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Roma Rebibbia: due evasi come Totò e Peppino. Sindacati: colpa vigilanza dinamica

Evasi dal carcere di Roma Rebibbia due detenuti che sarebbero dovuti uscire dal penitenziario nel 2018. "Una fuga da manuale" commenta il sindacato SiNAPPe, visto che i due evasi hanno segato le sbarre e si sono dal muro di cinta del carcere di Roma Rebibbia scappando, come in un film di Totoò e Peppino, ironizza il COO.S.P. I sindacati della polizia penitenziaria, tra cui l'UGL, denunciano "la riduzione della sorveglianza diretta" sostituita con la "vigilanza dinamica".

"Una fuga da manuale, dove la realtà non lascia spazio all'immaginazione, è quella messa in atto da due detenuti romani, ristretti presso la III Casa Circondariale di Roma Rebibbia la scorsa notte" sottolinea in una nota il SiNAPPe (Sindacato nazionale autonomo polizia penitenziaria), commentando l'evasione di Giampiero Cattini, 42 anni di Tor Bella Monaca, e di Sergio Di Palo, 34 anni di Primavalle, entrambi arrestati per numerosi reati come rapina, legge armi, lesioni, furto aggravato, ricettazione (come riporta repubblica.it) e condannati da poco a 4 anni di reclusione, tanto che sarebbero dovuti uscire dal carcere nel 2018. A far clamore il fatto che i due evasi sono fuggiti dal carcere di Rebibbia di Roma segando le sbarre e calandosi dal muro di cinta del penitenziario con delle lenzuola annodate, come nel film di Totò e Peppino quando si dileguano allo stesso modo "sotto gli sguardi della vigilanza", ironizza il COO.S.P. (Coordinamento Sindacale Penitenziario). Il SiNAPPe però sottolinea che "complice" della rocambolesca evasione è proprio "la cronica carenza di organico che affligge, in forma grave" il carcere Rebibbia di Roma. Il sindacato racconta: "Il tutto è accaduto pochi attimi prima della chiusura serale delle celle, che avviene alle 22.30; i due detenuti, fino a pochi minuti prima presenti in sezione, non sono rientrati nella loro stanza detentiva. Il poliziotto di turno, accortosi nell'immediato dell'assenza, ha dato subito l'allarme richiamando i pochissimi colleghi in servizio (5 in tutto, compreso lo stesso ed il superiore di sorveglianza generale). La ricerca ha portato alla scoperta delle sbarre segate di una finestra, sita in un luogo non controllato dalle telecamere, dalla quale i due si sarebbero calati nell'area esterna".

"L'evento verificatosi è estremamente grave, soprattutto perché ha posto in evidenza quelle che sono le enormi carenze, strutturali e di gestione, del penitenziario romano" conclude la segreteria generale del SiNAPPe, ricordando come "negli ultimi tempi, a causa della mancata reintegrazione del personale trasferito o posto in quiescenza, il livello di sicurezza del penitenziario de quo è sceso ad un minimo storico" motivo per cui il sindacato "ha più volte invocato l'intervento dei Superiori Uffici affinché sia ivi assegnato nuovo personale, di ogni ruolo, stante l'esigua presenza anche dei sottufficiali", opponendosi al contempo "all'attuazione della sorveglianza dinamica, impossibile da garantire con gli standard attuali". Ad evidenziare "l'ennesimo segnale della fragilità del nostro sistema penitenziario" anche Giuseppe Moretti, il segretario nazionale dell'UGL Polizia Penitenziaria. In una nota, l'UGL precisa come "siano numerose le criticità presenti nell'apparato dell'amministrazione penitenziaria, che non considera correttamente l'inadeguatezza delle strutture delle carceri finanche per accogliere detenuti sottoposti a percorsi di recupero su reati commessi attraverso la dipendenza da sostanze stupefacenti". La III Casa Circondariale di Roma Rebibbia è infatti adibita al "trattamento avanzato per i tossicodipendenti". Moretti dell'UGL chiarisce: "In particolare la struttura dalla quale sono evasi i due detenuti, di cui uno parrebbe ad elevato indice delinquenziale, non era dotata di alcuna tecnologia che permettesse un eventuale controllo in assenza di personale di sentinella e con recinzione inadeguata. Infatti la sede in questione è destinata ad ospitare detenuti a custodia attenuata, tanto che dovrebbero esservi allocati soggetti in semilibertà in una sezione appena ristrutturata". Per il sindacalista è quindi "necessario interrogarsi sull'efficacia del progetto di riduzione della sorveglianza diretta da parte della Polizia Penitenziaria, ovvero dell'attuazione della vigilanza dinamica".

Aggiornamento: i due evasi sono stati poi catturati dalla Polizia.

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