delle formule normative vigenti" precisando però "con riferimento a tutto il mondo dei soggetti non profit, oggetto dell'attuale esenzione". Quest'ultima parte, però, stranamente viene spesso omessa (o non abbastanza evidenziata) da chi avrebbe il compito (spesso il dovere) di spiegare la notizia, contribuendo così a creare solo più disinformazione e inutili contrapposizioni.

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