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COP21: se la CO2 "sequestrata" diventa business, dai pomodori alla cola

COP in inglese significa "poliziotto", e a Parigi i poliziotti del clima, anzi del "riscaldamento globale" pensano ad "obiettivi vincolanti" per scongiurare lo scioglimento dei poli. Ma mentre la scienza non è unanime sulle conclusioni "catastrofiste" dei potenti del mondo, c'è chi pensa che l'entusiasmo di Obama, Hollande e in piccolo anche di Renzi, stia nel business che dalla CO2 si può ricavare. Ma Sant'Agostino aveva già capito l'inganno.

I grandi della Terra, o meglio i governanti delle nazioni egemoni del pianeta (non tutti eletti democraticamente, come il premier italiano Matteo Renzi), si sono riuniti a Parigi per decidere su come "cambiare il tempo che fa", cioè il clima. In effetti, da che mondo è mondo, si sa che i politici fanno "il bello ed il cattivo tempo", ma nella XXI Conferenza delle Parti dell'UNFCCC meglio conosciuta come Cop21, i governanti forse si sono presi un po' troppo alla lettera. "Ora o mai più" tuonano, ricordando come "l'ora delle decisioni irrevocabili" sul clima sia ormai giunta. Si parla già di "obiettivi vincolanti" e ciò significa in soldoni altre tasse, balzelli, e soppressione delle libertà "alla francese" (che per ora ha derogato alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo). E chi ovviamente ha dei dubbi sul riscaldamento globale, un fulmine lo colga. Eppure l'eco delle parole pronunciate qualche anno fa da Richard Lindzen, stimato professore del MIT, fisico dell'atmosfera, continuano a librare di sito in sito: "(...) le generazioni future si meraviglieranno, attonite, di come agli inizi del XXI secolo il mondo sviluppato sia stato colpito da un panico isterico per un aumento della temperatura a livello mondiale di pochi decimi di grado e di come, sulla base di grossolane esagerazioni nelle proiezioni fatte al computer, abbia potuto profetizzare la necessità di un totale rovesciamento dell'era industriale".

Come spesso accade per gli scienziati fuori dal coro, la biografia di Richard Lindzen su Wikipedia italiana non esiste, ma con un po' di pazienza, anche per chi non mastica bene l'inglese, si potrà leggere su Wikipedia inglese come il professor Lindzen abbia "espresso la sua preoccupazione per la validità dei modelli informatici utilizzati per prevedere i futuri cambiamenti climatici". Secondo il professore del MIT infatti il riscaldamento atmosferico previsto potrebbe infatti essere sopravvalutato, e di molto. Ma nell'ora delle decisioni fatali, i computer ordinano ai potenti della terra che non vi è spazio per il dubbio, ma solo per le certezze. Perché oggi fa più caldo di ieri, e questo (incredibilmente) porterà più freddo, ma anche se portasse più caldo, comunque (questa è la premessa meteo del Cop21) è il segno che il tempo non è più quello di una volta. Anche se i tempi, forse sì, sono sempre gli stessi, anche questi ultimi.

Si pensi che anche Sant'Agostino si era scagliato contro la retorica della Cop21 di Parigi. Il santo amato da Papa Benedetto XVI partiva ovviamente dal luogo dove il tempo era sempre bello, avvertendo nei suoi Discorsi: "Non è forse vero che, da quando siamo stati espulsi dal paradiso, trascorriamo quaggiù giorni cattivi? Così i nostri antenati si lamentarono dei loro giorni e gli avi loro si lamentarono dei loro giorni. A nessun uomo son piaciuti mai i giorni della sua vita. Piuttosto, ai posteri piacciono i giorni degli avi; e a costoro, a loro volta, piacevano i giorni che essi non avevano esperimentato e per questo li trovavano piacevoli. Quanto al presente invece, provoca una sensazione pungente. Non dico: 'Ti si accosta di più', ma [è un fatto che] ti punge il cuore ogni giorno. Ogni anno, quando sentiamo freddo, di solito diciamo: Non ha mai fatto un freddo così; non ha mai fatto un caldo così".

Per questo l'anima del commercio si basa sull'archetipo metereologico insito nell'uomo. Non si dice forse che un venditore è eccezionale quando sarebbe capace di vendere un frigorifero ad un eschimese? Non si fa peccato dunque a sospettare che i premier riuniti al Cop21 per "vincolare" il mondo alle loro decisioni (si ricordi che "cop" in inglese significa non a caso "poliziotto") abbiano dei fini "commerciali" per l'economia mondiale (retta da loro, ovviamente). Un esempio di che cosa potrebbe portare il business del "sequestro" della CO2 (il principale "gas serra" che si vorrebbe elimiare dall'atmosfera) lo si è già intuito dai progetti che vogliono iniettare l'anidride carbonica sottoterra. Per chiarezza, per chi ha poca dimestichezza con la chimica, CO2 è la formula dell'anidride carbonica (chiamata anche biossido di carbonio, gas silvestre e più correttamente diossido di carbonio) che è un ossido acido (anidride) formato da un atomo di carbonio legato a due atomi di ossigeno. Per chi pensasse che fosse solamente un prodotto di scarto delle ciminiere ecco una breve sintesi: "L'anidride carbonica è una sostanza fondamentale nei processi vitali delle piante e degli animali. E' ritenuta uno dei principali gas serra presenti nell'atmosfera terrestre. E' indispensabile per la vita e per la fotosintesi delle piante, ma è anche responsabile dell'aumento dell'effetto serra". Questa ultima frase tratta da Wikipedia italiana ne rivela chiaramente l'orientamento "riscaldista".

Anche l'Italia avrebbe un grande futuro nel nascondere la polvere (cioè la CO2) sotto il tappeto (la crosta terrestre) grazie alle miniere chiuse (o in via di chiusura) presenti del Sulcis Iglesiente, sperando di non finire come al Lago Nyos (Camerun) nel 1986. Perché come dimostrava Wilson Tucker nel suo spasosissimo racconto "Able to Zebra" (in italiano "Z" come Zebra, 1953) a volte la polvere ritorna su dal tappeto, e l'anidride carbonica a Nyos (era d'origine naturale, stavolta) soffocò di colpo 1700 persone ed oltre che 3500 capi di bestiame. La tecnologia che vuole iniettare CO2 nel sottosuolo potrebbe ad esempio far tornare "pulito" e di moda il carbone fossile, le cui ciminiere invece di scaricare nell'aere, scaricherebbero all'inferno. Ma ci sono altri metodi che potrebbero diventare un grende business grazie al Cop21. Uno di questi è il DAC, ovvero Direct Air Capture, cioè "catturare" l'anidride carbonica già nell'aria per togliera di mezzo, o quantomeno "restituirla" all'ecosistema o alle bottigliette di bibite gassate che prelevano le loro bollicine dai combustibili fossili (immettendo inevitabilmente altra CO2 nell'ecosistema). La fissazione per le tecnologie "DAC" è di Sir Richard Branson che ha lanciato il "Virgin Earth Challenge" che mette a disposizione un premio di 25 milioni di sterline per chi si inventerà il primo impanto sostenibile, scalabile e commerciabile di cattura della C02. Uno dei finalisti al premio di Branson è un'azienda svizzera che si chiama Climeworks, specializzata proprio in DAC.

L'azienda produce cioè delle apparecchiature che risucchiano l'aria, la privano dalla famigerata anidride carbonica ("sequestrano" la CO2, come si dice), per poi stoccarla in serbatoi. La Climeworks debutterà con il primo impianto pilota di cattura di CO2 a Hinwil, Cantone di Zurigo, e dovrebbe essere operativo a metà del 2016. Ma dopo che la l'anidride carbonica sarà imprigionata nei serbatoi, che fine farà? Semplicemente verrà venduta, principalmente alla Gebrúder Meier che la pomperà nelle sue serre agricole perché sostiene che l'aria arricchita dalla CO2 aumenterà la cresita di pomodori, cetrioli e lattuga del 20 per cento. La C02 prodotta dal sistema DAC della Climeworks sarà purissima, e appena "distillata" dall'aria potrebbe finire anche nella cola. Pensate che grande campagna pubblicitaria: la vostra cola preferita che si vanta di come le sue bollicine sono "sostenibili" e non incidono sul riscaldamento del pianeta. Stappa una cola, salvi un orso polare.

Eppure basterebbe davvero poco per contenere la CO2 nell'atmosfera. Ad esempio sprecare meno energia, senza ovviamente "cambiare stile di vita", cosa che l'uomo moderno non potrebbe mai fare, si pensi alle tigri uccise dalla cioccolata a base di olio di palma. Gianpaolo Vitale dell'Istituto di studi sui sistemi intelligenti per l'automazione del Cnr di Palermo ricorda a questo proposito: "Limitare la domanda di energia pro capite non implica necessariamente un peggioramento delle condizioni di vita o un impoverimento sociale: ne è esempio il Giappone, che consuma circa 150 Gigajoule di energia elettrica l'anno pro capite, contro i 300 degli Stati Uniti. Secondo l'Electric Power Research Institute (Epri), negli USA circa il 48% dell'energia elettrica è utilizzato per il condizionamento dell'aria e in applicazioni industriali come pompe idrauliche o compressori, nella maggior parte dei casi con una regolazione mediante valvole che ostacolano il flusso di fluido, lasciando che il motore lavori a piena potenza anche quando non è necessario. Usando un convertitore che regoli la velocità, si risparmierebbe fino al 20% di energia. Un'ultima possibilità di ridurre lo spreco è nelle nostre case, dove circa il 20% dell'elettricità prodotta è utilizzata per l'illuminazione. L'uso di lampade a Led consente di risparmiare fino al 50%".

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