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Blog: obbligo di rettifica. Così cambia la rete

Nel DDL intercettazioni inserita la norma che prevede l'obbligo di rettifica per tutti i blog e i siti di informazione online, entro 48 dalla richiesta. Polemiche sulla rete, nonostante la rettifica sia solo uno strumento democratico che tutela un diritto.

Gli emendamenti di Roberto Cassinelli (PdL) e Roberto Zaccaria (PD) non sono "ammissibili" e nel DDL intercettazioni rimane la norma che obbliga i blog a pubblicare le rettifiche "entro 48 ore dalla richiesta con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono". Su tale argomento, quindi, nessuna differenza tra testate giornalistiche, blog o siti di informazione.
L'obbligo di rettifica, infatti, è previsto già dalla legge sulla stampa, e se la rettifica richiesta non verrà pubblicata, o verrà pubblicata non con la stessa rilevanza della notizia, il gestore del sito rischierà una sanzione fino a 12mila e 500 euro.
Per Donatella Ferranti del PD la norma è "un ingiustificato ostacolo ai nuovi strumenti di comunicazione. Si rischia così di paralizzare il blog". Della stessa opinione anche Pina Picierno, componente della commissione Giustizia della Camera. Per la Picierno "è molto grave che la maggioranza abbia scelto di confermare nel ddl intercettazioni la norma che obbliga tutti i blog e i siti di informazione online a pubblicare le rettifiche entro 48 ore". La deputata del Partito Democratico, infatti, condivide l'agitazione di molti nella rete, sostenendo (come si legge sul portale del Gruppo Adnkronos, IGN) che non si "tiene assolutamente conto del reale funzionamento del web, basata soprattutto sulla capacità di pubblicare notizie in tempo reale e sulla partecipazione attiva degli utenti, nonché dell'esistenza di moltissimi siti a gestione amatoriale".
La norma rischierebbe di "paralizzare i siti web, costretti a passare di rettifica in rettifica", continua la Picierno, anche se in realtà rischierebbe di paralizzare solo quelli che non tengono conto delle più elementari regole del diritto sulla stampa e dell'informazione corretta, come ad esempio l'obbligo di controllare le fonti.
Il diritto di rettifica, in fondo, è uno strumento democratico che serve a tutelare un diritto, quello di non veder pubblicato un fatto non rispondente al vero.
Il fatto che la norma andrebbe a "colpire anche numerosissimi blog amatoriali, enciclopedie virtuali come Wikipedia - conclude Pina Picierno - e tutti i più importanti social network, limitando fortemente la possibilità di dare vita a dibattiti online e la libertà di espressione degli utenti", potrebbe far pensare che i siti sono basati sulla necessità di non ricorrere alle rettifiche, che sono normale regola di garanzia per chi sente travisato il proprio pensiero.

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