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Aumento accise 5 centesimi in più su regionale e statale. Polemiche

Quando lo Stato taglia, è il cittadino destinato a pagare sempre di più. L'aumento di 5 centesimi sulle accise per la Protezione Civile genera un coro di polemiche, dalle associazioni dei consumatori a quelle di categoria.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via preliminare la riforma della Protezione Civile, decidendo che "nel momento della dichiarazione dello stato di emergenza (..) Qualora sia utilizzato anche il fondo spese impreviste, lo stesso è immediatamente e obbligatoriamente reintegrato con risorse ordinarie e/o con le maggiori entrate derivanti dall'aumento dell'accisa sui carburanti, stabilita dal Consiglio dei Ministri in misura non superiore a cinque centesimi per litro" e che "Al momento della dichiarazione dello stato di emergenza, inoltre, le Regioni hanno facoltà di elevare l'imposta regionale sulla benzina di loro competenza sino al massimo di cinque centesimi per litro".
Immediate le reazioni da parte delle associazioni dei consumatori come di categoria. Figisc (Federazione italiana gestori impianti stradali carburante) e Anisa Confcommercio giudica come "inaccettabile" l'ulteriore aumento dell'accisa sulla benzina, evidenziando come "da un anno a questa parte il prezzo dei carburanti è aumentato mediamente di 31 centesimi al litro" e che "di questi, 10 sono dovuti all'aumento del petrolio (che ha le quotazioni più alte in assoluto), e ben 21 all'aumento delle imposte, come a dire che il 68 % della responsabilità degli aumenti è da attribuirsi alle maggiori imposte, cosa che non è accaduta in nessun Paese comunitario".
"Consumatori, famiglie, imprese sono all'esasperazione" continua il presidente dell Figisc Luca Squeri, spiegando: "La maggiore voce che contribuisce all'inflazione è il prezzo dei carburanti, i benzinai stanno agonizzando a causa dei crescenti costi di gestione, dell'esaurimento delle linee di credito, della forte contrazione dei consumi – nei primi tre mesi del 2012 si sono persi quasi 900 milioni di litri rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (- 8 %) - e delle scelte commerciali di un settore che è esso stesso in crisi, dalla raffinazione (che accumula miliardi di euro di perdite) alla distribuzione (che ha depresso i margini sotto la soglia critica)". Stefano Cantarelli, Presidente Nazionale della Anisa, chiede invece al governo di ripristinare "la situazione ante 7 dicembre 2011, quando fu deciso l'aumento in un solo giorno di 10 centesimi per la benzina e di 14 per il gasolio".
A fare i conti ci pensa invece il Codacons, che in una nota rivela come "un eventuale aumento della benzina di 5 centesimi di euro al litro determinerebbe un aggravio di spesa pari ad almeno 73 euro annui ad automobilista solo di costi diretti", ma anche l'UGL; con il segretario confederale Paolo Varesi che invece ritiene come l'aumento dell'accise sulla benzina comporterà un "costo aggiuntivo di circa 300 euro l'anno a famiglia".
Per il sindacalista, quindi, tale ulteriore tassa è "un peso esorbitante e per molti insostenibile, nell'attuale contesto di crisi", mentre Carlo Rienzi del Codacons ritiene il provvedimento come "folle", visto che "disporre per legge il rincaro dei listini alla pompa, quando i prezzi hanno raggiunto livelli record che sfiorano i 2 euro al litro, e dopo una successione incredibile di nuove accise introdotte per finanziare qualsiasi cosa, avrebbe effetti disastrosi sui prezzi al dettaglio in tutti i settori, sui consumi delle famiglie e sulle tasche degli automobilisti, categoria sempre più spremuta come un limone".
L'Assopetroli, che rappresenta oltre 1000 imprese attive nella commercializzazione dei prodotti petroliferi, evidenzia invece come "questo Governo ha deciso di fermare il Paese e con esso l'economia", concludendo che si opporrà "fermamente a questo modo di procedere".

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