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Aumento IVA a ottobre 2013: il "bluff" del Governo con l'Europa

Per rimanere all'interno del rapporto deficit-Pil del 3%, il governo sta pensando di far scattare ad ottobre 2013 l'aumento dell'IVA dal 21% al 22%, e questo nonostante Enrico Letta nel suo discorso per ottenere la fiducia abbia detto il contrario. Oltre agli avvertimenti del PDL, anche il Codacons calcola gli "effetti nefasti sulle famiglie già sul lastrico" se l'IVA aumentasse, svelando "il 'bluff' del Governo con l'Europa".

Il rapporto deficit-Pil è a un soffio da quota 3%, e l' UE come sempre ci ricorda che l'Italia non può permettersi di superare tale soglia. Così, nonostante Enrico Letta nel suo discorso alle Camere per ottenere la fiducia abbia espressamente dichiarato che con il suo governo ci sarebbe stata "la rinuncia all'inasprimento dell'IVA", ecco che ad ottobre potrebbe scattare l'aumento dell'imposta sul valore aggiunto, che toccherebbe quindi quota 22%. Invece che trovare nuove coperture, Il PD per evitare l'aumento dell'IVA rispolverà invece il tormentone dell' IMU, scatenando nuove polemiche con Forza Italia, (ex PDL).

Mentre il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni assicura (soprattutto all'UE) che sia nella Nota di aggiornamento del Def che nella legge di stabilità sarà ribadito l'impegno a contenere il deficit nel limite del 3% del Pil, Daniele Capezzone invece avverte: "Potremmo scrivere sulla legge di stabilità i numeretti che fanno tanto piacere a Bruxelles, ma al prezzo di rischiare di trovarci con numeri ben peggiori sul Pil e sulle entrate tra qualche mese". "Possibile che non si capisca che il maggiore gettito che garantirebbe l'aumento dell'Iva è solo sulla carta, è puramente virtuale, tutt'altro che certo?" si domanda il parlamentare di Forza Italia, spiegando: "C'é un'alta probabilità infatti che nella situazione in cui ci troviamo i 4 miliardi l'anno previsti verrebbero tutti o in gran parte mangiati dall'ulteriore calo dei consumi e delle attività economiche che l'aumento stesso determinerebbe. Come dimostrano gli stessi dati del Tesoro, se le entrate tributarie nel complesso aumentano per effetto di aumenti fiscali a cui cittadini e imprese non possono sottrarsi (Irpef, Imu, bolli), il gettito Iva è guarda caso l'unica voce che fa ancora registrare un netto calo su base annua".

Capezzone prosegue: "Se lasceremo aumentare l'Iva l'Europa ci lascerà in pace per qualche mese, certo, ma quando risulterà chiaro che l'Italia per effetto di quell'aumento crescerà meno del previsto, e dunque anche le entrate dello Stato saranno minori del previsto, ritornerà a chiederci di nuovo il conto. - e aggiunge - Ricordavamo un governo solo pochi giorni fa impegnato a cercare coperture per scongiurare l'aumento dell'Iva a ottobre. Impresa ardua, certo, perché é evidente che occorre cominciare a tagliare la spesa pubblica anziché inventarsi altri balzelli, ma l'impegno a bloccare l'aumento c'era. Un impegno di programma chiaro a tutti al momento della nascita del governo. Cosa é cambiato in così poche ore? Questa improvvisa impuntatura avviene subito dopo il colloquio tra Saccomanni e il commissario europeo Rehn, che aveva appena rimproverato apertamente all'Italia per aver osato cancellare l'Imu sulla prima casa. Bisogna davvero arrendersi al fatto che il governo italiano si debba piegare ai diktat di un commissario europeo, pur essendo appena uscita dalla procedura di deficit eccessivo? Oppure bisogna pensare che il Pd, preso atto che il presidente Berlusconi non ha intenzione di staccare la spina al governo come rappresaglia per il voto della Giunta, abbia deciso di usare l'Iva e l'Imu come pretesto per porre fine alle 'larghe intese'?".

Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ricorda invece in una nota: "La nostra richiesta è sempre stata quella di affrontare tutti insieme, e non capitolo per capitolo, gli impegni economici del governo. E, quanto all'Iva, quella di avviare una riforma complessiva, già nella Legge di Stabilità. - e avverte - Ma non si faccia il gioco delle 3 carte: l'Imu sulle prime case e sui terreni e fabbricati funzionali alle attività agricole non si deve più pagare e l'Iva non aumenta. Basta confusione e basta creare incertezza nelle aspettative degli italiani, fondamentali per una vera ripresa economica. Cogliamo l'occasione per ricordare che se questo è il gioco, e si vogliono rimettere in discussione decisioni già prese, allora il Pdl denuncerà con forza, in occasione della conversione in Parlamento, anche i decreti 'tassa e spendi', clientelari e cari al Pd sulla scuola, sui fondi allo spettacolo e sulla stabilizzazione dei precari della Pubblica Amministrazione, che portano via risorse per quasi 2 miliardi di euro".

A calcolare gli "effetti nefasti sulle famiglie già sul lastrico" con l'aumento dell'Iva dal 21% al 22% è anche il Codacons, che sottolinea come tale manovra equivarrebbe ad un vero e proprio "suicidio anche al fine di risanare i conti pubblici". Il Codacons spiega che "aumentare le tasse sui consumi mentre questi stanno già precipitando, non può infatti che determinare una contrazione del gettito" poiché "il gettito Iva nei primi 7 mesi dell'anno è già calato del 5% (-2.944 milioni)". Per il Codacons, infine, "la dichiarazione del presidente del Consiglio Enrico Letta, fatta a Porta a Porta, secondo il quale è più difficile non aumentare l'Iva rispetto alla riduzione del cuneo fiscale perché i soldi di queste entrate sono già stati spesi ed iscritti a bilancio, dimostra il 'bluff' del Governo con l'Europa", chiarendo: "L'UE, infatti, continua a credere, o finge di farlo, che il maggior gettito sull'Iva previsto nelle poste di bilancio sia vero e che, grazie a quello, i conti pubblici torneranno a posto. Se, quindi, il Governo toglierà il gettito previsto, tanto teorico quanto falso, ecco che l'Europa si sveglierà improvvisamente e chiederà conto di quei soldi che in realtà non sarebbero mai entrati".

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