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Atletica, Fidal: non c'è doping. Silvia Salis: tra fax e piattaforma informatica falle nel sistema

"Nessun atleta dell'atletica italiana è stato trovato positivo ad un controllo antidoping: di cosa parliamo?" domanda Alfio Giomi, presidente della Fidal (Federazione italiana di atletica leggera), dopo la squalifica di due anni per 26 atleti chiesta dall'Ufficio di Procura Antidoping della NADO Italia. Indignati molti degli atleti, tra cui Silvia Salis, campionessa nel lancio del martello, che rivela: "Coinvolti in un malfunzionamento delle strutture e dei sistemi preposti".

"Nessun atleta dell'atletica italiana è stato trovato positivo ad un controllo antidoping: di cosa parliamo?" domanda Alfio Giomi, presidente della Fidal (Federazione italiana di atletica leggera), dopo la squalifica di due anni per 26 atleti chiesta dall'Ufficio di Procura Antidoping della NADO Italia. Il provvedimento è stato inflitto per violazione dell'art. 2.3 (eluso controllo) del nuovo codice CSA ma Giomi chiarisce: "L'immagine di un'atletica italiana travolta dal doping è inaccettabile. Noi non siamo questo. - ed assicura - La Fidal è in prima linea nella lotta al doping". Il presidente della Federazione quindi dichiara: "Tutti gli azzurri coinvolti per noi restano nella nostra 'Road to Rio 2016' perchè non ci sfiora nemmeno l'idea che possano essere condannati. Ho avuto modo di sentirli in queste ore e porto dentro di me la rabbia di ciascuno di loro. L'atletica italiana è insieme ai suoi atleti ai quali non verrà mai resa giustizia perché fra due mesi quando verranno assolti sui media ci sarà forse un decimo dello spazio di oggi".

Il triplista azzurro Fabrizio Donato, bronzo olimpico, spiega quindi: "Mi trovo dentro a un ciclone, in un mondo che mi è estraneo. - ed assicura - Nessuno di noi è stato trovato positivo. Nessuno ha eluso i controlli". Donato ricorda: "Quando fui convocato in Procura mi presentai sereno, anzi felice di avere l'opportunità di chiarire la situazione. Tanto che andai accompagnato da mia moglie Patrizia, che all'epoca era incinta di sei mesi, e senza avvocato. Andai fiducioso, sicuro della buona fede di chi avevo di fronte. Vorrei continuare ad avere fiducia nella giustizia".

Si dichiara innocente anche Silvia Salis, campionessa nel lancio del martello, che in un post su Facebook prima di tutto precisa: "Innanzitutto ci tengo profondamente a precisare che quella di cui vengo accusata non è una vicenda di doping ma di problemi di ricezione della reperibilità da parte del sistema Whereabout, con il quale il Coni monitora lo spostamento di ogni atleta. - e racconta - Per quello che riguarda l'accusa, l'unica cosa che mi sento di dire è che il sistema aveva falle tecniche. Fino a qualche anno fa il sistema era cartaceo: la Fidal mediava i nostri rapporti con il coni, noi mandavamo reperibilità via fax (nel 2011!!) e loro la comunicavano al Coni. Sono in possesso di documenti email provenienti dalla Fidal nei quali io, sorpresa che non avessero ricevuto la reperibilità, chiedevo spiegazioni. La giustificazione (che ancora conservo) è stata data al malfunzionamento del fax che è durata qualche giorno nell'inverno tra il 2010 ed il 2011. Basterebbe solo questo per spiegare in che situazione fosse lo stato della comunicazione della reperibilità all'epoca. Successivamente dal fax si passò ad una piattaforma informatica, che presentò da subito problemi di funzionamento: anche in questo caso ho prodotto documenti riguardo all''immissione della password ed alla generazione calendario".

Silvia Salis quindi precisa: "Oltretutto, nel caso ci siano inadempimenti, mancate comunicazioni di reperibilità o mancati controlli, la procura è tenuta a mandare all'atleta una raccomandata con ricevuta di ritorno che rappresenta un'ammonizione, ed alla terza scattano le sanzioni. Nella mia vita non ho mai ricevuto ammonizioni riguardo alla mancata comunicazione reperibilità, la mia unica ammonizione ricevuta è stata nell'estate 2014 per un supposto mancato controllo. Ho fatto subito ricorso producendo documenti e dimostrando la negligenza delle altre parti in questione nel reperirmi, e il ricorso l'ho vinto: questo rappresenta il mio unico contatto con la Procura Antidoping in 15 anni di nazionale. - e conclude - Posso parlare solo per me perché conosco la mia situazione, ma nei corridoi della procura ho potuto riscontrare nei giorni delle audizioni di altri atleti che il mio era un sentimento comune di grande frustrazione per esser stati coinvolti in un malfunzionamento delle strutture e dei sistemi preposti".

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