le notizie che fanno testo, dal 2010

Caso Popolare di Vicenza può avere effetti sul sistema: diventi questione nazionale, chiede Fisac Cgil

La mancata quotazione in Borsa della Banca Popolare di Vicenza "può avere effetti anche sul sistema" e quindi "non può rimanere rinchiusa all'interno del mondo Popolare di Vicenza, ma deve diventare questione nazionale" avverte Fulvia Busettini, segretario nazionale della Fisac Cgil.

"La mancata quotazione in Borsa della Banca Popolare di Vicenza accresce la preoccupazione per il futuro della banca e dei lavoratori, dopo le già inquietanti dichiarazioni del dott. Alessandro Penati, numero uno del Fondo Atlante" dichiara Fulvia Busettini, segretario nazionale della Fisac Cgil. Nella giornata di ieri, 2 maggio, Borsa Italiana ha infatti deciso di non approvare la quotazione in Borsa della Popolare di Vicenza (Bpvi) poiché "non sussistono i presupposti per garantire il regolare funzionamento del mercato".

Sabato 5 marzo 2016 l'assemblea dei soci della Popolare di Vicenza aveva approvato la trasformazione in Spa dell'istituto con il voto favorevole dell'81,95%, nonché l'aumento del capitale sociale e la quotazione in Borsa. Il 26 marzo il 18,64% degli azionisti aveva invece detto "no" all'azione di responsabilità verso gli ex vertici della Popolare Vicentina, posizione cosiderata "inaccettabile" da Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil perché tale minoranza aveva di fatto, denunciava in una nota, "coperto le responsabilità degli ex vertici della banca producendo un danno molto grave e non solo d'immagine all'intero settore". In questo modo erano infatti state "coperte illegalità, immoralità e malcostume che tanto male hanno fatto alla banca, ai piccoli azionisti ai lavoratori e al Paese intero" concludeva Megale, che chiedeva alla Banca d'Italia, alla BCE e alla Consob "di intervenire per annullare l'assurda decisione".

Venerdì scorso, 29 aprile 2016, si era chiusa in maniera disastrosa l'offerta pubblica per l'aumento di capitale da 1,5 miliardi, finalizzato alla quotazione in Borsa, poiché vi era stata solamente la sottoscrizione del 7,66% dei titoli offerti per un controvalore di circa 115 milioni. Così, la parte dell'aumento non sottoscritto è stata rilevata dal Fondo Atlante, che ha investito nell'aumento di capitale 1,385 miliardi di euro. Il regolamento di Borsa Italiana prevede un livello minimo di flottante pari al 25% del capitale per garantire l'adeguata liquidità del titolo. Per essere quotata in Borsa, quindi, alla Popolare di Vicenza doveva essere riconosciuta come flottante la quota detenuta dal Fondo Atlante ma così non è stato perché si tratta di una partecipazione di controllo.

In sostanza è mancato un adeguato numero di azioni da scambiare in Borsa per generare un vero mercato del titolo della Popolare di Vicenza, perché come titoli "scambiabili" sarebbe rimasto solo lo 0,1% richiesto da nove fondi d'investimento e lo 0,36% del pubblico indistinto, mentre gli azionisti preesistenti andavano a detenere il 2,86%. Con il fallimento dell'Ipo (Offerta pubblica iniziale), il Fondo Atlante avendo sottoscritto l'aumento di capitale è arrivato quindi a detenere il 99,33% di Bpvi mentre il restante 0,63% resterà in mano ai vecchi soci.

Senza il Fondo Atlante che ha supportato l'aumento di capitale, oggi la Banca Popolare di Vicenza sarebbe probabilmente in bail-in . Senza però la quotazione in Borsa, i 120mila soci che hanno le azioni della Popolare di Vicenza (dal valore crollato rispetto a quando acquistate) non potranno rivenderle e nessuno potrà lanciare un'Opa (Offerta pubblica di acquisto). Attualmente se qualcuno volesse rilevare la banca dovrebbe quindi accordarsi con il Fondo Atlante senza tener conto dei piccoli azionisti.

"È necessario a questo punto un incontro urgente con la Banca, incontro che le organizzazioni sindacali hanno già chiesto, ma la questione che può avere effetti anche sul sistema, non può rimanere rinchiusa all'interno del mondo Popolare di Vicenza, ma deve diventare questione nazionale. La messa in sicurezza del Gruppo non può bastare se il prezzo sarà quello di far pagare ai lavoratori le scelte sbagliate del management e se le logiche che escono dalle dichiarazioni di Penati sono esclusivamente quelle del profitto" afferma quindi Fulvia Busettini della Fisac Cgil.

Finora il Fondo Atlante ha raccolto 4,25 miliardi da 67 investitori, di cui almeno il 30% devono essere investiti nel mercato dei crediti in sofferenza. Ecco perché "con la ridotta entità attuale, il Fondo Atlante sarà in grado di intervenire al massimo su un numero limitato di banche di piccole e medie dimensioni" avverte Ignazio Angoloni, membro del Consiglio di Vigilanza della Banca centrale europea, sottolineando che questa prima operazione "sarà una prova importante" perché "se condotta con successo, può innescare un circolo virtuoso e attrarre anche altri investitori". Angoloni riflette quindi sul fatto che "sarebbe fortemente auspicabile che nuovo ulteriore capitale affluisse soprattutto dall'esterno dell'Italia".

• DALLA PRIMAPAGINA:

• POTREBBE INTERESSARTI:

• LE ALTRE NOTIZIE: