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Riforma banche popolari, PpI: incostituzionale, competenza è delle Regioni

Il Consiglio dei Ministri ha "approvato un intervento di riforma delle banche popolari" adottando "un decreto legge che impone alle banche popolari con attivo superiore a 8 miliardi di euro la trasformazione in società per azioni". I Popolari del Veneto denunciano però l'incostituzionalità del provvedimento perché la "cooperazione" è di "competenza esclusiva delle Regioni".

Il 20 gennaio il Consiglio dei Ministri ha "approvato un intervento di riforma delle banche popolari con l’obiettivo di rafforzare il settore bancario e adeguarlo allo scenario europeo, innovato dall’unione bancaria" come viene riportato in una nota stampa di Palazzo Chigi. Il governo spiega che "con la distinzione in due fasce si preserva il ruolo delle banche con vocazione territoriale e al tempo stesso si adegua alle prassi ordinarie la governance degli istituti di credito popolari di maggiori dimensioni che nella maggioranza sono anche società quotate in borsa. - precisando - La finalità ultima dell’intervento è di garantire che la liquidità disponibile si trasformi in credito a famiglie e imprese e favorire la disponibilità di servizi migliori e prezzi più contenuti". per queste ragioni, il CdM "ha adottato un decreto legge che impone alle banche popolari con attivo superiore a 8 miliardi di euro la trasformazione in società per azioni".

Non sono mancate polemiche politiche in merito al provvedimento adottato dal governo. I senatori del PD Francesco Russo e Stefano Vaccari commentano: "riformare il sistema delle banche popolari italiane è un obiettivo condiviso. Ci chiediamo, però, se la forma del decreto legge sia la più appropriata e se vi siano effettive ragioni di urgenza". I senatori dem ricordano infatti che "alcuni dati evidenziano che le banche popolari in Italia erogano tra un quarto e un terzo del totale dei crediti concessi dal sistema bancario nazionale" e quindi, spiegano: "Prevedere con un decreto legge di modificare aspetti sostanziali di questo sistema bancario dal passato ultracentenario, senza aver preventivamente avviato un momento di confronto tra le parti, facendo tesoro del lavoro di approfondimento già avviato, desta in noi più di qualche preoccupazione".

Il capogruppo di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale Fabio Rampelli, denuncia invece: "Dopo lo scippo di Bankitalia, appena un anno fa con un dl a firma di Letta, oggi anche Renzi ha pensato di ideare l’ennesima truffa legalizzata: la trasformazione di fatto delle banche popolari e di credito cooperativo, le uniche soggette attraverso il meccanismo della partecipazione al principio di 'democrazia economica', in Spa con un tentativo di finanziarizzare quegli istituti rimasti ancora nelle mani dell'economia reale, quella in mano a persone in carne e ossa". L'esponente di Fdi-An sottolinea inoltre: "In questa fase delicata, privi come siamo di un presidente della Repubblica eletto, decreti legge così delicati e a rischio incostituzionalità dovrebbero essere evitati".

Duro anche il commento del presidente dei Popolari per l'Italia, Mario Mauro, che parla di "un formidabile attacco alla sussidiarietà", con i Popolari del Veneto che invitano le Regioni ad impugnare subito il provvedimento governativo che distruggerà le banche cooperative popolari. Domenico Menorello, in una nota, cita quindi l'avvocato Massimo Malvestio che evidenzia come questa manovra possa essere incostituzionale in base agli artt. 45 e 3 della Costituzione. I Popolari ricordano quindi che "per l’art. 117 della Carta fondamentale, la 'cooperazione' (e le banche popolari sono di norma cooperative!) è (ancora) una competenza esclusiva delle Regioni, mentre le casse (cooperative) rurali, quelle di risparmio e il credito a carattere regionale appartengono alla legislazione regionale concorrente", chiarendo quindi che "lo Stato non può legiferare sulla solidarietà economica dei territori!".

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