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Benzina: prezzi schizzano, accise aumenta subito. E non è inflazione?

Visto che il Natale è alle porte, e ci si prepara a prende l'auto per riunirsi con le famiglie, il governo Monti ha pensato bene (naturalmente in nome dell'equità e del rigore, ma stavolta nel senso del gelo) di aumentare da subito l'accise su benzina e gasolio.

Lo Stato deve accumulare al più presto i soldi, e così l'aumento dell'accise sulla benzina non entrerà in vigore dal 1 gennaio 2012, come annunciato, ma da subito, e cioè "a decorrere dalla data di entrata in vigore del decreto", che sarà in Gazzetta Ufficiale entro mercoledì 7 dicembre. Perché non approfittare infatti, naturalmente in nome dell'equità e del rigore (ma nel senso del gelo), delle vacanze di Natale, periodo in cui gli italiani si mettono in viaggio per tornare a riunirsi con le proprie famiglie? Qualcuno potrebbe obiettare che la differenza non è poi così significativa, visto che si parla di poco meno di un mese. Ma a far preoccupare è in particolare il ricaro previsto sull'accise, poiché "le aliquote su benzina e diesel salgono rispettivamente a 704,20 euro (+8,2 cent al litro) e 593,20 euro per mille litri (+11,2 cent)", come riporta l'Ansa. Dal 1 gennaio 2013, inoltre, vi sarà un nuovo aumento su benzina e gasolio, pari a 0,5 euro per mille litri. Cifre alla mano, quindi, il ricaro alla pompa sarà di 9,9 centesimi al litro per la benzina, e 13,6 centesimi al litro per il gasolio, mentre per il Gpl sarà di 2,6 centesimi in più al litro. Il tutto, calcolando anche l'IVA che è ora al 21%, ma a settembre 2012 salirà probabilmente ben al 23% (leggi http://is.gd/SFQypF). Come fa notare immediatamente, attraverso una nota, Domenico Scilipoti dei Responsabili, il "frutto dell'effetto del rincaro sulle accise" si tradurrà "in un aumento di circa 4 euro per un pieno di benzina" che inoltre "avrà forti ripercussioni anche sul prezzo dei beni di prima necessità quali i generi alimentari". "Ciò che trovo più preoccupante - aggiunge Scilipoti - è la serie di conseguenze economiche, sia dirette (sui prezzi alla pompa), sia indirette (su tutti i beni derivati, come appunto quelli alimentari che vengono trasportati su strada), che si prospettano all'orizzonte rendendo sempre più reale il fantasma della recessione, una minaccia concreta per il Paese Italia". Come concreta è la prospettiva di una inflazione fuori controllo, visto che, citando Wikipedia, questa "indica un generale e continuo aumento dei prezzi di beni e servizi in un dato periodo di tempo che genera una diminuzione del potere d'acquisto della moneta". "Con l'innalzamento dei prezzi - spiega ancora Wikipedia - ogni unità monetaria potrà comprare meno beni e servizi, conseguentemente l'inflazione è anche un'erosione del potere d'acquisto". Si cominciano quindi forse a spiegare più concretamente quelle lacrime versate da Elsa Fornero nell'annunciare che per il 2012 e il 2013 ci sarà il blocco all'adeguamento annuale in base all'inflazione per tutte quelle pensioni al doppio della minima (cioè sopra i 950 euro). Per i pensionati che rientrano nella fascia di reddito medio-basso, quindi, un futuro di povertà sembra diventare non solo sempre più concreto, ma prossimo. E se ad oggi già un milione di anziani (over 65) ha carenze nutrizionali gravi per colpa di un'alimentazione insufficiente perché non hanno abbastanza soldi per fare la spesa (dati del Congresso Nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria), con il blocco dell'adeguamento della pensione il numero dei poveri è destinato ad aumentare vertiginosamente, e tutto in nome del "mostro Neoliberista". Per capire cos'è la povertà, leggere infatti il post "Non più chicchi di mais" di Paolo Barnard (http://is.gd/rH1pMy).

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