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PAS: sindrome da alienazione genitoriale, esiste? Nel DSM-5 non c'è

Il bambino portato via dalla polizia dalla scuola in provincia di Padova fa tornare nelle news mainstream la PAS (sindrome da alienazione genitoriale). Ma cos'è la PAS? Esiste? Un'interrogazione parlamentare lo chiede anche al Governo, e nel DSM-5 statunitense (edizione aggiornata dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), la PAS non c'è.

Il filmato che vede un bambino essere strattonato e preso "coattivamente" con la forza, portato via dal padre aiutato dalla polizia tra urla e grida da una scuola elementare in provincia di Padova, trasmesso per primo da "Chi l'ha visto?" e rimbalzato sulla Rete assetata di "video shock" (anzi "video choc"), ha rimesso in circolo sui media mainstream il nome della "nuova malattia" di cui i bimbi dei genitori "divorziati" potrebbero essere "affetti". Questa presunta "malattia" si chiama PAS, acronimo che significa "Parental Alienation Syndrome" e cioè, in italiano, "Sindrome da alienazione parentale", semplificata spesso in "alienazione genitoriale" per "Sindrome di Alienazione Genitoriale". La PAS semplificando, sarebbe un "disturbo psicologico" che colpirebbe i bambini che sarebbero portati ad "odiare" il genitore "allontanato" dal giudice o, comunque, quel padre o quella madre a cui "non sono stati affidati".

La "Sindrome da alienazione parentale" è stata "inventata" dallo psichiatra statunitense Richard Gardner nel 1984 ma non è mai stata inserita ufficialmente nella "bibbia" della psichiatria statunitense ovvero il nutrito "Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM)". La PAS non esiste nel DSM-4 (cioè la quarta edizione del "manuale") e, a quanto pare, le pressioni per inserirla nell'edizione DSM-5 sono fallite. Pressioni comprensibili dato che gli avvocati americani usano la PAS sovente per alimentare la cosiddetta "industria dei processi" di cui una filiera principale è senz'altro rappresentata dalle infinite liti per i divorzi. La "Sindrome da alienazione parentale" nelle aule di tribunale "aiuterebbe" infatti, secondo alcuni, a "semplificare" la complessità psicologica del minore in una tesi (e sigla) "comoda" e facilmente comprensibile per una giuria. Ma nel "Washington Times" del 21 settembre 2012, come si legge nell'interrogazione parlamentare di Stefano Pedica (IdV) dell'inizio di ottobre "è apparsa la notizia secondo la quale l'Apa (American psychiatric association), ovvero l'associazione americana i cui membri sono specializzati in diagnosi, trattamento, prevenzione e ricerca di malattie mentali, non ha incluso la PAS nel DSM-5 (edizione aggiornata dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali)".

Ma anche se non è finita nel "manuale" la PAS, come un "virus", si sta diffondendo nel mondo della psichiatria tanto che, nell'interrogazione parlamentare, il deputato chiede lumi al Governo perché in Italia "si assiste sempre più frequentemente all'utilizzo, nella cause giudiziali, della PAS al fine di decidere sull'affidamento dei figli" e che "si è registrato un uso assiduo dell'utilizzo della PAS presso i tribunali veneti". L'on Stefano Pedica aspetta una risposta in particolare al Ministero della Salute e al Ministero della Giustizia. In Italia la SINPIA (Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza) nelle sue "Linee guida sugli abusi in età evolutiva - procedure operative" cita la malattia nel paragrafo "3.3 Abuso psicologico": "Una ulteriore forma di abuso psicologico può consistere nella alienazione di una figura genitoriale da parte dell'altra sino alla co-costruzione nel bambino di una 'Sindrome di Alienazione Genitoriale' (Gardner, 1984)". Ma quindi la PAS esiste o non esiste? Di certo esistono i divorzi, che in Italia cominciano ad essere decine di migliaia all'anno.

Come sintetizza "Giù le Mani dai Bambini", il Comitato di farmacovigilanza pediatrica, "gli ultimi dati Istat evidenziavano oltre 85.000 separazioni e circa 55.000 divorzi all'anno nel nostro paese, tendenza all'aumento che pare non aver avuto sosta negli ultimi due anni. La durata media del matrimonio si assesta a 15 anni per le separazioni e a 18 anni per i divorzi, mentre l'età media dei coniugi è di circa 45 anni per i mariti e 41 per le mogli in caso di separazione e rispettivamente di 47 e 43 anni in caso di divorzio. Più della metà dei bimbi coinvolti in queste dinamiche hanno meno di 11 anni". Dati preoccupanti che sono alla base di un convegno sulla "Sindrome di Alienazione Genitoriale" organizzato a Roma a fine settembre scorso. Giornata sulla PAS voluta fortemente dal Direttore Sanitario della ASL RMD dott.ssa Anna Rosalba Buttiglieri, organizzata dall'Unita Complessa di Neuropsichiatria Infantile della ASL RMD diretta dal dott. Enrico Nonnis, e che ha visto la partecipazione della Presidente del Tribunale per i Minori di Roma e di numerosi esperti del settore sia giuridico sia clinico psicologico.

Alla vigilia del convegno, riguardo al dibattito degli esperti che mettono in discussione anche l'esistenza della PAS è intervenuto il dottor Enrico Nonnis che afferma: "Come troppo spesso accade la tendenza a rendere 'patologici' fenomeni pure reali di sofferenza degli individui non aiuta alla comprensione dei problemi e tanto meno alla risoluzione delle tensioni familiari, anzi, se mai possibile le accentua, con accuse reciproche tra i genitori che mal conciliano con la crescita serena dei bambini". Luca Poma, portavoce di "Giù le Mani dai Bambini" commenta: "E' davvero sconcertante come gli americani non possano mai e poi mai fare a meno di 'categorizzare' un disagio che pure esiste. E' assolutamente ovvio che il divorzio dei genitori rappresenti un trauma per il bimbo, sarebbe francamente strano e 'patologico' che non fosse così. Ma invece che ragionare sulle ‘cause' del disagio, dagli USA arriva la nuova etichetta: un'ennesima sindrome, da trattare perché no medicalizzando il disagio oppure strattonando per la giacca gli avvocati dell'una o dell'altra parte nel tentativo di affermare chissà quali ragioni. Un'ennesima volta, il bambino è ridotto dagli adulti a mero 'oggetto' nelle dinamiche di trattazione dei loro problemi, quelli si forse realmente 'patologici'".

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