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Filippine: Eni e Italcementi accusate di violare diritti umani con cambiamenti climatici

"La Commissione nazionale per i diritti umani delle Filippine (CHR) ha ufficialmente chiesto a 47 grandi aziende di rispondere dell'impatto che le loro attività economiche hanno sul clima globale a causa dell'uso di combustibili fossili e delle possibili conseguenti violazioni dei diritti umani. Tra le aziende citate figurano anche Eni e Italcementi", fa sapere in una nota Greenpeace.

"La Commissione nazionale per i diritti umani delle Filippine (CHR) nella giornata del 27 luglio ha ufficialmente chiesto a 47 grandi aziende di rispondere dell'impatto che le loro attività economiche hanno sul clima globale a causa dell'uso di combustibili fossili e delle possibili conseguenti violazioni dei diritti umani" viene esposto in un comunicato di Greenpeace.

"Tra le aziende citate figurano anche Eni e Italcementi - continua dunque l'Ong -, oltre a multinazionali come Chevron, Exxon Mobil, Royal Dutch Shell e Total. L'indagine è partita in seguito a una petizione presentata nel settembre 2015 da alcuni sopravvissuti a disastri climatici insieme a diversi esponenti della società civile, tra cui Greenpeace South Asia. La Commissione per i diritti umani delle Filippine ha inviato alle aziende coinvolte una copia della denuncia corredata da un ordine ufficiale che impone alle imprese di rispondere entro 45 giorni."

«Siamo stati colpiti da tempeste, siccità ed eventi meteorologici estremi, e i cambiamenti climatici stanno aggravando la situazione. Vogliamo solo vivere una vita dignitosa e tranquilla, senza paura e senza essere in balia delle grandi aziende che si interessano solo ai loro profitti. Non abbiamo scelta, dobbiamo difendere i nostri diritti. Vogliamo giustizia, e la possibilità di proteggere quel poco che abbiamo lasciato ai nostri figli», dichiara Veronica 'Derek' Cabe, tra i promotori della petizione, proveniente dalla provincia filippina di Bataan.

"In questa zona delle Filippine le comunità locali si stanno battendo contro la costruzione di una nuova centrale a carbone e alcuni impianti di stoccaggio di questo combustibile fossile. Proteste che potrebbero esser costate la vita a Gloria Capitan - si sottolinea quindi -, una delle leader della comunità, assassinata in un agguato lo scorso 1 luglio. I firmatari della petizione da cui è partita l'indagine hanno chiesto alla Commissione anche di sollecitare le aziende a presentare i propri piani d'azione per eliminare, contrastare e prevenire gli effetti devastanti dei cambiamenti climatici."

"Inoltre i promotori di questa iniziativa chiedono di fermare in tutto il mondo l'estrazione di combustibili fossili: un altro segnale chiaro per aziende e governi - si segnala -, che devono cambiare immediatamente rotta e dirigersi da subito verso un futuro 100 per cento rinnovabile per tutti."
«Coloro che hanno guadagnato di più dall'emissione di gas serra in atmosfera devono ora impegnarsi a evitare altri disastri provocati dai cambiamenti climatici. Questo è il primo passo nella giusta direzione. Il coraggioso popolo filippino è il primo a chiedere ai più grandi inquinatori del mondo di rendere conto delle proprie emissioni», afferma Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International.

Si descrive infine: "È la prima volta che un organo istituzionale come la Commissione filippina per i diritti umani prende provvedimenti per verificare gli impatti dei cambiamenti climatici sui diritti umani e le responsabilità delle aziende. Le udienze preliminari dovrebbero iniziare il prossimo ottobre."

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