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Lista Falciani e il sistema opaco delle banche. Anche VIP indagati

Hervé Falciani è un collaboratore di giustizia che con la sua Lista Falciani ha voluto solo far capire che "non ci sono regole a controllo dei sistemi informatici delle banche. Non c'è alcuna tracciabilità finanziaria. Nessuna garanzia per i clienti", come spiegava mesi fa a La Stampa.

Nell'era della digitalizzazione basta una chiavetta USB per portarsi in tasca (e magari poi diffondere) migliaia e migliaia di files di dati sensibili, come sanno bene le fonti di WikiLeaks, per esempio, ma anche qualsiasi informatico che magari lavora in banca. E infatti l'uomo che ha aperto il vaso di Pandora di migliaia di contribuenti italiani che hanno scelto di evadere le tasse depositando i propri guadagni su conti esteri è proprio un dipendente della sede di Ginevra in svizzera del gruppo bancario inglese Hsbc. Hervé Falciani, 38 anni, è infatti riuscito a sottrarre i dati di quasi 6mila contribuenti tanto da stilare una lista che prenderà appunto il suo nome.
Ma la "Lista Falciani" è stata acquisita dall'informatico quasi per caso, spiegava a La Stampa lo stesso informatico (http://tinyurl.com/4e38ujz) che raccontava di non essere assolutamente un ladro.
"I dati sensibili finiti nel mio computer erano accessibili anche ad altri 250 colleghi. Non ho mai rubato codici d'accesso - spiegava durante l'intervista Hervé Falciani - Dovevo sperimentare nuovi sistemi informatici. Facevo il back-up dei modelli sul portatile aziendale. Ho scoperto per caso che il sistema era vulnerabile".
Falciani parlò della lista inizialmente "con i dirigenti della banca, poi con un organismo di controllo con sede a Ginevra" ma trovando dei muri di gomma incontrò prima degli "agenti della sezione anticorruzione della polizia francese" e "poi il procuratore di Nizza".
Hervé Falciani è infatti un collaboratore di giustizia che vive sotto protezione il cui unico scopo, a suo dire, è quello di far capire, anche all'opinione pubblica, che "non ci sono regole a controllo dei sistemi informatici delle banche. Non c'è alcuna tracciabilità finanziaria. Nessuna garanzia per i clienti. Tutto accade in un sistema opaco e vulnerabile".
Falciani spiegava al giornalista de La Spampa Niccolò Zancan che ciò che lui ha scoperto non era dovuto ad una "falla temporanea nel sistema" asserendo invece che "è sempre stato così perché alla banca conveniva".
"Basta un'attività fittizia, un click. I computer sono le vere armi del 2010. Nella Hsbc c'erano server paralleli, uno per i movimenti, l'altro per gli approdi dei capitali. Ripeto: nessuna tracciabilità" continua l'informatico concludendo che i clienti della Hsbc sono anche "politici estremamente importanti. E' una banca che custodisce segreti strategici".
I nomi dei politici, se nella "Lista Falciani" ci sono, finora non sono saltati agli onori della cronaca. In Italia, d'altronde, sembra fare molta più gola il gossip e quindi oltre ai primi nomi di sconosciuti usciti qualche mese fa ecco spuntare i nomi dei primi VIP. Dopo che la Procura di Roma è entrata in possesso della "Lista Falciani", infatti, sono trapelati i nomi di attori, presentatori, stilisti, conduttori, soubrette e persino di qualche nobile. In totale la "Lista Falciani" riporta quasi 6mila nomi di contribuenti e pare che 133 sono persone giuridiche (cioè società o associazioni). Nel faldone arrivato alla Procura di Roma sembra che ci siano circa 700 nomi con domicilio fiscale nel Lazio, e tra questi circa una quarantina di personaggi pubblici.
Tra questi l'attrice Stefania Sandrelli e sua figlia Amanda, il gioielliere Gianni Bulgari, la soubrette e moglie di Flavio Briatore, Elisabetta Gregoraci ma anche il regista Sergio Leone, della cui posizione dovranno naturalmente rispondere i suoi eredi. Tra i sangue blu vi è la principessa Fabrizia Aragona Pignatelli, Francesco D'Ovidio Lefebvre, Camilla Crociani, moglie di Carlo di Borbone e figlia di Camillo Crociani. Nella "Lista Falciani" compare anche Telespazio, la società di Finmeccanica e Cesare Pambianchi, presidente della Confcommercio di Roma e Lazio. Tra gli stilisti Valentino e Renato Balestra. Renato Balestra spiega poi a Sky Tg24 di essere assolutamente "tranquillo" anche se trova che tali indiscrezioni siano una "grossa violazione della privacy, soprattutto i commenti personali di certi giornalisti che dovevano dare la notizia solo come cronaca". Naturalmente i VIP, come le altre persone sconosciute al grande pubblico, potrebbero aver già sanato la loro posizione attraverso lo "scudo fiscale". Se così non fosse, invece, e non potranno dimostrare la liceità di queste transazioni, dovranno pagare una multa salata rispetto alla cifra occulata al fisco, oltre che ad una tassa sul reddito maggiorata.

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