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Standard Poor's declassa Italia e Francia: accordi UE insufficienti

Standard and Poor's, complice forse il fatto che era venerdì 13, declassa mezza Europa, tra cui la Francia, che perde la tripla A, e l'Italia, a cui taglia il rating di due "notches" portando il nostro Paese in "serie B", come mai prima nella storia italiana. Tra i tanti motivi, il fatto che l'agenzia non reputa sufficienti gli accordi europei per fronteggiare la crisi.

Per la prima volta nella storia italiana il nostro Paese scende in "serie B", visto che Standard & Poor's ha abbassato il nostro rating di due "notches". Solo il 20 settembre scorso la stessa agenzia declassava l'Italia, portando il rating da A+ ad A, con outlook negativo, motivando tale decisione con il fatto che l'allora governo Berlusconi mostrava "incertezza politica sui mezzi con cui affrontare le sfide economiche". Venerdì 13 gennaio, subito dopo la chiusura delle Borse (anche se diverse indiscrezioni erano cominciate a circolare a mercati ancora aperti), Standard & Poor's conferma che circa quattro mesi fa ci aveva "visto lungo" e declassa l'Italia ulteriormente e pesantemente, tanto che il nostro rating passa da A a BBB+, con outlook sempre negativo. Approfittando forse dell'emblematica data, Standard & Poor's ha colto l'occasione per declassare anche altri 8 Paesi dell'Europa, su 16 che erano sotto osservazione. Di due "notches" sono stati abbassati i rating a lungo termine di Cipro (da BBB a BB+), Portogallo (da BBB- a BB), Spagna (da AA- ad A) e appunto Italia, mentre di un solo "gradino" quello di Austria (da AAA ad AA+), Francia (da AAA ad AA+), Malta (da A ad A-), Slovacchia (da A+ ad A) e Slovenia (da AA- ad A+). Confermati invece i rating di Belgio (AA), Estonia (AA-), Finlandia (AAA), Germania (AAA), Irlanda (BBB+), Lussemburgo (AAA) e Paesi Bassi (AAA). S&P prosegue spiegando che "le prospettive sul rating a lungo termine di Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna sono negativi" e ciò sta a significare che l'agenzia crede che "ci sia almeno una possibilità su tre che il rating di questi Paesi sia ulteriormente abbassato nel corso del 2012 o nel 2013". Standard & Poor's precisa invece che le "prospettive sul rating a lungo termine di Germania e Slovacchia sono stabili". Interessanti però le valutazioni di Standard & Poor's, che in una nota spiega di ritenere infatti "insufficienti le iniziative politiche adottate dai vari leader politici europei, perché probabilmente non in grado di affrontare pienamente la crisi sistematica piombata sull'eurozona". L'agenzia di rating spiega infatti: "I risultati del vertice UE del 9 dicembre 2011, e le successive dichiarazioni dei politici, ci portano a credere che l'accordo raggiunto non è in grado di produrre una svolta di dimensioni sufficienti e di portare a risolvere pienamente i problemi finanziari dell'eurozona". "A nostro parere - continua S&P - l'accordo politico non è in grado di fornire sufficienti risorse aggiuntive o di flessibilità operativa per rafforzare le operazioni di salvataggio europeo, e neanche di estendere a sufficienza il supporto per quei Paesi sovrani dell'eurozona sottoposti a intensificate pressioni del mercato". Standard & Poor's afferma infatti senza mezzi termini che l'accordo europeo "si basa solamente su un riconoscimento parziale della sorgente della crisi, e cioè il fatto che derivi principalmente dalla dissolutezza fiscale alla 'periferia' della zona euro". Per S&P, però, "i problemi finanziari cui deve far fronte la zona euro sono anche una conseguenza di crescenti squilibri esterni e di divergenze in materia di competitività tra il nucleo della zona euro e la cosiddetta 'periferia' " (presumibilmente riferendosi agli Stati "periferici" dell'UE), sottolineando quindi che, a loro giudizio, "un processo di riforma basata solo sul pilastro dell'austerità fiscale rischia di divenire controproducente". Entrando più nel merito dei vari declassamenti, Standard & Poor's spiega di ritenere che "l'attuale strumento di gestione delle crisi non può essere sufficiente per ristabilire una fiducia duratura riguardo l'affidabilità creditizia di alcuni importanti membri dell'eurozona, come Italia e la Spagna". Infine Standard & Poor's precisa di apprezzare il fatto che "i governi di Mario Monti e Mariano Rajoy hanno intensificato quelle iniziative volte a modernizzare le loro economie, cercando di garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche nel lungo termine", affermando in particolare di ritenere che "la politica nazionale sulla gestione della crisi è notevolmente migliorata in Italia", specificando che l'esecutivo Monti ha oggi una "maggiore capacità di formulare e attuare quelle politiche economiche volte ad attenuare la crisi". Nonostante questo, nella decisione di Standard & Poor's è prevalsa l'opinione sul fatto che "l'Italia e la Spagna continuano ad essere particolarmente esposte al rischio di un improvviso peggioramento delle condizioni di mercato", e ciò ha portato al declassamento dei due Paesi di due "notches". Per questo motivo, da Palazzo Chigi, che non ha finora rilasciato nessuna dichiarazione ufficiale, sembra trapelare una certa sosddisfazione, nonostante l'impressionante declassamento che avrebbe fatto cadere un qualsiasi governo. L'esecutivo di Mario Monti, invece, sembra voler continuare a tirare dritto per la sua strada "riformatrice", incurante di spread in salita, rendimenti che annunciano il default e "retrocessioni" in seconda categoria, anche perché l'Italia sembra essere tanto rassicurata dal fatto di essere guidata da dei "tecnocrati".

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