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Gotta: è una questione di stile, di vita. Da ricchi a malattia del popolo

La gotta, nel 20113, è soprattutto una questione di stile, di vita naturalmente. La Società Italiana di Reumatologia spiega infatti che la gotta, nel terzo millennio, è "particolarmente diffusa tra le persone con livello di istruzione e tasso di occupazione inferiore alla popolazione generale". Solo in Italia, soffrono di gotta 500.000 persone, e potenzialmente più di 5 milioni potrebbero svilupparla.

Solo in Italia più di 500.000 persone, soprattutto uomini oltre i 40 anni e donne in post-menopausa, soffrono di gotta, e potenzialmente più di 5 milioni potrebbero svilupparla, come avverte la Società Italiana di Reumatologia sottolineando che da "malattia dei re" è diventata "malattia del popolo". La gotta oggi è infatti "particolarmente diffusa tra le persone con livello di istruzione e tasso di occupazione inferiore alla popolazione generale" e l'incidenza di questa patologia, continua la SIR, è in costante aumento non solo per l'invecchiamento della popolazione e dei tassi crescenti di obesità e diabete tra la popolazione ma anche a causa della diffusione di alcune classi di farmaci, nello specifico quelli che aumentano i livelli di uricemia (ad es. diuretici e aspirina a basse dosi) e che li riducono (ad es. allopurinolo).

La nota della SIR spiega che "tanti sono i soggetti che presentano elevati livelli di acido urico nel sangue (iperuricemia), causa diretta della comparsa della malattia, spesso in associazione con un disordine metabolico più generale (obesità, dislipidemia, iperglicemia, ipertensione). Nella maggior parte dei casi l'iperuricemia è asintomatica per anni, per poi manifestarsi con il deposito di cristalli di urato monosodico che vanno ad accumularsi a livello articolare, dando origine ad attacchi acuti e intermittenti, che con il passare degli anni evolvono in una forma cronica di artrite ".

Nonostante però "la gotta sia nota da tempo" sottolinea il Prof. Giovanni Minisola, Presidente della Società Italiana di Reumatologia e Primario Reumatologo dell'Ospedale di Alta Specializzazione San Camillo di Roma, "pochi studi si sono focalizzati sull'identificazione delle possibili variabili socio-demografiche e cliniche che possono influire significativamente sul grado di disabilità, sulla qualità della vita e sul rischio di mortalità". Senza calcolare che ancora nel terzo millennio in molti non riconoscono ancora i sintomi da gotta poiché "se in passato gli attacchi tipicamente partivano dall'alluce oggi riguardano più spesso altre articolazioni, in parte perché siamo diventati più sedentari" ed "il risultato è che nessuno, oggi, se si ritrova con un'articolazione dolente o arrossata pensa che possa trattarsi di gotta e fa un semplice esame del sangue per valutare l'uricemia nei giorni seguenti all'episodio" spiegava nel 2011 Carlomaurizio Montecucco, responsabile della Divisione di reumatologia al Policlinico San Matteo di Pavia. Montecucco precisava come "purtroppo la gotta "è una malattia meno 'benevola' di quel che si pensi" poiché "quando diventa cronica i dolori per gli attacchi diventano insostenibili, in più si associa a un maggior rischio di infarti, ictus, malattie renali".

Ecco perché nasce lo studio KING della SIR, i cui dati preliminari sono presentati in occasione del XLIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Reumatologia, in corso a Milano fino al 24 Novembre. I primi risultati rivelano quindi come "il 40% dei pazienti con gotta mostra una disabilità superiore all'atteso, che va da lieve a severa" ed evidenzia come "gli stili di vita abbiano un impatto significativo sulla malattia: in particolare i soggetti obesi o coloro che consumano alcolici, specie la birra, presentano una maggiore disabilità, mentre è stato riscontrato che l'abitudine al fumo dei pazienti con gotta è minore rispetto alla popolazione generale". "Questo studio - conclude il Professor Minisola - è il primo che esamina il rapporto tra stili di vita e gotta in una vasta popolazione di pazienti, omogeneamente distribuita sul territorio italiano".

La Società Italiana di Reumatologia consiglia quindi tra gli alimenti, per curare la gotta, "latte; formaggi freschi e poco grassi (mozzarella, scamorza, stracchino, fior di latte, caciotta, asiago, crescenza, fontina); frutta (ciliegie); alimenti ricchi di vitamina C; caffè (in quantità moderate)" mentre gli alimenti da evitare sono: "molluschi, frutti di mare, pesci grassi o salati (anguilla, cefalo, pesce spada, sarda, sgombro, tonno, salmone, aringa, acciuga, sardina, baccalà); selvaggina; brodo di carne; salumi e carne insaccata (zampone, cotechino, salsiccia); salse piccanti; birra e superalcolici; bevande gassate zuccherate".

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