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Mamme amorevoli: bambini seguiti crescono meglio. Ippocampo più grande

Da ora in poi le mamme potranno rispondere: "Guarda che mio figlio ha un ippocampo così!". La "dimensione" dell'ippocampo sarebbe infatti, secondo una ricerca statunitense, la cartina di tornasole delle cure amorevoli ricevute dei figli in età prescolare. Ma il "calibro emotivo" potrebbe diventare un pericolo per le mamme del futuro (prossimo).

Un nuovo studio mette in relazione la "cura amorevole" della mamme verso i loro bambini in età prescolare con lo sviluppo dell'ippocampo, parte del cervello importante "nella memoria a lungo termine e nella navigazione spaziale" (http://is.gd/OFFWWE). La ricerca sottolinea l'importanza delle "cure amorevoli" non solo da parte delle madri ma più generalmente di chiunque fornisca "attenzioni materne" nei confronti dei bambini durante i primi anni della crescita, siano essi papà, nonni, o chiaramente "genitori adottivi", come osserva lo studio. E' molto interessante quanto un dato così scontato, quasi alla Massimo Catalano (youtube.com/watch?v=iMWsLDnbIsA), sia oggetto di analisi e di "scoperta", anche se va detto che l'elemento di "modernità", nel senso di quel "grande passato nel nostro futuro", c'è eccome. La "parte di cervello" che cresce è infatti misurata con il "calibro" della "risonanza magnetica", e chi ricorda gli studi di Lombroso (ed altri) non può che avere qualche brivido quando legge di queste "innocue" ricerche. Lo studio è, come si poteva immaginare, statunitense e in questo caso targato Washington University School of Medicine di St. Louis. L'esperimento guidato dal professore di psichiatria Joan Luby è, in sintesi, questo. Si sono presi dei bambini dai 3 ai 6 anni sono stati coinvolti "in una situazione frustrante" e cioè messi, con le loro madri, in una stanza con un pacchetto (vuoto) ma avvolto con dei colori vivaci, come fosse un regalo. Ovviamente i bambini desideravano aprirlo ed è stato comunicato loro che era possibile farlo ma dovevano aspettare che la mamma compilasse una serie di moduli. Ed ecco l'intuizione acuta dei ricercatori: osservando come i bambini e le mamme hanno "gestito" lo stress dell'apertura "condizionata" dei pacchetti, hanno compreso la "relazione madre-figlio" che può instaurarsi nelle situazioni di stress della vita quotidiana. Lo staff di Joan Luby quindi ha classificato come "attenzione materna" la rassicurazione fornita dalle mamme per "gestire" gli impulsi dei loro bambini, mentre le mamme che hanno rimproverato i loro figli oppure semplicemente li hanno ignorati, sono state valutate diversamente. Ma come provare "materialmente" tutto ciò? Ma naturalmente, con la classica, onnipresente e ormai (in quasi tutti gli esperimenti di questo tipo) essenziale "MRI" ovvero "Magnetic resonance imaging". I bambini protagonisti dell'esperimento, dopo qualche anno, quando hanno avuto tra 7 e i 10 anni, sono stati infatti "scannerizzati" dallo staff della Washington University School of Medicine di St. Louis, che ha trovato in loro degli "accrescimenti" laddove erano stati trattati in modo "amorevole". I bambini che avevano ricevuto "attenzioni materne" avevano infatti l'ippocampo più sviluppato del 10 per cento rispetto ai bambini delle madri un poco più "snaturate". E i primi quindi sono entrati a scuola con una parte del cervello più "formata" rispetto ai secondi. Il dato impone una riflessione "futurologica", ovviamente. Lo studio è stato pubblicato online nella rivista "Proceedings of the National Academy of Sciences ("Maternal support in early childhood predicts larger hippocampal volumes at school age" ecco l'abstract http://is.gd/i0Zk6x). Dice lo psichiatra Joan Luby: "Per quanto ne sappiamo è il primo studio che lega l'attenzione materna (il terime inglese è "maternal nurturance", ndr) allo sviluppo strutturale di una regione chiave del cervello. Lo studio fornisce una prova molto potente dell'importanza del 'attenzione materna' per lo sviluppo di un cervello sano ed ha enormi implicazioni per la salute pubblica". Qualcuno potrebbe forse pensare che lo psichiatra statunitense non abbia mai letto qualche libro di Maria Montessori come ad esempio "La mente del bambino" che aveva come sottotitolo proprio "mente assorbente". Ma all'epoca la "risonanza magnetica" non c'era e non si poteva "misurare" l'amore della madre "assorbito" su un pezzo di cervello. Il pericolo è che in futuro, con questo tipo di "orientamento" delle ricerche, il "calibro emotivo" dell'ippocampo sia un nuovo "parametro" su cui "misurare" la vita delle persone. Perché magari, se non fosse "sviluppato secondo i parametri di legge", ci potrebbero essere dei seri problemi, immaginabili, sia per i genitori (che non avrebbero amato abastanza), sia per i bambini (che non sono stati amati abbastanza).

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