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Neonati ricordano parole, SISSA conferma. L'esperimento di Federico II

Il cervello dei neonati lavora per ricordare le parole fin dai primi giorni di vita, questa la scoperta della SISSA di Trieste. Anche Federico II di Svevia cercò di capire se i neonati "ricordassero la lingua di Adamo", con un esperimento crudele.

Una ricerca italiana pubblicata sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Accademy of Sciences) del Laboratorio di Linguaggio Cognizione e Sviluppo della SISSA (Scuola internazionale di studi Avanzati) di Trieste diretto da Jacques Mehler ha il merito di aver scoperto che i neonati "elaborano" le "parole" sin dalla nascita. I neonati sarebbero quindi capaci di "rielaborare" il linguaggio, fatto di "parole", riconoscendole e ricordandole. Una scoperta che per la rete, paradossalmente il più "smemorato" dei media, e più vicino al lato "alienante" della tecnologia (con le sue amicizie "contactless" come i futuri pagamenti con lo smartphone) suona come una "rivoluzione" scientifica. La stragrande maggioranza delle persone pensa infatti che un bambino appena nato abbia più o meno le capacità cognitive di un sasso, non comprendendo neppure "umanamente" (nel senso di "empaticamente") come il nuovo nato sia a tutti gli effetti un piccolo uomo o una piccola donna che si "emoziona" e che "interagisce" con il mondo sin dalla pancia della mamma.

Lo studio sui neonati della Sissa è stato effettuato nelle strutture dell'ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine ed ha visto "protagonisti" 44 neonati. Con delle tecniche "dolci" (spettroscopia nell'infrarosso) è stata "sondata" la "mente" del piccolo per conoscere le "aree" in funzione durante l'"elaborazione" e la memorizzazione delle "parole". Silvia Benavides-Varela e gli altri colleghi del Laboratorio di Linguaggio Cognizione e Sviluppo spiegano in una nota come è stato eseguito l'esperimento: "L'attività cerebrale di quarantaquattro neonati è stata monitorata con la metodologia della topografia ottica due minuti dopo che i bambini avevano ascoltato delle parole (in realtà sequenze di sillabe senza senso ma con una struttura simile alle parole). I neonati prima della fase di test ascoltavano una serie di parole che fungevano da riferimento. Nella seconda fase di riconoscimento ascoltavano altre sequenze che potevano essere foneticamente simili o dissimili". I ricercatori hanno osservato che "quando in fase test i neonati ascoltavano parole con le stesse vocali di quelle sentite in precedenza, nelle regioni frontali destre (le stesse che si attivano quando gli adulti ricordano le parole) si registravano i 'segni' che in letteratura sono notoriamente associati al riconoscimento. Al contrario, se le parole avevano vocali diverse ma le stesse consonanti, questi segni di riconoscimento erano assenti".

Marina Nespor
professore della SISSA e fra gli autori della ricerca spiega: "Gli esperimenti ci mostrano principalmente due cose: in primo luogo nei neonati l'informazione veicolata dalle vocali sembra più facile da riconoscere di quelle delle consonanti. La seconda osservazione importante è che a quanto pare le aree frontali potrebbero essere implicate nel riconoscimento delle sequenze parlate già dai primissimi stadi dello sviluppo". Un nuovo tassello importante è stato inserito nel grande mosaico sulla comprensione della memoria linguistica. Una sorta di "matrice" impressa nella mente dei bambini che riuscirebbe a riconoscere da subito le "ripetizioni" di suoni "organizzati" che poi intenderanno come "significativi" e quindi "significanti". Ma gli esperimenti sul linguaggio e sulle capacità linguistiche dei neonati si perdono nei secoli e nelle cronache. Cronache che ad esempio raccontano di "uomini lupi" e di "uomini scimmia", in cui quella "matrice" linguistica non sviluppata con esseri umani si era perfettamente adattata al linguaggio degli animali del branco "adottivo" e non fu mai in grado di "ritornare" al linguaggio umano.

Ma l'esperimento più brutale che viene sovente ricordato in letteratura è senz'altro quello di Federico II di Svevia che viene riportato da Salimbene da Parma nelle sue Cronache. Federico II di Svevia voleva infatti scoprire se i neonati parlassero la "lingua originale", "la lingua di Adamo", escogitando un esperimento crudele quanto emblematico. L'esperimento viene ben descritto su un libro interessante per chi vuole avvicinarsi alla scienza della linguistica, e cioè lo studio della comunicazione verbale tra gli esseri umani. Si legge nel libro di Eddo Rigotti e Sara Cigada "La comunicazione verbale" (Apogeo Editore, 2004): "A questo scopo tolse dei bambini appena nati alle madri e li affidò a delle nutrici, a cui era stato ordinato di accudirli in tutto ma senza mai parlare. Salimbene racconta che i bambini dapprima intristivano, e poi morivano". Quando si dice il "potere del linguaggio".

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