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Moody's taglia rating Italia. Poca crescita e troppe tasse

Fino a poche settimane fa la decisione di Moody's sembrava essere tanto attesa. Ora pare essere stata accolta con "sufficienza", nonostante l'agenzia di rating abbia declassato l'Italia portandola al di sotto di Slovacchia ed Estonia.

La decisione di Moody's era attesa per ottobre, dopo che la stessa agenzia di rating aveva annunciato a fine settembre di rinviare il suo giudizio sull'Italia, ma tanti sembrano essersene scordati. Pochi infatti, forse anche tra i politici spesso troppo impegnati a risolvere "beghe" e "interessi" di partito e personali, sembrano rendesi contro che questa è la peggiore crisi dal dopo guerra, anche perché la vita, apparentemente, sembra continuare a scorrere normalmente. Soprattutto perché in maggioranza si tende a tapparsi il naso e a chiudere gli occhi, di fronte al tanfo e alla decadenza che sta, progressivamente, espandendosi in tutta la Penisola. Mentre Alfano torna a far indignare l'ANM (http://is.gd/i639LC), Wikipedia di autocensura per protestare contro la cosiddetta "legge bavaglio" e la norma "ammazza blog" contenuta nel DDL intercettazioni (http://is.gd/LpenUq) e Giulio Tremonti assicura che "l''Italia è tra i pochissimi paesi al mondo che ha un avanzo primario" e che quindi "abbiamo la tenuta dei conti pubblici anche in assenza di crescita" (http://is.gd/JdBmsf), ecco che Moody's ci ricorda che sul Bel Paese pende sempre una "spada di Damocle", quella del declassamento. Che puntualmente è arrivato. Il 20 settembre scorso era stata Standard & Poor's (http://is.gd/2OgFok) a tagliare il rating sul debito italiano, che è passato da A+ ad A, con un outlook negativo. Moody's invece ci porta al di sotto di Paesi come Slovacchia ed Estonia in termini di affidabilità per i creditori, declassando il nostro debito sovrano al livello A2 dall'attuale Aa2, che vuol dire che l'Italia è suscettibile "all'indebolimento nel breve termine". Naturalmente, anche per Moody's l'outlook è negativo. Per l'agenzia di rating infatti , tanto per non sottolineare come quelle di Tremonti sembrano essere state le classiche "ultime parole famose", potrebbe "essere complesso per il governo generare gli avanzi primari necessari per porre il rapporto tra debito e Pil e il peso degli interessi su un solido trend al ribasso". "Dato che oltre metà delle misure di consolidamento fiscale sono basate su un aumento delle entrate - fa notare ancora Moody's - i piani sono vulnerabili rispetto all'elevato livello di incertezza sulla crescita economica in Italia e nel resto dell'UE", evidenziando come quindi "può essere difficile raggiungere un consenso politico su tagli alla spesa aggiuntivi". Cioè sulla necessità di attuare nuove manovre correttive. "Oltre a porre un rischio per la forza finanziaria dell'Italia, il non riuscire a rispettare gli obiettivi fiscali e di debito potrebbe aumentare la suscettibilità del Paese a shock sui mercati finanziari" precisa poi Moody's, che sembra prevedere un rapporto tra debito e Pil aumentato al 120%, rispetto al calcolo iniziale del 104%. Moody's comunque assicura che "il rischio di default è remoto" anche se "la vulnerabilità dell'Italia è aumentata", e questo perché "l'economia italiana continua ad essere caratterizzata da debolezze strutturali" chiarendo che "si tratta di ostacoli alla crescita che non possono essere rimossi velocemente". Il governo però sembra non preoccuparsi troppo di questo ulteriore taglio di rating, anche perché ormai le prime riforme e i primi tagli sono state approvati e questo downgrade non sembra poter essere usato strumentalmente in senso politico, potrebbe forse pensare qualcuno. In una nota Palazzo Chigi si limita a spiegare che "la scelta di Moody's era attesa" e che "il governo italiano sta lavorando con il massimo impegno per centrare gli obiettivi di bilancio pubblico" che "sono stati oggi accolti positivamente e approvati dalla Commissione europea". Dall'opposizione un primo commento arriva da Pier Luigi Bersani, che in maniera forse lapalissiana spiega che "il declassamento è una mazzata. L'Italia è meglio di quel rating, ma se non c'è un cambiamento la sfiducia rischia di tirarci a fondo".

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