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Paesi balcanici (UE) respingono migranti ma vendono armi utilizzate da ISIS

Se da una parte i Paesi balcanici respingono i migranti, dall'altra tengono invece ben aperta la strada che permette loro di esportare armi verso il Medio Oriente, alimentando di fatto i conflitti in Siria e Yemen in primis. E' la denuncia del Balkan Investigative Report Network (BIRN), che rivela che Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Montenegro, Romania, Serbia e Slovacchia hanno approvato l'invio di armi per un valore di almeno 1,2 miliardi di euro verso Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Turchia.

Mentre i Paesi balcanici ed europei chiudono le vie d'accesso ai rifugiati, molti di questi stessi Paesi tengono invece ben aperta la strada che permette loro di esportare armi verso il Medio Oriente. E' quanto denuncia Balkan Investigative Report Network (BIRN), che riunisce un team di giornalisti provenienti da tutta l'Europa centrale ed orientale che investiga sul commercio di armi dei Balcani che di fatto alimenta il conflitto in Medio Oriente, Siria e Yemen in primis.

L'ultima inchiesta rivela un ingente traffico di armi diretto in Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Turchia. A vendere sono Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Montenegro, Romania, Serbia e Slovacchia e tale commercio è in gran parte illegale, come denuncia il BIRN perché queste armi finiscono spesso in mano a gruppi o Paesi che commettono gravi violazioni dei diritti umani.

Da ricordare purtroppo che anche l'Italia è stata partecipe (e forse lo è tutt'ora) di un commercio di tonnellate di bombe e munizioni dirette all'Arabia Saudita, Paese che sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato delle Nazioni Unite. Nei mesi scorsi infatti queste armi sono transitate nell'aeroporto di Cagliari, con l'ovvia autorizzazione da parte del governo Renzi, nonostante il punto 2 della Posizione comune, atto del Consiglio dell'Unione europea, vieta la vendita di armi "ai Paesi che non rispettano i più elementari diritti umani o dove ci sia il rischio che possano essere utilizzate per fini di repressione interna".

Il BIRN rivela quindi che dall'inizio dell'escalation del conflitto siriano nel 2012, Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Repubblica Ceca, Montenegro, Romania, Serbia e Slovacchia hanno approvato l'invio di armi e munizioni per un valore di almeno 1,2 miliardi di euro, anche se non si esclude che il commercio sia molto più grande. Nel 2015, la richiesta di approviggionamento è persino superiore agli anni precedenti. Interessante il fatto che prima del 2012 Arabia Saudita, Giordania, Emirati Arabi Uniti e Turchia praticamente non hanno mai acquistato armi dall'Europa centrale ed orientale.

Di questi questi 8 Paesi che esportano armi solo Bosnia-Erzegovina, Serbia e Montenegro non fanno ancora parte dell'UE, anche se hanno tutti richiesto di aderirvi. Il Montenegro però ha ricevuto solo pochi mesi fa un invito ufficiale ad aderire alla NATO per diventarne il 29esimo membro. E' quindi ancor più inquietante scoprire che, come denuncia il BIRN, molte delle armi e delle munizioni vendute sono attualmente in mano non solo al Free Syrian Army ma anche ai miliziani dei gruppi islamisti quali Ansar al-Sham, al-Nusra (affiliato di Al Qaeda) e Stato Islamico. Altre armi invece sono in possesso di quelle fazioni che lottano per mantenere il regime di Bashar al-Assad e tra le forze sunnite nello Yemen.

Il BIRN ha identificato le armi analizzando più di 50 tra video e foto pubblicate sui social media, scoprendo che molte di queste sono fresche di fabbrica, poiché i segni identificativi si riferiscono alla produzione del 2015. Insieme all'Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP), il BIRN ha intercettato almeno 68 voli cargo Ilyushin Il-76, ognuno dei quali può trasportare fino 50 tonnellate di armamenti. In alcuni casi però il viaggio è stato effettuato da Boeing 747, in grado di trasportare almeno il doppio del carico.

I giornalisti del Balkan Investigative Report Network hanno inoltre identificato, dal dicembre 2015, almeno tre spedizioni effettuate dai militari degli Stati Uniti dai porti del Mar Nero, per un trasporto di circa 4.700 tonnellate di armi e munizioni dirette nel Mar Rosso e in Turchia.

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