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The Huffington Post: "blogger scioperate pure", ormai HuffPo è AOL

Il celebrato "The Huffington Post" da quando è stato comprato da AOL non è più lo stesso, almeno per lo spirito che si respirerebbe in redazione. All'orizzonte ci sono tagli di "readers" e "bloggers" che minacciano lo sciopero. Ma the Post must go on.

L'idolatrato blog patinato d'oltreaoceano "The Huffington Post", detto anche "HuffPo" (da quelli col bicchierone di caffé annacquato da un litro che fa molto "Abby" di NCIS) sembra si sia impantanato in una disputa che più che "liberal" sa di "realpolitik".
The Huffington Post, fondato da Arianna Stassinopoulos in Huffington nel 2005, faro dell'editoria "generalisticamente politica" dell'area "liberal" americana, terreno di coltura di personalità come Barack Obama, Hillary Clinton, Nancy Pelosi nonché Madonna, è stato venduto per 315 milioni di dollari ad AOL che, seduta stante, vorrebbe far diventare "huffingtoniana" tutte le sue news (cioè da Engadget a PopEater).
Fatto sta che dopo che in copertina "The Huffington Post" celebrava l'inserimento nella "grande famiglia" di AOL, qualcuno, che pensa sempre male (e che quindi fa peccato, come diceva Andreotti) ci azzeccava (come dice invece Di Pietro) a pensare che il giocattolo "HuffPo" si sarebbe rotto presto.
AOL infatti è un gigante della comunicazione e ogni volta che i giganti entrano in un ufficio (anche se relativamente grande) o in qualsiasi organizzazione, anche se lo fanno in punta di piedi provocano delle vibrazioni che per "gli ultimi" possono essere dei veri e propri terremoti.
Così quando "zio" Tim Armstrong, amministratore delegato di AOL, ha comunicato che "ci sarebbero stati dei tagli del personale" i bloggers di "HuffPo" hanno minacciato lo sciopero. E come, pensano i blogger "liberal", la Stassinopoulos (cioè la signora Huffington) si becca 315 milioni di dollari sonanti e noi un calcio nel C64? E no! E allora sciopero! La signora Huffington, ormai lontanissima dai sorrisi e dall'immagine da "happy blogger" che si era costruita con il suo Post negli anni d'oro (che poi si sono rivelati di platino rodiato) ha ormai assunto la cinica flemma da top manager. Ora sarà Presidente e direttore editoriale di "The Huffington Post Media Group" che, secondo gli accordi con AOL comprenderà The Huffington Post e (già AOL) Engadget, TechCrunch, Moviefone, MapQuest, Black Voices, PopEater, AOL Music, AOL Latino, Autoblog, Patch, e StyleList.
La "nuova" Arianna Huffington risponde quindi ai bloggers: "Andate avanti e scioperate pure" e poi avrebbe pronunciato, come si usa in Italia da tanto tempo, la solita minaccia-maledizione che si fa ai precari, cioè che "ci sono molte persone disposte a prendere il loro posto".

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