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Divieto di burqa ma è solo una copertura

Il 14 settembre il Senato francese ha approvato il divieto che non permetterà alle donne di indossare il burqa. Il governo italiano ha immediatamente plaudito a tale iniziativa e già si avanzano proposte simili, anche se l'Italia ha già una sua legge al riguardo.

Il 14 settembre il Senato francese ha approvato il divieto che non permetterà alle donne di indossare il burqa, il niqab e il hijab (il velo integrale) praticamente in qualsiai luogo aperto al pubblico.
Il governo italiano ha immediatamente plaudito a tale iniziativa.
La Lega Nord annuncia addirittura che venerdì prossimo presenterà in Parlamento un disegno di legge uguale a quello francese perché "costringere una ragazza a celare il proprio volto è una pratica che non fa parte della cultura e dei valori dell'Unione Europea", come afferma Marco Reguzzoni capogruppo della Lega alla Camera.
Anche per Gianfranco Fini "il divieto di burqa è giusto, opportuno e doveroso" e citando la Costituzione afferma che la donna non può essere "sottoposta a violenze o a comportamenti indotti da gerarchie diverse da quelle della legge".
Argomentazioni tutte legittime che però evidenziano solo una parte del problema. Prima di tutto non tutte le donne che indossano il burqa sono "costrette" dal marito. In secondo luogo, come sottolinea la senatrice del PD Vittoria Franco "vietare il burqa per legge potrebbe essere sbagliato perché controproducente. Si rischia di segregare le donne in casa rendendole ancora più sottomesse all'uomo".
In terzo luogo non si capisce perché vi deve essere una norma che vieti prettamente l'uso del burqa, del niqab e dell'Hijab e non semplicemente una che, per motivi di sicurezza, non consenta di uscire in luoghi pubblici con il volto coperto da qualsiasi tipo di abbigliamento.
In Italia, tra l'altro, una norma simile esiste già, che all'articolo 5 della legge 22 maggio 1975 n.152 sancisce che: "E' vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico, senza giustificato motivo".
Forse ciò che politicamente non piace e per molti dovrebbe essere cambiato è proprio il senso del "giustificato motivo".

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