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Diffamazione a mezzo stampa: PD propone estensione a blog. E a Facebook e Twitter?

Un emendamento del PD propone di estendere la diffamazione a mezzo stampa anche ai blog. Se l'emendamento alla nuova legge passasse la diffamazione a mezzo stampa, che rischia di essere un bavaglio per i giornalisti, potrebbe colpire però anche Facebook e Twitter. Intanto, l'Italia rimane fanalino di coda in materia di libertà di stampa.

La nuova legge sulla diffamazione a mezzo stampa continua ad essere ritenuta, dall'Ordine dei Giornalisti come dalla FNSI, una "minaccia alla libertà d'informazione" . "La proposta di legge di riforma del reato di diffamazione a mezzo stampa non può diventare il pretesto per introdurre nuove forme di bavaglio e di limitazione all'esercizio del diritto di cronaca" ha ribadito Raffaele Lorusso, Segretario generale della Federazione Nazionale della Stampa, nel corso dell'audizione di fine marzo innanzi alla Commissione parlamentare antimafia sul fenomeno dei giornalisti minacciati. Il presidente della FNSI, Santo Della Volpe, critica in particolare che le multe previste nella nuova legge sulla diffamazione a mezzo stampa sono troppo alte e che invece dovrebbero essere "proporzionate agli stipendi dei giornalisti, che non sono alti, soprattutto quelli dei giovani". Intanto, il 28 aprile, la Cassazione deciderà se la diffamazione su Facebook potrà essere aggravata dal mezzo della pubblicità e quindi punita con il carcere. L'avvocato Gianluca Arrighi, difensore dell'uomo accusato dalla moglie di averla offesa sul Facebook, spiega: "La diffamazione è punita con il carcere quando viene commessa con un mezzo di pubblicità. Tutto ruota, di conseguenza, intorno al significato di ‘mezzo di pubblicità' ". Significato che potrebbe mutare se verrà approvato un emendamento presentato dal responsabile giustizia del PD, David Ermini, alla nuova legge sulla diffamazione approvata dal Senato e di ritorno alla Commissione giustizia della Camera, che ne riprenderà l'esame la settimana prossima. L'emendamento chiede infatti che la diffamazione a mezzo stampa venga estesa anche ai blog, il che potrebbe portare i blogger, come i giornalisti, a pagare pene pecuniarie fino a 50mila euro. Se l'emendamento passasse, inoltre, potrebbero essere accusati di diffamazione a mezzo stampa anche gli utenti di servizi come Twitter, che è un portale di microblogging. Come riporta La Stampa, Ermini spiega che "il problema della differenza tra giornalisti che rispondono di quello che scrivono e blogger a cui non può essere contestata la diffamazione a mezzo stampa è stato sollevato da più parti. - aggiungendo - Sottopongo la questione alla discussione del Parlamento, poi vedremo. Si potrebbero trovare anche altre soluzioni. Cosa probabile, viste le critiche durissime di cui è già stata oggetto la legge nel mondo dei media". Fatto sta che l'Italia è ormai conosciuta in tutto il mondo per essere un paese parzialmente libero in materia di libertà di stampa, tanto che nell'ultima classifica di Reporter senza frontiere siamo crollati alla 73esima posizione, anche per colpa delle cause per diffamazione "ingiustificate" che "costituiscono una vera forma di censura".

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