le notizie che fanno testo, dal 2010

Caporalato, Cia a Martina e Poletti: serve etichetta etica

Dopo la riunione al Mipaaf con i ministri Maurizio Martina e Giuliano Poletti per trovare delle misure per contrastare il lavoro nero e il caporalato, il presidente della Confederazione italiana agricoltori Dino Scanavino accoglie con soddisfazione l'idea della "Rete del lavoro agricolo di qualità" e rilancia l'idea dell' "etichetta etica" affinché siano resi pubblici i prezzi all'origine dei prodotti.

Dopo la riunione al Mipaaf con i ministri Maurizio Martina e Giuliano Poletti per trovare delle misure per contrastare il lavoro nero e il caporalato, il presidente della Confederazione italiana agricoltori Dino Scanavino accoglie con soddisfazione l'idea della "Rete del lavoro agricolo di qualità" che viene considerato "uno strumento importante soprattutto se l'iscrizione prevederà il riconoscimento di adeguate forme di premialità". Il presidente della Cia chiede infatti di "creare un sistema virtuoso cui possono aderire le imprese agricole che operano nel rispetto delle leggi e dei contratti collettivi di lavoro. - aggiungendo - Con un approccio finalmente teso a sviluppare non solo azioni punitive, ma anche azioni positive innescando una buona contaminazione tra imprese virtuose, che vedono nell'adesione alla Rete l'inserimento in un contesto di trasparenza, di collaborazione con le amministrazioni preposte e di benefici, quali l'orientamento della vigilanza verso le imprese non iscritte alla Rete". Scanavino invita però il governo ad "introdurre meccanismi semplici e non ulteriori appesantimenti burocratici".

Nello stesso tempo, Scanavino ha sottolineato che "la Rete non può, da sola, arginare l'odioso fenomeno del caporalato che va combattuto, in ogni caso, attraverso l'applicazione effettiva delle leggi già esistenti in termini di sanzioni, nonché attraverso la realizzazione, da tanto tempo richiesta da Cia, di un sistema ispettivo efficace, razionale e di qualità". "Quelle morti nei campi sono intollerabili, è ora che il mondo agricolo si pronunci chiaro e forte contro il lavoro nero e il caporalato" dichiara infatti Scanavino, precisando ch è arrivato il momento di affiancare alla completa tracciabilità dei prodotti anche "la tracciabilità etica dei prodotti". Il presidente della Cia chiede quindi il varo di una vera e propria "etichetta etica" per rendere anche consapevoli i consumatori che "sotto un certo prezzo un prodotto agricolo non può essere stato ottenuto nel rispetto delle leggi, prime tra tutte quelle sul lavoro". L'idea infatti è quella di "rendere pubblici i prezzi all'origine dei prodotti: si va dalla 'firma' del produttore per arrivare al modello agricolo impiegato per la coltivazione (industriale piuttosto che biologico o biodinamico), la quantità di acqua utilizzata, i trattamenti sanitari effettuati, il prezzo pagato al produttore, oltre alla dicitura chiara in etichetta 'no sfruttamento', per dimostrare che le regole sulla manodopera utilizzata siano state rispettate. Previste anche le scritte in braille per i non vedenti". La proposta di Cia si formalizza infatti con un marchio "no sfruttamento" che sarà apposto sui prodotti delle imprese aderenti alla confederazione.

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: