le notizie che fanno testo, dal 2010

Detenuti di Sollicciano a Papa Francesco: parrocchie ci accolgano come i migranti

Il prossimo 10 novembre Papa Francesco sarà a Prato e a Firenze, e così i detenuti del carcere di Sollicciano hanno scritto al Pontefice a cui hanno chiesto di "farsi interprete" della loro "voce soffocata". Oltre ad un "forte richiamo alla società civile" come l'auspicio di una amnistia, i detenuti di Sollicciano chiedono a Papa Francesco che inviti le cinquantamila parrocchie a farsi carico ciascuna di un detenuto, come per i migranti.

Il prossimo 10 novembre Papa Francesco sarà a Prato e a Firenze, e così i detenuti del carcere di Sollicciano hanno scritto al Pontefice poiché, chiedono, "abbiamo bisogno di una tua presenza". In occasione del Giubileo della Misericordia, Papa Francesco aveva infatti invitato i legislatori a pensare ad una amnistia.
"Abbiamo tentato ogni strada in questa lotta per la sopravvivenza che pratichiamo quotidianamente" si legge nella lettera, ma i detenuti denunciano: "Finiamo sempre per essere strumentalizzati con finalità ignobili, talvolta anche da chi ci dovrebbe aiutare. Siamo terreno di speculazione per tutti". I detenuti di Sollicciano chiedono quindi a Papa Francesco di "farsi interprete" della loro "voce soffocata" e "di urlare per noi ad un Paese la cui sete di vendetta sembra essere l'unica risposta. Un Paese che sembra addormentato, o piuttosto avvinghiato negli interessi personali incamminati per sentieri di solitudine e smarrimento collettivi. Una sorta di follia che vede noi ultimo anello di una catena che tocca tutti i cittadini e quelli più fragili in modo particolare".

I detenuti ricordano infatti che in carcere "giorno è una lotta per restare umani, per non perdere noi stessi e la nostra dignità" poiché mancano le "necessità primarie" quali "cibo, acqua calda, igiene, il semplice spazio vitale, il contatto con gli affetti", evidenziando: "Il carcere funziona come una discarica, dove nascondere i problemi sociali. Ci siamo anche convinti che essere poveri è una colpa!". "E che dire quando si riesce a sopravvivere alla condanna? Cosa ci aspetta fuori da qui? - proseguono - La risposta noi la sappiamo, ce l'abbiamo sotto gli occhi ogni giorno coi rientri quotidiani in carcere: ergastolani a rate, colpevoli per sempre!". I detenuti del carcere di Sollicciano riflettono infatti: "Non soffriamo solamente la privazione della libertà e la perdita della dignità, ma anche la perdita del futuro". I carcerati quindi concludono, rivolgendosi a Papa Francesco: "Non ti chiediamo di venirci a trovare (..) Abbiamo bisogno di sapere che condividi le nostre angosce, perché questo ci darà la forza di sperare. Abbiamo bisogno di un Tuo forte richiamo alla società civile come hai fatto alcuni giorni fa perché faccia fronte alle sue responsabilità e non volti la faccia dall'altro lato. E anche un tuo invito alle cinquantamila parrocchie perché ciascuna si faccia carico di un detenuto, magari a fine pena, non sarebbe poca cosa!". Tra gli ultimi, infatti, non ci sono solo i migranti.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: