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Save the Children: video su Facebook contro l'adescamento dei minori

Un video su Facebook di un ragazzo affascinante e convincente che "adesca" in diretta la possibile vittima, svelandone poi i pericoli che avrebbe potuto correre. Questo è il video "virale" di Save the Children per far capire che "su internet non tutto è quello che sembra".

La rete è uno strumento da usare con molta prudenza. Qualsiasi studioso di internet raccomanda sempre prudenza nella "socializzazione 2.0", e afferma che le moderne tecnologie telematiche e cibernetiche dovrebbero essere usate con coscienza, da persone mature e consapevoli. Soprattutto gli esperti raccomandano che la rete non dovrebbe essere utilizzata dai minori se non guidati da un adulto, da un educatore. Perché inviare fotografie, postare il proprio numero di cellulare, fornire il proprio indirizzo a sconosciuti, a dei semplici "nick" è di una pericolosità estrema, soprattutto per un minore.
Se poi i ragazzini davanti alla rete fanno già parte della "marginalità" sociale, magari sono stranieri e in difficoltà, le cose diventano ancora più difficili. Ecco perché progetti come quello di Save the Children nell'ambito di REACT (Raising awareness and Empowerment Against Child Trafficking), possono a volte fare la differenza. Il progetto transnazionale, come si legge in una nota è "coordinato da Save the Children e finanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma Daphne, il cui obiettivo è indagare il ruolo delle nuove tecnologie – internet e cellulari – nella tratta e sfruttamento soprattutto di minori stranieri e promuovere attività di sensibilizzazione – come il video appunto – per prevenire tali fenomeni". I risultati del progetto, presentati a Roma nella conferenza "Su internet non tutto è quello che sembra" non possono che portare ad una seria riflessione del fenomeno.
Sarah Di Giglio, Coordinatrice del Progetto REACT di Save the Children Italia spiega: "I risultati della ricerca ci portano a dire che Internet e i cellulari possono costituire un ulteriore canale di adescamento delle potenziali vittime di tratta e sfruttamento, anche se l'utilizzo delle nuove tecnologie a tale scopo appare ancora circoscritto", prosegue Di Giglio. "E' necessario dunque intensificare le attività di sensibilizzazione e informazione nei confronti di coloro che sono i più vulnerabili e a rischio, cioè i minori stranieri non accompagnati".
"Si tratta di minori che hanno diversi livelli di familiarità con le nuove tecnologie. C'è chi le utilizza con dimestichezza pari a quella dei coetanei italiani, c'è invece chi non ha mai posseduto un cellulare. Ad ogni modo in entrambi i casi siamo in presenza di minori più vulnerabili perché vivono in condizioni di marginalità oppure arrivano nel nostro paese soli, spesso con l'aiuto di un trafficante e in condizioni di bisogno, quindi più esposti al pericolo di essere coinvolti in circuiti di sfruttamento e anche di tratta", sottolinea Sarah Di Giglio.
Per comprendere i numeri a cui si fa riferimento è necessario leggere con attenzione i dati forniti da Save the Children: "Tra il 2000 e il 2008 si stima che siano state almeno 50mila le vittime di tratta e sfruttamento in Italia - quasi mille delle quali con meno di 18 anni - mentre risulta in espansione il bacino dei minori sfruttati o a rischio, in particolare fra i minori stranieri non accompagnati: ragazzi fra i 12 e i 17 anni, soprattutto afgani, egiziani e bengalesi ma anche rumeni messi talmente alle strette dalle loro condizioni da accettare di prostituirsi, di lavorare in nero nel settore orto-frutticolo e della ristorazione, di spacciare, chiedere l'elemosina, compiere attività illegali pur di non dover tornare nei paesi di provenienza e pur di saldare il debito maturato con i trafficanti".
Per questo motivo molto interessante è il video realizzato da Save the Children. Il video vuole essere "virale" (ed è necessario che lo sia) per spiegare la situazione a chi potrebbe trovarsi nei guai per i suoi "ingenui" comportamenti in rete. Il video "Su internet non tutto è quello che sembra", sottotitolato in rumeno, presenta un ragazzo "dei nostri tempi" che racconta e svela il "metodo" con cui adesca i ragazzi (http://is.gd/DRQpcx). Da vedere e condividere il più possibile.

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