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Cibo spazzatura: un 15enne su 5 è semianalfabeta. Colpa junk food?

Il cibo spazzatura riduce il QI (quoziente di intelligenza) nei bambini con danni anche permanenti, come rivela una ricerca inglese. Il junk food, soprattutto consumato nei primi tre anni di vita, segna una differenza anche di 5 punti rispetto ai coetanei alimentati con "cibi casalinghi".

Il cibo spazzatura, junk food in inglese, potrebbe abbassare il quoziente di intelligenza nei bambini.
Questo sconvolgente (ma immaginabile) risultato è tratto da uno studio scientifico inglese monumentale che si chiama "Avon Longitudinal Study of Parents and Children" che traccia la salute e il benessere di circa 14.000 bambini dal 1990.
Come riporta il Daily Mail (http://is.gd/YZGqqK), secondo la ricerca pubblicata dal Journal of Epidemiology and Community Health, si evince che i bambini, alimentati con una dieta a base di cibo spazzatura, corrano il pericolo di subire danni permanenti alle proprie capacità intellettive.
La differenza "mentale" con i bambini che invece sono stati alimentati con cibi "preparati in casa", con ingredienti vari, sani e salutari, può essere addirittura fino a cinque punti di quoziente intellettivo (QI).
La ricerca dell'Università di Bristol suggerisce quindi il legame diretto tra la dieta dei bambini e la loro intelligenza futura, tenendo ovviamente conto di fattori quali classe sociale, allattamento materno, l'istruzione, età e ambiente domestico.
I ricercatori inglesi sostengono che una dieta ricca di grassi, cibi confezionati e zuccheri possiede poche sostanze nutritive e, soprattutto nei primi tre anni di vita, non riesce a far "sviluppare" il cervello dei più piccoli a livelli ottimali.
Difatti, soprattutto nei primi tre anni di vita, alimentare in modo corretto e sano i bambini è fondamentale, per il loro avvenire.
E' chiaro che non si può non legare questa ricerca ad una notizia che è rimasta ai margini delle cronache, ma che avrebbe meritato una fortuna maggiore, visto che sarà determinante per il futuro (ed il presente) del Bel Paese.
L'Ocse difatti ha da pochi giorni sancito che un quindicenne su cinque in Italia è analfabeta o semianalfabeta, cioé privo "delle capacità di base di lettura e scrittura".
Sarà colpa del junk food, della televisione, della digitalizzazione, della decadenza morale, ma i ragazzi italiani stanno crescendo senza neppure capire che cosa c'è scritto su un semplice cartello (per la cronaca c'è scritto "scemo chi legge").

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