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Maya: fine della civiltà a causa dei cambiamenti climatici

Se non esistono prove per la fine del mondo 2012, nuove teorie sembrano poter svelare la misteriosa fine della civiltà Maya. Più che Nibiru, spostamenti dell'asse terrestre, profezie e variazioni del campo magnetico della Terra, a decretare la scomparsa dei Maya sarebbero stati i cambiamenti climatici.

Mentre non esiste alcuna prova della fine del mondo il 21 dicembre 2012, come cerca di spiegare anche la NASA smontando in particolare la credenza del piantena Nibiru, alcuni ricercatori presentano una nuova teoria sull'enigmatica fine della civiltà Maya. La complessa civiltà Maya, che è fiorita nella zona che si estende dal sud della Penisola dello Yucatán fino all'Honduras e El Salvador passando per Guatemala e Belize, sarebbe stata distrutta, stando a quest'ultima ricerca, dai cambiamenti climatici, in particolare da un lungo periodo di siccità. Il mistero della scomparsa della civiltà Maya, che ha abbandonato i suoi maestosi templi e il suo progresso soprattutto in campo matematico e astronomico, ha da sempre affasciato studiosi e ricercatori. Tra questi, un gruppo di scienziati che hanno analizzato una stalagmite prelevata dalla grotta Yok Balum scoperta di recente nel Belize, che si trova proprio vicino ad uno dei classici insediamenti Maya.

Questa stalagmite è cresciuta lentamente ma con continuità dal 40 avanti Cristo al 2006 dopo Cristo, e ciò ha permesso ai ricercatori di tracciare una dettagliata storia dei mutamenti climatici avvenuti nel corso di 2000 anni. Il gruppo di ricercatori era composto da climatologi, archeologi ed esperti di scrittura Maya, guidati dal professor Douglas Kennett, un antropologo ambientale della Pennsylvania State University, che ricorda come il culmine della civiltà Maya va dal 300 al 1000 dC circa. Grazie allo studio della stalagmite, si è scoperto che in un primo arco di tempo nella zona dove si è sviluppata la cività Maya sono cadute abbondanti piogge, preservando un clima umido che favorisce l'abbondanza in agricoltura. Dopo il 660 dC, però, le cose cominciarono a cambiare.

Il clima ha cominciato a divenire infatti più secco, con sempre più frequenti periodi di siccità. Tra l'820 e 870, che corrisponde al Periodo Classico Finale, le piogge sono state sempre meno abbondanti, e per questo si presume che la popolazione ha cominciato ad abbandonare le città e le campagne, decretando pian piano il declino della civiltà Maya. Naturalmente, la fine dei Maya è avvenuta nel corso di alcuni secoli, ma il professor Douglas Kennett ipotizza che il loro mondo sarebbe andato completamente distrutto tra il 1020 e il 1100, a causa di una lunga e devastante siccità. Le difficili condizioni climatiche avrebbero inoltre provocato guerre e contrasti, causando la fine del progresso, della cultura e dell'evoluzione della civiltà Maya. Lo studio pubblicato su Science ha interessato molti antropologi, e non solo, tanto che è stato annunciato che, partendo da tali dati, si cercherà di approfondire la relazione tra cambiamenti ambientali e quelli sociali. Se tale teoria fosse confermata, la fine dei Maya potrebbe essere quindi un monito anche per la cività odierna.

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