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Maria Montessori: "Aiutami a fare da solo"

Per Maria Montessori sono "i bambini i veri protagonisti dell'evoluzione del progresso civile, i soggetti che a pieno titolo sono portatori del loro progetto di auto-educazione e rinnovamento sociale".

Educazione e rispetto sono valori alla base del vivere civile; educazione e rispetto per tutti, ma in particolare per i diversi, i più piccoli e gli indifesi. Universalmente condivisi a parole, nel nostro frenetico mondo, nel quale l'apparire viene prima dell'essere e l'IO deve trovare affermazione ad ogni costo, tali valori sono però ampiamente disattesi e poco "frequentati". La famiglia e la scuola, istituzionalmente preposte alla formazione delle giovani generazioni, latitano, scaricandosi a vicenda le responsabilità, col risultato che i ragazzi lamentando di non essere capiti, seguiti e apprezzati, perdono fiducia in se stessi e nelle istituzioni e rivolgono il proprio interesse altrove, danneggiando il futuro proprio e quello della comunità. Viene spontaneo chiedersi come porre rimedio al problema ed il pensiero corre istintivamente a Maria Motessori, la grande pedagogista marchigiana che dell'educazione rispettosa della libertà dell'essere bambino, come uomo del futuro, fece la propria ragione di vita.

Maria Montessori conosceva molto bene il valore della libertà, dal momento che, nata nel 1870 da una famiglia della media borghesia, dovette combattere non poco per potersi laureare in medicina (con una tesi in psichiatria), diventando, nel 1896, la prima donna medico dopo l'Unità d'Italia. Femminista ante litteram, la dottoressa cominciò subito a lavorare, e, nel 1900, a Roma, nel manicomio di Santa Maria della Pietà, si dedicò allo studio di un gruppo di adulti e bimbi con gravissime deficienze psichiche, applicando un proprio particolare sistema educativo, basato sulla convinzione, avvalorata dalla pratica, che il bambino, anche quello con handicap, possieda dalla nascita il germe della propria personalità e che l'adulto non deve far altro che aiutarlo a esprimerla e svilupparla, creando un ambiente favorevole alla crescita di autonomia, spirito di indipendenza e buon comportamento sociale. Con l'esperienza, Maria Montessori arrivò alla conclusione che, essendo la psiche dei bambini sensibilità pura, la loro educazione (sia dei bimbi con handicap che "normali") dovesse necessariamente basarsi su quella dei sensi, come momento di preparazione allo sviluppo dell'intelligenza. I sensi, secondo la pedagogista, sono infatti veicolo di conoscenza e apprendimento naturale, tramite la manipolazione di oggetti. Allo scopo, la dottoressa-pedagogista, inventò una serie di elementi materiali, che, scelti liberamente dai bambini in base al proprio interesse, ne favorissero l'apprendimento e l'autocorrezione. In sostanza il bambino, tramite il materiale, è posto nella condizione di capire, controllare l'eventuale errore e di correggerlo, il tutto senza l'intervento diretto dell'insegnante. Il nuovo metodo, applicato al Santa Maria della Pietà, che escludeva i tradizionali medicamenti psichiatrici e l'apprendimento mnemonico e passivo (che Maria Montessori considerava irrazionale e reprimente le potenzialità del bambino), in favore dell'educazione dei sensi, ebbe un tale successo da indurre la Montessori a pensare di applicarlo anche alla formazione dei bambini cosiddetti "normali". Con questo proposito, il 6 gennaio del 1907, a Roma, nel popoloso quartiere di San Lorenzo, nacque la prima "Casa dei Bambini", che accoglieva i figli delle famiglie operaie della zona.

Nella "Casa dei Bambini" il metodo venne perfezionato e realizzato con crescente successo. La pedagogista, infatti, partendo dall'osservazione dei bimbi, rafforzò in sé l'idea che i piccoli fossero portati naturalmente all'apprendimento, al rapporto sociale, alla curiosità per il mondo esterno, alla sperimentazione delle proprie capacità, purché accolti in un ambiente armonico a loro misura, stimolante e consono, nel quale agire e apprendere in equilibrio con gli insegnanti, il compito dei quali divenne essenzialmente quello di orientare, proporre e stimolare, mai quello di imporre, disporre o limitare l'espressività degli allievi. Detto ciò, appare evidente come per Maria Montessori l'ambiente rivestisse un ruolo determinante per la crescita globale del bambino; la scuola, accogliendo bimbi di varie età, deve essere in grado di stimolarne nel contempo lo spirito di iniziativa individuale e quello di gruppo, attraverso attività che, rispettando la libertà d'azione di ognuno, ne accresca il senso di appartenenza ad una comunità. Anche gli arredi rivestono un' importante funzione nell'ambiente scolastico montessoriano, pensati a misura della struttura fisica e dell'età dei piccoli, leggeri, maneggevoli, ma veri (i piatti sono di ceramica, i bicchieri di vetro etc., per impegnare il bambino in esercizi di autocontrollo, prudenza, coordinazione dei movimenti e autocorrezione, oltre che abituarli al rispetto di chi quegli oggetti deve usarli ogni giorno), tenuti in ordine come tutto l'ambiente, poiché il mantenimento della pulizia e della bellezza della scuola è uno dei compiti più importanti dei piccoli allievi. La fondatrice, infatti, credeva fermamente che le capacità nascoste di ogni bambino potessero emergere solo in un ambiente organizzato, bello e pulito. Diceva Maria Montessori: "Ho visto che il bambino, lasciato libero di lavorare, impara, diventa colto, assorbe conoscenze e fa esperienze personali, che acquistate in questo modo, si fissano nello spirito e, come semi piantati in un terreno fecondo non tarderanno a germogliare e a dare frutti".

In un ambiente strutturato in questo modo è certo che l'individualità di ogni bambino è libera di manifestarsi e la diversità di ognuno, vista come una ricchezza, porta il piccolo ad essere attento e concentrato, particolarmente interessato agli altri, positivo e rispettoso dei materiali che adopera in quanto di tutti e di ciascuno e, cosa incredibile per chi non conosca le scuole Montessori, amante del silenzio. Incredibile ma vero, i bambini delle scuole Montessori si alzano, prendono il materiale strutturato di cui hanno bisogno per l'apprendimento, disegnano e si muovono in quello che la fondatrice chiamava "silenzio operoso"; ognuno sceglie di fare ciò che preferisce in un ambiente "intenzionale", nel quale si svolgono attività pratiche autogestite, senza disturbare il lavoro e la concentrazione altrui, senza imporre la propria volontà. Nessuno viene servito, ma solo aiutato, giacché per Maria Montessori l'essere serviti è una lesione della propria indipendenza; uno dei suoi motti era infatti: "Non voglio essere servito, perché non sono impotente, ma dobbiamo aiutarci l'un l'altro, perché siamo socievoli", e ancora "Aiutami a fare da solo". Nelle scuole Montessori, come si può ben capire, si impara anche la convivenza civile. Concetti come libertà, democrazia, tolleranza, aiuto reciproco e collaborazione sono naturali come il respiro; i bambini sanno, ad esempio, aspettare il proprio turno, senza protestare (considerandola cosa ovvia), per l'utilizzo di ogni materiale strutturato di cui esiste un solo pezzo. Il bambino che in quel momento ne usufruisce avrà cura di rimetterlo a posto dopo l'uso, affinché un altro lo possa adoperare. In conclusione: quando le regole democratiche sono chiare e rispettate, e in queste scuole lo sono, nessuno le trasgredisce. Il materiale strutturato viene utilizzato dal bambino per l'apprendimento sensoriale delle varie discipline, tramite il quale passa gradatamente e per mezzo di un processo ripetitivo, dal concreto al concetto astratto. Tra materiale strutturato, ambiente ed allievo, compare l'insegnate in quanto mediatore tra essi; il docente nelle scuole Montessori ricopre un ruolo non facile, deve esserci, ma cercare di essere quasi invisibile, deve comportarsi come uno scienziato capace di indagare e scoprire le potenzialità di ognuno dei propri allievi per favorirne la crescita, sostenendone e incoraggiandone gli sforzi, guidando senza giudicare, né sostituirsi ad essi.

La cattedra non esiste in una scuola Montessori, i cui docenti, devono, seguendo il modello della fondatrice, vestirsi di umiltà e imparare l'arte del silenzio, dal momento che il massimo del successo di una classe per un'insegnate della Montessori è collegato al suo minimo intervento. Anche la valutazione in questi ambienti è particolarmente rispettosa dell'autostima dell'allievo, che non deve essere in alcun modo incrinata. Ciò che conta, secondo la fondatrice, è esclusivamente la valorizzazione delle capacità di ogni bambino (a qualunque ceto, religione, etnia, condizione fisica appartengano), senza premi o castighi. Vengono apprezzati esclusivamente l'interesse e l'impegno, il livello di autonomia e di attenzione, come la capacità di organizzare il proprio lavoro. Oggi le scuole Montessori sono diffuse in tutto il mondo, soprattutto nel Nord-Europa (sono paradossalmente poco diffuse in Italia) e negli Stati Uniti, dove un recentissimo studio ha appurato che gli studenti di queste scuole, messi a confronto con ragazzi di pari età provenienti da altri istituti, sono risultati vincenti per attenzione, partecipazione e capacità di apprendimento (soprattutto in matematica), nonostante non siano abituati ad essere valutati con esami e voti. I ragazzi montessoriani risultano, sempre secondo questo studio, più creativi degli altri, per niente attratti dai giochi violenti, rispettosi degli altri e sempre disponibili ad aiutare chi si trova in situazioni di difficoltà. In conclusione, Maria Montessori ed il suo metodo sono straordinariamente attuali. Oggi più che mai abbiamo bisogno di credere nei valori per i quali questa straordinaria donna si è battuta, pagando sempre di persona. "Il bambino è il padre dell'uomo, perché ognuno di essi è in realtà il padre dell'adulto che sarà; il futuro ed il progresso dell'umanità non dipendono più dalla trasmissione del sapere e dei modelli comportamentali da parte dell'adulto ai bambini, diventano i bambini i veri protagonisti dell'evoluzione del progresso civile, i soggetti che a pieno titolo sono portatori del loro progetto di auto-educazione e rinnovamento sociale. Questa capacità creativa è comune a tutti i figli dell'uomo, in qualsiasi parte della terra, in qualunque condizione sociale o culturale si trovino" spiegava Maria Montessori.

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